Mamadou Kouassi è un uomo ivoriano la cui incredibile storia di migrazione, sacrificio e resilienza ha ispirato il film "Io Capitano" di Matteo Garrone, premiato con numerosi riconoscimenti internazionali. Partito dalla Costa d'Avorio nel 2005, Mamadou ha affrontato un viaggio lungo e pericoloso attraverso il deserto del Sahara e la Libia, prima di raggiungere l'Italia.
Oggi vive a Caserta, dove lavora come mediatore interculturale e attivista per i diritti dei migranti. La sua esperienza non solo rappresenta il dramma umano delle migrazioni, ma anche un esempio di integrazione e impegno sociale.
Mamadou Kouassi oggi ha 40 anni. Nel 2005, non avendo moglie né figli, ha lasciato la Costa d'Avorio spinto dalla speranza di trovare un futuro migliore in Europa. Il suo viaggio è stato segnato da enormi difficoltà: ha attraversato tre paesi africani e il deserto del Sahara a piedi, finendo nelle mani dei trafficanti libici. In Libia ha vissuto esperienze terribili nei lager, dove ha visto persone morire torturate e ha lavorato in condizioni di schiavitù per mesi. Solo dopo aver guadagnato abbastanza denaro per "comprare" la sua libertà, è riuscito a continuare il suo viaggio verso l'Italia.
Il momento più drammatico è stato durante la traversata del Mediterraneo. Il gommone su cui viaggiava si è spezzato in due, causando la morte di molte persone davanti ai suoi occhi. Mamadou è sopravvissuto grazie all'intervento di alcuni pescatori italiani che lo hanno soccorso. Dopo tre anni di sofferenze e sacrifici, è finalmente approdato in Italia nel 2008.
Una volta arrivato in Italia, Mamadou si è stabilito a Caserta grazie al supporto del Centro Sociale Ex Canapificio e del sistema SPRAR (oggi SAI). Ha ottenuto un permesso di soggiorno per motivi umanitari e ha iniziato a lavorare come bracciante stagionale. Tuttavia, Mamadou non si è fermato qui: ha deciso di dedicarsi attivamente alla lotta per i diritti dei migranti.
Oggi Mamadou Kouassi è mediatore culturale presso il Centro Sociale Ex Canapificio e vicepresidente del Movimento Migranti e Rifugiati di Caserta. Grazie al progetto "Out of Ghetto", sostenuto dalla Fondazione Con il Sud, Mamadou aiuta migliaia di persone vulnerabili, sia migranti che italiani, a ottenere assistenza legale, formazione professionale e supporto contro lo sfruttamento lavorativo. Il suo impegno ha contribuito a regolarizzare circa 10.000 migranti nel corso degli anni.
La storia di Mamadou Kouassi ha ispirato Matteo Garrone nella creazione del film "Io Capitano", che racconta le vicende di due giovani senegalesi in fuga verso l'Europa. Sebbene il film non riproduca fedelmente la vita di Mamadou, ne cattura l'essenza universale: il coraggio, la sofferenza e la determinazione che accomunano tanti migranti.
"Io Capitano" ha ricevuto numerosi premi prestigiosi, tra cui sette David di Donatello e una candidatura agli Oscar come miglior film internazionale. Durante la cerimonia dei David di Donatello, Mamadou ha preso la parola per ringraziare Garrone e sottolineare l'importanza di raccontare queste storie. Ha dichiarato: “Gli italiani vedono solo una barca arrivare, ma prima di quell’ultimo passo c’è un viaggio lungo e terribile che nessuno conosce”.
Il film non solo celebra la resilienza dei migranti ma mira anche a sensibilizzare il pubblico sui temi dell'immigrazione, dei diritti umani e della necessità di costruire comunità più inclusive. Grazie alla sua testimonianza diretta e al successo del film, Mamadou continua a portare avanti una missione educativa rivolta soprattutto ai giovani.