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"Sono nata a Roma, nel 1960, adottata a 13 mesi. I miei genitori non mi avevano mai detto nulla del mio passato, ma io l'avevo percepito". Luisa Di Fiore è fondatrice e presidente dell'associazione FAEGN- Figli Adottivi e Genitori Naturali costituita nel 2000, insieme a John Campitelli e Monica Rossi. Il loro obiettivo è fare da mediatori e aiutare tutti coloro che sono alla ricerca delle proprie origini biologiche e della madre naturale, anche per evitare che possano imbattersi in truffe, soprattutto sul web.
[advBanner]Un impegno che nasce dalla propria storia personale. Come decine di altri bambini in quegli anni, Luisa è stata affidata a un istituto, dopo un parto anonimo: da piccola non ha mai saputo di non essere figlia biologica dei suoi genitori. L'ha scoperto a 18 anni, dopo una discussione con una sua compagna di scuola.
[advBanner]"A un certo punto le dissi che ero a conoscenza delle voci che circolavano su di me, ossia di essere stata adottata. Una frase senza senso, completamente decontestualizzata in quel momento. E quando lei mi chiese: 'Ah, allora lo sai?' Io le risposi di sì, che lo sapevo. Ma non era vero. Quando tornai a casa, domandai a mia madre se fossi stata adottata. 'Sono contenta che qualcuno te l'abbia detto' sono state le sue parole. Non era andata proprio così. Ma oggi riconosco che probabilmente, in fondo al cuore, l'avevo sempre saputo".
[advBanner]Ancora adesso, a distanza di tanti anni, Luisa Di Fiore non sa spiegarsi quella reazione che la portò a scoprire la verità sulla sua nascita.
[advBanner]"Alcune cose si sentono: forse avevo bisogno di confessarlo a me stessa. Tanti, piccoli dettagli che avevano fatto crescere quella consapevolezza. I miei genitori erano più 'grandi' rispetto a quelli dei miei compagni, avevano oltre quarant'anni. Non esistevano foto di mia madre con il pancione o con la carrozzina, oppure di me da piccolissima. Eppure la mia adozione è stata perfetta. I miei genitori mi hanno dato tutto, mi hanno salvato la vita, non ho mai avuto dubbi sui loro sentimenti".
[advBanner]Desiderare di scoprire le proprie origini, secondo Luisa Di Fiore, è quindi "fisiologico". "Quando scoprii la verità, per me non cambiò nulla. Io ero la stessa persona che avevo immaginato di essere per 20 anni" racconta.
[advBanner]"Però questa notizia aprì uno squarcio. Iniziai a chiedermi chi fossero davvero mia madre e mio padre, se avevo fratelli e sorelle. Iniziai ad alimentare un mondo di fantasia che da un lato avrei voluto affrontare; dall'altro, invece, avrei voluto lasciare intatto. Questa sensazione accomuna spesso chi è stato adottato. E ci sono dei momenti importanti della vita– come è successo a me quando è morto mio padre o mi sono separata– in cui il desiderio è di rimettere tutti i pezzi al proprio posto".
[advBanner]Luisa Di Fiore aveva già fondato FAEGN e cercato inutilmente le sue origini, quando è arrivata la svolta.
[advBanner]"Partecipavo a un programma televisivo con Alda D'Eusanio: le persone lanciavano appelli e io davo consigli proprio in veste di presidente dell'associazione. All'ultima puntata, dopo quattro edizioni, mi chiesero di fare il mio appello: era il 2009. Per quattro anni non successe nulla. Poi, nel 2013, una signora mi contattò dicendo di aver visto la puntata e di aver riconosciuto la mia storia. Era figlia di un'amica della mia mamma biologica" racconta.
[advBanner]"Mi disse che mia madre era sarda, come lei, e che avevo una sorella e un fratello. Iniziai a ricostruire la mia storia, scoprendo che la mia mamma naturale era morta nel 1987. Mio padre anche prima, era più grande di lei di vent'anni. Con i miei fratelli, invece, ho potuto costruire un rapporto: loro non sapevano nulla di me. Mia sorella vive in Sardegna, mio fratello in Germania, ma andiamo sempre in vacanza insieme con le rispettive famiglie. Mia sorella ha 18 mesi in più di me, mentre mio fratello è più piccolo di 7 anni: loro sono cresciuti insieme".
