11 Culle vuote e meno matrimoni, l'inverno demografico in Italia prosegue: cosa rivelano i dati Istat?
01 Apr, 2025 - 16:05

Culle vuote e meno matrimoni, l'inverno demografico in Italia prosegue: cosa rivelano i dati Istat?

Culle vuote e meno matrimoni, l'inverno demografico in Italia prosegue: cosa rivelano i dati Istat?

Prosegue il momento negativo dell'Italia per quanto riguarda la natalità. Secondo i dati dell'Istat, l'indice di fecondità sceso a 1,18 figli per donna nel 2024, superando così il minimo storico di 1,19 registrato nel 1995. Nel 2024 si è arrivati soli 370mila nuovi nati, una diminuzione del 2,6% rispetto al 2023.

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Calano anche i decessi, arrivando a 651mila con una riduzione del 3,1% rispetto all'anno precedente. Questo dato si allinea con i livelli pre-pandemici, a differenza del periodo 2020-2022 quando le mroti sono aumentate. Il saldo naturale, ovvero la differenza tra nascite e decessi, tuttavia resta fortemente negativo, con un saldo di -281mila.

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La diminuzione delle nascite non dipende solo dalla riduzione della fecondità, ma anche dal forte abbassamento del numero di potenziali genitori. Questa è una conseguenza diretta della contrazione demografica degli ultimi decenni che non coinvolge solo l'Italia ma tutta l'Europa. Quali sono i motivi per cui le nascite e i matrimoni sono in forte diminuzione nel nostro Paese?

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Perchè le nascite diminuiscono in Italia nel 2025?

Uno dei fattori che influisce sul calo delle nascite è l'aumento dell’età media al parto. Nel 2024 l'età media raggiunge i 32,6 anni, con un incremento di 0,1 rispetto all’anno passato. Il rinvio della maternità riduce di conseguenza l’arco di tempo disponibile per realizzare i propri progetti, pesando ulteriormente sulla diminuzione della fecondità.

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L’età media al parto aumenta in tutto il Paese, ma è particolarmente elevata al Centro (33 anni) e al Nord (32,7 anni), mentre al Sud resta più bassa (32,3 anni). Non bisogna escludere anche altri fattori che influiscono sull'età media del parto: il lavoro precario e l'instabilità finanziaria associata a un periodo di crisi hanno un impatto significativo.

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L'impatto sui matrimoni

Sono in calo anche i matrimoni. Nel 2024 ci sono state 173mila unioni, 11mila in meno rispetto al 2023. La maggior parte di questa diminuzione riguarda le funzioni religiose, ma anche quelli civili risultano in calo. Il tasso di nuzialità è sceso dal 3,1 per mille nel 2023 al 2,9 per mille nel 2024.

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Il Sud mantiene il primato con il tasso più alto (3,2 per mille), ma anche in questo caso si registra un'importante contrazione rispetto all'anno precedente. Anche in questo caso non si può escludere che l'instabilità finanziaria e l'incertezza per il futuro lavorativo siano i fattori principali di un calo delle unioni. Da anni, le politiche sulla natalità sono al centro di discussioni politiche e si cerca in tutti i modi di arrivare a un nuovo incremento delle nascite che ad oggi però sembra davvero difficile.

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La longevità: si vive meglio al Nord

Sul fronte della longevità, i dati mostrano segnali positivi. Nel Nord Italia, la speranza di vita è aumentata, raggiungendo 82,1 anni per gli uomini e 86 anni per le donne. Piccoli, ma significativi, passi in avanti. Il Trentino-Alto Adige è la regione con l'aspettativa di vita più alta, con 82,7 anni per gli uomini e 86,7 per le donne.

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Nelle Regioni del Centro Italia, la speranza di vita è di 81,8 anni per gli uomini e 85,7 per le donne. Al Sud i valori sono più bassi ovvero 80,3 anni per gli uomini e 84,6 anni per le donne. Alcune regioni meridionali, come l'Abruzzo, hanno registrato importanti miglioramenti, con un incremento di oltre otto mesi per gli uomini. Maglia nera per la Campania che, pur mostrando un miglioramento, rimane la regione con la speranza di vita più bassa.

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Riassunto in tre punti

  • Calo della fecondità e delle nascite: Nel 2024 l'Italia registra un indice di fecondità di 1,18 figli per donna, superando il minimo storico di 1,19 del 1995. Le nascite sono in forte calo, passando da 526mila nel 1995 a 370mila nel 2024, con una differenza di 156mila nati in meno.
  • Invecchiamento della popolazione e ritardo delle maternità: L’età media al parto continua ad aumentare, arrivando a 32,6 anni, mentre la popolazione femminile in età riproduttiva è diminuita significativamente. Il calo delle nascite è anche legato al ridotto numero di potenziali genitori, causato dal declino demografico degli ultimi decenni.
  • Longevità in aumento e cambiamenti regionali: La speranza di vita è aumentata, con un miglioramento significativo al Nord, dove gli uomini arrivano a 82,1 anni e le donne a 86 anni. Tuttavia, il Sud resta la zona con la speranza di vita più bassa, sebbene alcune regioni abbiano registrato progressi.

 

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Francesco Fatone
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