L’estate 2025 si apre con numerosi interrogativi per i viaggiatori diretti in Thailandia a causa della recente escalation militare al confine con la Cambogia.
Nelle ultime settimane, infatti, una disputa territoriale mai sopita si è trasformata in un conflitto aperto, con pesanti scontri armati lungo il confine tra i due Paesi, provocando vittime e mettendo a dura prova la stabilità della regione.
Per la stragrande maggioranza dei turisti che intendono visitare la Thailandia — specialmente destinazioni celebri come Bangkok, Phuket, Chiang Mai, Koh Samui, Pattaya o Ayutthaya — la situazione rimane sostanzialmente stabile e la vita procede quasi normalmente.
I livelli di sicurezza nelle città più frequentate rimangono alti; la presenza militare e i controlli sono aumentati, ma non risulta alcuna minaccia concreta fuori dalla zona di conflitto.
Le autorità raccomandano però di informarsi continuamente tramite siti ufficiali e ambasciate, evitare assolutamente la zona di confine e tenere presente che trasporti e itinerari nelle regioni orientali nordorientali potrebbero subire disagi o cancellazioni last minute.
Il 24 luglio 2025 si sono verificati violenti scontri lungo almeno dodici punti della frontiera tra Thailandia e Cambogia, coinvolgendo sia zone rurali sia aree intorno a templi storici, come il celebre Preah Vihear, già simbolo di vecchie controversie.
Gli scontri, che hanno causato almeno 34 morti (con vittime sia tra civili che tra soldati) e più di 200,000 sfollati, sono il risultato di tensioni storiche e rivendicazioni nate oltre un secolo fa e acuite da episodi recenti come mine antiuomo e rappresaglie militari.
Entrambi i governi si accusano reciprocamente delle ostilità e, sebbene siano in corso tentativi di mediazione internazionale e colloqui per un cessate il fuoco, le ultime notizie riportano nuove esplosioni e bombardamenti proprio mentre si avviavano le negoziazioni.
Alla luce degli sviluppi, la Thailandia ha chiuso l’intero confine di 817km con la Cambogia, mentre diversi Paesi — tra cui Stati Uniti, Regno Unito, Australia, Nuova Zelanda, Singapore, Cina e India — hanno emesso avvisi ufficiali a evitare viaggi in prossimità della frontiera.
In particolare, tutte le principali ambasciate e fonti governative internazionali raccomandano di non recarsi entro un raggio di 50km dal confine Thailandia-Cambogia. Tra le province thailandesi soggette a restrizioni figurano Buriram, Si Saket, Surin, e Ubon Ratchathani. Analogamente, diverse zone cambogiane risultano off-limits, inclusi i passaggi di frontiera e i templi che hanno storicamente alimentato il contenzioso.
Le principali attrazioni turistiche in zone come Preah Vihear e Prasat Ta Muen Thom sono state chiuse e sui territori di confine si segnalano la presenza di mine inesplose, bombardamenti e un acceso dispiegamento militare.
Voli internazionali da e per Bangkok, Phuket, Chiang Mai e le principali mete restano invece regolari, con le città lontane dal confine che non risentono direttamente dello scenario bellico.
Evitare ogni viaggio nelle aree entro 50km dal confine con la Cambogia.
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