Il caso Garlasco è sotto i riflettori e nel programma “Incidente Probatorio – Cronache d’estate”, in onda sul canale 122 Fatti di Nera, è stata dedicata un’ampia puntata all’aggiornamento sulle nuove indagini e ai dibattiti tecnici che ne sono scaturiti. Un caso giudiziario che, dopo oltre un decennio, continua a suscitare interesse, controversie e riflessioni profonde tra esperti, appassionati e opinione pubblica.
Alberto Stasi è stato condannato per l’omicidio di Chiara Poggi nel dicembre 2014 dalla Corte d’Assise d’Appello, con una pena di 16 anni di reclusione confermata poi dalla Corte di Cassazione. La sentenza aveva chiuso una lunga fase processuale, ma il caso non è mai stato dimenticato, anzi è stato riaperto ufficialmente nel marzo 2025 dalla Procura di Pavia, grazie all’uso di nuove tecnologie che hanno permesso di analizzare nuovamente i reperti, in particolare con avanzati metodi di rilevamento delle impronte e sofisticate analisi genetiche.
L’interesse si è riacceso in particolar modo per la possibilità di scoprire nuove tracce e dettagli che, fino a oggi, erano sfuggiti o non erano stati valutati con la stessa accuratezza. In studio, il tecnico balistico e esperto di scena del crimine Enrico Manieri ha focalizzato l’attenzione su uno degli elementi più discussi: il materiale genetico rinvenuto sotto le unghie di Chiara Poggi. Questo particolare è stato al centro di un acceso dibattito, con diverse opinioni contrastanti tra gli ospiti.
Manieri ha spiegato che non si può parlare semplicemente di “DNA sotto le unghie”, bensì di materiale genetico presente “sopra o sotto” le stesse, un dettaglio che può sembrare banale ma è fondamentale per la corretta interpretazione dei risultati. Il vero nodo della questione riguarda un profilo genetico noto come “Ignoto 3”, che emerge dall’analisi e che ha sollevato sospetti di possibile contaminazione. Il tecnico ha sottolineato che il possibile inquinamento del campione potrebbe essere avvenuto o durante la fase di prelievo del tampone o in quella di apertura delle prove, come evidenziato durante le varie interviste dal Generale Garofalo. Ma cosa potrebbe significare a livello tecnico e giudiziario?
Il medico legale Pasquale Bacco ha spiegato che, seppur non impossibile, la contaminazione durante la fase di prelievo è meno probabile durante l’apertura delle prove, in cui le procedure sono maggiormente rigide e i protagonisti controllati. Ciò nonostante, nella fase di raccolta e realizzazione del campione, per questioni di tempistica e complessità, il rischio aumenta e potrebbe spiegare alcune incongruenze riscontrate.
Manieri ha inoltre specificato che il campione genetico viene raccolto per finalità genetiche, che vanno oltre la semplice identificazione degli eventuali sospetti, coinvolgendo dati più ampi che possono influire sulla lettura del profilo genetico.
A supporto di questa analisi è intervenuto il dottor Spilateri, biologo forense ed ex componente del RIS, che ha confermato come la contaminazione del DNA sia un problema noto in ambito forense, in particolare quando si lavora su materiali particolarmente ricchi di DNA. Nei laboratori specializzati, esistono protocolli e sistemi avanzati per prevenire tali contaminazioni, ma in presenza di quantità elevate di materiale genetico il rischio, seppur minimo, permane.
Il profilo genetico definito “Ignoto 3” appare come un genotipo “pulito”, il che è un dato importante. Se le notizie dovessero essere confermate, la presenza di questo profilo potrebbe essere il risultato di una contaminazione esterna. Nel dettaglio, nel cavo orale di Chiara Poggi ci si aspetterebbe di trovare il suo DNA e, eventualmente, tracce di DNA maschile che potrebbero essere “pregresse”, ossia riferite a materiali depositatisi in tempi precedenti. L’assenza di DNA diverso da quello atteso complica ulteriormente la ricostruzione dei fatti.
Secondo Manieri, le prime ricostruzioni (come espresso dal Generale Garofalo) avevano indicato che circa l’80% del DNA rinvenuto appartenesse a Chiara Poggi, mentre il restante conteneva un cromosoma Y, maschile, che deve essere ulteriormente analizzato. Manieri ha confermato che una corretta interpretazione di questi dati potrebbe fornire elementi determinanti per avanzare nelle indagini e per costruire un quadro più chiaro della vicenda.
Stefano Callipo, presidente nazionale dell’Osservatorio sulle violenze e i suicidi, ha osservato come il dibattito sul caso sia ancora aperto e complesso. Chi segue il processo da casa avverte la necessità di comprendere meglio gli sviluppi, percependo che ci sia ancora molto da fare: nuove piste da elaborare, confronti da sostenere tra esperti, con visioni talvolta divergenti, e tecnici che hanno bisogno di tempo per approfondire e interpretare i dati.