[advBanner]Il motivo per cui lei sia stata portata in un brefotrofio non è chiaro. "Dalle ricostruzioni fatte grazie alle testimonianze di chi conosceva mia madre, abbiamo capito che probabilmente erano entrati in gioco diversi fattori. Quando rimase incinta di me, mia sorella era molto piccola, probabilmente per lei era stato un trauma. E poi all'epoca, negli anni Sessanta, si faceva così quando non si poteva tenere un bambino, anche se oggi indigna".
[advBanner]Partecipare a questa trasmissione televisiva, oltre a offrirle la possibilità di ritrovare la sua famiglia biologica, le ha permesso anche di contribuire a cambiare la mentalità sulle adozioni.
[advBanner]"Gli autori erano molto rappresentativi della società. 'Invece di essere riconoscente, vai a cercare chi è colpevole di averti abbandonato' era il giudizio comune, che anche loro condividevano. Poi il sentimento è cambiato, sia della redazione che del pubblico parlante. Negli anni sono diventati fautori della ricerca e del cambiamento della legge".
[advBanner]Al centro di questa richiesta di cambiamento c'è la legge 84/83 (in seguito rivista con la 149 del 2001) e in particolare l'articolo 28, comma 7, secondo cui i figli non riconosciuti alla nascita devono attendere un secolo prima di poter avere accesso alle generalità della madre. Da qui è stata anche soprannominata "legge dei cent'anni". Su questo punto si sono espressi sia la Corte Europea per i diritti dell'uomo, che la Corte Costituzionale e la Cassazione dal 2013.
[advBanner]"Noi chiediamo di applicare e far diventare legge ciò che hanno stabilito le sentenze della Cassazione a sezioni unite: ossia che un figlio adottivo non riconosciuto alla nascita può presentare istanza al Tribunale dei minori della propria residenza e chiedere di conoscere il nome della madre. A questo punto il tribunale svolge le proprie indagini, richiede la documentazione a tutti gli entri preposti, dopodiché contatta la madre biologica, se è in vita, e le chiede l'autorizzazione a dare i suoi dati al figlio. Se invece è deceduta, il diritto all'anonimato decade con la morte della persona" spiega Di Fiore.
[advBanner]La stessa possibilità deve essere concessa anche per cercare i fratelli, se sono stati ugualmente adottati. "Vogliamo che quanto stabilito diventi legge affinché i tribunali si adeguino, per evitare che chi non è d'accordo metta in atto forme di resistenza passiva. Ad esempio, svolgendo male le ricerche, oppure bloccandosi al primo ostacolo. Se invece c'è una legge, bisogna andare fino in fondo".
[advBanner]"Il più bel secolo della mia vita" è il film del 2023, con protagonisti Sergio Castellitto e Valerio Lundini, prodotto da Lucky Red, che affronta proprio questo tema, ora disponibile su Prime Video.
[advBanner]Luisa Di Fiore ha avuto genitori adottivi che l'hanno molto amata, di cui parla con immenso affetto.
[advBanner]"La maggior parte delle adozioni hanno una storia simile alle altre famiglie, ci sono quelle che funzionano e quelle che non funzionano. Spesso, da un punto di vista sociale, l'adozione viene vista come una forma di volontariato: mentre i genitori adottivi sono genitori come gli altri" sottolinea.
[advBanner]"Andare alla ricerca delle proprie origini non svilisce l'adozione, perché il bisogno di ricostruire la propria storia è un diritto fondamentale. Costruire un altro rapporto, in questo caso con la madre biologica se è ancora viva, non distrugge le altre relazioni. Io lo dico sempre: l'amore aggiunge, non toglie mai nulla".
[advBanner]Un'altra commovente storia è quella di John Campitelli, che ha conosciuto la sua mamma biologica a 28 anni.
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