A volte ritornano, con delle curiose coincidenze. Perché oggi, sabato 30 novembre 2024, si sta parlando tanto dell'ex ministro Giuliano Urbani e dell'ex premier Massimo D'Alema? La cronaca li ha allineati nello stesso giorno di nuovo alla ribalta. Probabilmente, non lo faceva dai tempi della Bicamerale per la riforma costituzionale: correva il 1997, quel progetto rimase sulla carta. Ma presidente ne fu Massimo D'Alema e vice, con Leopoldo Elia e Pinuccio Tatarella, proprio Giuliano Urbani.
E comunque: oggi, di Giuliano Urbani se ne riparla perché ha concesso una intervista molto toccante alla Stampa di Torino, la prima dopo una operazione al cervello per una patologia simile all'Alzheimer da cui non si guarisce ma che gli consente ancora, a 87 anni, di essere lucido.
Di Massimo D'Alema, invece, se ne riparla perché ieri, nel corso della manifestazione di Roma per lo sciopero generale, è sceso anche lui in piazza: i giornalisti se ne sono accorti e lui, oggi 75enne, è stato ben contento di scambiare con loro qualche battuta.
Un'avvertenza prima di proseguire: non c'è da meravigliarsi del fatto che Urbani e D'Alema siano tornati a parlare pubblicamente. Chi ha la passione per la politica se la porta dietro per tutta la vita, anche se non ha ricoperto ruoli di primissimo piano come hanno fatto loro tra la Prima e la Seconda Repubblica.
Giuliano Urbani, nato a Perugia 87 anni fa, è stato uno dei fondatori di Forza Italia. Eletto tre volte in Parlamento tra il 1994 e il 2006, è stato prima ministro della funzione pubblica e degli affari regionali nel primo governo Berlusconi e poi, nel secondo esecutivo del Cavaliere, ministro dei Beni e delle attività culturali.
Ma non basta citare il suo curriculum istituzionale per descriverne la figura. Urbani, infatti, prima che politico è stato un fine politologo cresciuto sotto l'egida di Norberto Bobbio presso l'Università di Torino. Ha insegnato scienza della politica alla Bocconi e, da liberale ("di sinistra") convinto, è stato tra i fondatori del Centro Einaudi.
Insomma, Urbani fu una di quelle menti pensanti cui si affidò Berlusconi per la sua discesa in campo del 1994. Tra l'altro, a lui si deve la formula magica con la quale il centrodestra vinse le elezioni di quell'anno mettendo assieme la Lega di Umberto Bossi, gli ex missini di Gianfranco Fini e gli ex democristiani del Centro Cristiano Democratico di Pierferdinando Casini.
Giusto trent'anni fa, eccoli gli uomini che fecero quella storia: su Internet si ripescano foto in bianco e nero che la rendono ancora più vecchia di quella che è
E comunque: uno degli uomini dietro a questa foto era Giuliano Urbani.
Massimo D'Alema, invece, ha prenotato un posto nella storia politica italiana per essere stato il primo premier italiano arrivato dalle fila del Partito Comunista Italiano, incarico che ricoprì tra il 1998 e il 2000.
Ma tant'è: sebbene sia stato sette volte parlamentare e ministro degli Esteri col Prodi II, tra il 2006 e il 2008, anche nel suo caso, gli si farebbe un torto contenerlo nell'ambito prettamente istituzionale.
"Baffino", uno dei suoi soprannomi che richiamava "baffone" Stalin, è nato e cresciuto nel Pci.
È stato segretario della mitica Fgci, la Federazione dei giovani comunisti italiani all'epoca della segreteria del Pci a guida Enrico Berlinguer. A 21 anni vinse le sue prime elezioni come consigliere comunale. Fino al 1990 fu anche direttore de L'Unità. Ma soprattutto è stato dal 1994 al 1998 segretario del Pds, il Partito Democratico della Sinistra, il partito nato dopo la fine del Pci, e poi presidente dei Ds e vicepresidente dell'Internazionale Socialista.
Per farla in breve: D'Alema, che tra gli anni Novanta e i primi Duemila incarnava l'ala riformista degli ex Pci, è stato un nome che ha pesato. Forse quello che più ha pesato della sua generazione. Tant'è che sul suo conto gira un aneddoto (sebbene da lui smentito) che lo descrive bene: cena intorno a un tavolo ovale. Si fanno i posti e qualcuno chiede, essendo il tavolo di quella forma: Ma capotavola dov’è?. Al che D’Alema risponde: Capotavola è dove mi siedo io.
E in effetti: se ne accorse, nel 1998, anche Romano Prodi. Il suo primo, autorevolissimo governo, cadde con l'ultima spallata di Fausto Bertinotti, all'epoca segretario di Rifondazione Comunista. Ma anche perché D'Alema ci seppe ricavare sopra, tanto da prenderne il posto. Anni dopo, nel 2017, a costo di beccarsi dello "stupido", il giornalista Marco Damilano glielo ricordò in una indimenticabile puntata di Piazza Pulita
E insomma: il potere si appiccica addosso. E fa ritornare alla ribalta anche dopo anni di assenza. Anche perché, inevitabilmente, il tempo che passa consente di parlare con più libertà. Così, Giuliano Urbani ha raccontato alla Stampa che è ricoverato in una casa di riposo di Roma
L'ex ministro, le giornate migliori, quando non riceve la visita dell'attrice Ida Di Benedetto, la sua seconda moglie con la quale l'anno scorso subì una disavventura memorabile, le trascorre, però, ancora ad alimentare il suo cervello: sul comodino ha l'autobiografia di Angela Merkel appena uscita.
E al giornale diretto da Andrea Malaguti ha raccontato:
Urbani non si è fatto pregare nemmeno sul capitolo donne del Cav (del resto, ci sarebbe da scriverne una enciclopedia):
Ma Urbani ha dato un giudizio anche sulla politica attuale: su Giorgia Meloni in primis:
E vabbè: è stato il suo successore al Collegio Romano, c'era da aspettarselo che il papà del Codice dei beni culturali con lui sarebbe stato più cattivo.
E D'Alema? Perché oggi si parla tanto di lui? Ieri, in occasione dello sciopero generale, è apparso a pochi metri da Elly Schlein:
Tantomeno il centrosinistra, gli si è fatto notare. Al che, ha risposto così:
A questo punto, D'Alema ha mostrato la stessa simpatia per il Movimento Cinque Stelle e Giuseppe Conte che covano altri ex Pci, vedi Pierluigi Bersani:
I corsi e ricorsi storici possono essere auspicati anche con delle coincidenze.