02 Jan, 2026 - 12:24

Meloni chiama Trump a Capodanno: cosa si sono detti sui dossier caldi

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La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha avuto, nella notte di Capodanno, un colloquio telefonico con il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Oltre allo scambio di auguri per il nuovo anno, la chiamata è stata l’occasione per fare il punto sui principali dossier internazionali, con alcune sorprese.

Sull’Ucraina, ad esempio, la premier Meloni ha per la prima volta avanzato una linea che si discosta, seppur non drasticamente, dalle posizioni del tycoon. Che cosa ha detto la presidente Meloni al presidente Trump?

Meloni a Trump: no a truppe italiane in Ucraina

La chiamata tra Meloni e Trump è servita ai due leader per uno “scambio di vedute sulle principali questioni internazionali” e per affrontare alcuni dossier di interesse bilaterale. Innanzitutto, l’Ucraina.

Fallito l’obiettivo del presidente statunitense di imporre una tregua per il periodo natalizio — la guerra sul campo procede indisturbata — i leader occidentali devono ora affrontare il nodo della prosecuzione delle trattative di pace.

A questo proposito, Meloni ha ribadito alcuni paletti della posizione italiana. Il primo: l’indisponibilità all’invio di truppe. Nonostante Roma continui a partecipare ai lavori del gruppo dei Volenterosi, guidato dal presidente francese Emmanuel Macron — il 6 gennaio è prevista la prossima riunione — Meloni e il suo governo restano contrari a un dispiegamento sul campo se non, come chiarito pochi giorni fa dal ministro Crosetto, nell’ambito di una missione di peacekeeping su mandato Onu.

Donbass, la premier si scosta dalla strategia Trump

Il secondo punto espresso da Meloni a Trump sul dossier ucraino riguarda invece la questione del Donbass, uno dei nodi cruciali sui quali la trattativa Usa-Ucraina-Russia non ha ancora trovato una mediazione.

Mosca chiede il ritiro delle forze ucraine dalla regione, anche al di là dei territori conquistati sul campo. Kiev, naturalmente, si oppone, nonostante il pressing statunitense, disposto ad acconsentire alle richieste russe pur di porre fine al conflitto.

Proprio su questo punto Meloni ha però marcato, per la prima volta, una piccola distanza dalla linea di Trump, affermando che la decisione di rinunciare alla porzione di Donbass ancora controllata da Kiev spetti esclusivamente all’Ucraina. Una sfumatura, si dirà, impossibile però da non notare: nel primo anno di presidenza Trump, anche nei momenti più difficili nel rapporto tra il presidente Usa e l’Europa, la premier italiana è sempre sembrata propendere per una strategia che non sconfessasse né irritasse Trump.

Medio Oriente: Gaza e addestramento polizia palestinese

L’altra questione internazionale affrontata da Meloni e Trump nel loro colloquio telefonico ha riguardato il Medio Oriente. La premier ha ribadito la disponibilità italiana a partecipare alla ricostruzione di Gaza — Meloni punta a sedere nel Board of Peace istituito dal Consiglio di sicurezza dell’Onu — e a inviare le Forze italiane in Giordania per addestrare le forze di polizia palestinesi. L’operazione, pronta a partire a gennaio con un contingente compreso tra le 50 e le 100 unità, potrebbe inoltre rafforzarsi in futuro.

Dazi USA sulla pasta italiana: il successo della diplomazia

Infine, il colloquio ha permesso di affrontare un tema bilaterale di grande rilievo, su cui la premier ha lavorato per mesi: i dazi, in particolare quelli imposti sulla pasta italiana.

La notizia è di ieri: dopo mesi di trattative condotte dalla Farnesina e dal ministero dell’Agricoltura, il Dipartimento del Commercio Usa ha rivisto alcune valutazioni, abbassando le aliquote fissate lo scorso settembre. I dazi passano così dal 91,74% al 2,26% per La Molisana, al 13,98% per Garofalo e al 9,09% per gli altri undici produttori non campionati.

Per questo Meloni ha ringraziato il presidente Trump per la riduzione delle tariffe su un prodotto simbolo dell’agroalimentare italiano, ottenendo in qualche modo la riprova della strategia portata avanti in questi mesi nel rapporto con il tycoon.

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