In Italia, l’età pensionabile e i requisiti per la pensione anticipata non resteranno fissi a 67 anni per sempre. Le ultime novità in ambito previdenziale lo confermano. Proprio di recente, l’Istat ha comunicato un aumento dell’aspettativa di vita, il che – in base alle disposizioni della legge Fornero – comporterà un innalzamento dell’età pensionabile a partire da gennaio 2027. Si stima un incremento di circa 2 o 3 mesi, con un andamento crescente negli anni successivi.
Dopo un blocco di otto anni (l’ultimo aggiornamento risale al 2019), i requisiti per andare in pensione torneranno quindi a salire. Questo significa che il sistema pensionistico attuale è destinato a cambiare, dato che nei prossimi anni – dopo la pausa dovuta alla pandemia – assisteremo a un progressivo posticipo dell’età di uscita dal mondo del lavoro.
Il meccanismo che lega i criteri di accesso alla pensione all’aspettativa di vita oltre i 65 anni è stato introdotto per garantire la sostenibilità del sistema previdenziale. Se la vita media si allunga, anche il periodo in cui si percepisce la pensione aumenta, con un conseguente aggravio per le casse dell’Inps. Per evitare che la spesa diventi insostenibile, si è deciso di innalzare gradualmente l’età pensionabile, così da mantenere costante il numero medio di anni in cui si riceve il trattamento pensionistico.
Va inoltre considerato che i requisiti per il pensionamento cambiano in base all’anno di nascita. Chi è nato negli anni ’60, per esempio, potrà ritirarsi dal lavoro con condizioni più favorevoli rispetto ai lavoratori delle generazioni del 1990 o 2000.
Un interrogativo comune è: quando si potrà andare in pensione? La risposta non è semplice, poiché più si guarda avanti nel tempo, più le variabili aumentano. Al di là di eventuali modifiche legislative introdotte dai governi futuri, occorre tener presente che ogni due anni i requisiti pensionistici vengono aggiornati in base all’aspettativa di vita. Questo implica che, con il passare del tempo, l’età minima per la pensione potrebbe continuare a salire.
Per rispondere a questa domanda in modo più preciso, è utile fissare alcuni punti di riferimento, riducendo così l’incertezza a pochi mesi di scarto. A questo proposito, Money.it ha elaborato delle tabelle che indicano, in base all’anno di nascita, l’età e l’anno di pensionamento secondo i criteri attualmente stabiliti dalla riforma Fornero del 2011. Le principali forme di pensionamento considerate sono la pensione di vecchiaia e quella anticipata, comprese le opzioni specifiche per chi ha versato contributi solo dopo il 1° gennaio 1996.
Prima di analizzare le tabelle, è utile chiarire quali sono le modalità di accesso alla pensione:
Come già accennato, questi requisiti vengono aggiornati ogni due anni in base all’aspettativa di vita. Dal 2011, anno di approvazione della legge Fornero, l’età pensionabile è già aumentata di un anno. Le revisioni biennali si applicano al requisito anagrafico, tranne nel caso della pensione anticipata, dove l’adeguamento riguarda gli anni di contributi richiesti.