12 Aug, 2025 - 14:59

Garlasco, la teoria di Enrico Manieri

Garlasco, la teoria di Enrico Manieri

Il delitto di Garlasco è tornato sotto i riflettori nel programma "Incidente Probatorio – Cronache d’estate", in onda su Fatti di Nera, canale 122. La puntata è stata interamente dedicata agli aggiornamenti sulle nuove indagini e ai dibattiti tecnici che ne sono seguiti. Un caso giudiziario che, dopo più di dieci anni, continua a generare interesse, discussioni e riflessioni tra esperti e opinione pubblica.

Alberto Stasi, condannato nel dicembre 2014 dalla Corte d’Assise d’Appello a sedici anni di reclusione per l’omicidio di Chiara Poggi, ha visto confermare la sentenza dalla Corte di Cassazione. Quella decisione sembrava aver chiuso un lungo iter processuale, ma nel marzo 2025 la Procura di Pavia ha riaperto ufficialmente il fascicolo, grazie a nuove tecnologie che hanno permesso di riesaminare i reperti, con metodi avanzati di rilevamento delle impronte e analisi genetiche di ultima generazione.

Nel corso della trasmissione, Enrico Manieri, esperto di scena del crimine e balistica, ha sottolineato la presenza, sulle scale della casa, di segni che farebbero pensare a una pulizia intenzionale di chiazze di sangue. Le striature, tutte orientate nella stessa direzione, sembrano indicare il passaggio di qualcuno che, ipoteticamente, avrebbe eliminato un asciugamano o tentato di rimuovere le tracce. Un particolare che, secondo Manieri, mette in dubbio la precisione della ricostruzione originaria della dinamica dell’omicidio.

Salvatore Spilateri, biologo forense ed ex RIS, ha ribattuto che simili valutazioni non possono basarsi solo sulle fotografie, ma devono essere fatte direttamente sul luogo del delitto, tenendo conto della tridimensionalità e delle reali distanze. Gli schizzi di sangue, ha spiegato, possono derivare dall’uso di un corpo contundente e la loro interpretazione va inquadrata in un contesto ampio, come accadrà nell’incidente probatorio.

Particolarmente discusso è stato il cosiddetto "reperto 33", un’impronta su un muro rilevata grazie alla ninidrina. Spilateri ha argomentato la sperimentazione condotta dalla difesa di Stasi, definendola una prova “fatta in casa” e priva di validazione scientifica:

virgolette
“non possono pretendere di fare una sperimentazione home made, la scienza funziona diversamente…” 

Ha precisato che l’impronta non era visibile prima del trattamento chimico e che i biologi avevano già verificato l’assenza di sangue o DNA. Non solo, l’analisi che avrebbe individuato quindici punti caratteristici non è stata svolta come accertamento ripetibile alla presenza delle parti, e quindi non è stata ammessa nell’incidente probatorio.

Manieri ha domandato se la combinazione di ninidrina e intonaco potesse neutralizzare i test Obti per la rilevazione del sangue, e se gli schizzi ai margini dell’impronta fossero il risultato della reazione chimica o tracce originali di sudore. Spilateri ha risposto che non risulta, in letteratura scientifica, che la ninidrina renda negativo un test per sangue umano e che eventuali falsi negativi possono essere dovuti all’“effetto uncino”, quando nella striscia reattiva si aggiunge una quantità di sangue eccessiva.

Un altro punto emerso è quello di alcune macchie di sangue, rinvenute sulle scale e al piano terra e catalogate con i numeri 13, 52 e 54, dalle quali il RIS non ha potuto estrarre profili genetici. Secondo Spilateri, la causa può essere una cattiva conservazione dei reperti:

virgolette
“Badi bene che il sangue contiene moltissimo DNA e anche acqua”

quindi, il sangue contiene molto DNA ma anche acqua, e se non viene conservato correttamente, muffe e batteri possono degradarlo completamente.

In chiusura, Laura Volpini, psicologa giuridica e criminologa, ha sottolineato la necessità che gli accertamenti tecnici siano svolti nell’interesse del giudice e non per sostenere la tesi di una sola parte, affinché le analisi e le prove possano contribuire a una ricostruzione oggettiva e completa dei fatti.

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