15
Sogna un ritorno alla normalità Alberto Stasi, condannato a 16 anni di carcere per l'omicidio della fidanzata Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco (Pavia) nel 2007. L'uomo, all'epoca 24enne e ormai vicino al fine pena, si è sempre proclamato innocente. "La mia coscienza è pulita", ha ribadito in un'intervista concessa al giornalista de Le Iene Alessandro De Giuseppe, andata in onda domenica sera su Italia 1.
[advBanner]Il caso che ha visto Stasi protagonista è da poco tornato alla ribalta delle cronache. Dopo 18 anni, partendo dal Dna rinvenuto sotto le unghie della vittima - e attribuito ad Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara - la Procura ha infatti deciso di tornare ad indagare.
[advBanner]Chiedendo al gip, che a breve dovrà esprimersi al riguardo, un incidente probatorio in cui confrontare il profilo genetico del nuovo indagato (già prosciolto due volte) con quello eventualmente estrapolabile da una serie di reperti che non sono mai stati analizzati.
[advBanner]"Provo uno tsunami di emozioni", ha dichiarato Stasi nell'intervista a Le Iene, augurandosi che si possa finalmente "arrivare alla verità, alla giustizia, per Chiara, per la sua famiglia, per tutti quanti". Nonostante la sentenza di terzo grado, l'uomo, oggi 41enne, non ha mai smesso di definirsi una "vittima del sistema giudiziario".
[advBanner]E, ormai arrivato al fine pena, spera di potersi rifare una vita. "Tra pochi mesi potrei essere definitivamente libero", ha affermato.
[advBanner]ha aggiunto, parlando di "progetti semplici", "sogni piccoli", "da Mulino Bianco". E smentendo la notizia di una nuova fidanzata. "In questo momento non ci sono le condizioni, anche personali, per poterlo fare", ha detto.
[advBanner]Davanti alle telecamere, Stasi ha paragonato ciò che gli è accaduto a una "diagnosi di cancro". "Ti capita", ha detto, "e in qualche modo devi reagire". Questo dopo aver provato a smontare, punto per punto, tutti gli elementi che, al termine di un lungo e travagliato iter processuale, hanno portato alla sua condanna definitiva, nel 2015.
[advBanner][advBanner]Un estratto della puntata del 14 marzo 2025 della trasmissione "Quarto Grado".
[advBanner]Secondo i giudici, fu lui, la mattina del 13 agosto 2007, ad uccidere Chiara che, dopo aver disattivato l'allarme, gli aveva aperto la porta di casa in pigiama. Ad incastrarlo, oltre al ritrovamento di sue tracce sul dispenser del sapone del bagno al piano terra della villetta, il fatto che non avesse riferito "di avere a disposizione la bici nera da donna da subito collegata al delitto" perché menzionata da alcune testimoni.
[advBanner]Tale bici risultò poi montare pedali diversi rispetto a quelli di fabbrica; gli originali, montati a un'altra bici, erano sporchi di sangue. Non è tutto. Sempre secondo i giudici, Stasi (che indossava il numero di scarpe 42, come quello dell'assassino) avrebbe infatti fornito "un alibi che non lo elimina dalla scena del crimine", e "un racconto incongruo, illogico e falso del ritrovamento del corpo".
[advBanner]Ciò perché disse di "aver attraversato la casa per cercarla", quando "sulle sue scarpe non vi erano tracce di sangue", né vi erano sui tappetini della sua auto, come se in realtà, prima di dare l'allarme, non fosse mai entrato nell'abitazione (perché già a conoscenza dei fatti). Una ricostruzione che Stasi ha sempre negato.
[advBanner]ha ribadito nell'intervista a Le Iene.
[advBanner]La famiglia di Chiara Poggi aveva già commentato le dichiarazioni del 41enne, definendo "allucinante" il fatto che non abbia mai ammesso le proprie responsabilità nonostante la verità processuale. Attraverso i loro avvocati, i genitori della giovane e il fratello si sono costituiti parte offesa nel nuovo procedimento.
[advBanner]In caso di accertamenti, metteranno quindi in campo i loro consulenti, nella speranza che "la posizione di Andrea Sempio", a cui hanno sempre riferito di credere, venga al più presto chiarita, anche sulla base degli elementi probatori emersi nel processo a Stasi.
[advBanner]