Con 7,1 punti su 10 su IMDb e l'86% su Rotten Tomatoes, Il Traditore di Marco Bellocchio è un film da non perdere.
Con uno straordinario Pierfrancesco Favino nei panni del "pentito" e un bravissimo Fausto Russo Alessi, nei panni del giudice Falcone, questo film racconta intensità sconvolgente la storia di quegli anni.
Ma quanto è aderente alla realtà dei fatti accaduti questo film? Scendiamo nei dettagli.
Diretto da Marco Bellocchio, questo film racconta con passione e verità, la storia di Tommaso Buscetta, il più famoso pentito di mafia.
Il Traditore fu accolto con entusiasmo dalla critica per la sua capacità di ricostruire in modo abbastanza veritiero un periodo storico cruciale per l'Italia.
Nonostante l'aderenza ai fatti storici sia stata ampiamente riconosciuta, però, Marco Bellocchio ha preso alcune libertà creative, aggiungendo elementi drammatici e totalmente immaginari, per rendere la narrazione più coinvolgente.
Alcuni critici ritengono che queste licenze possano aver compromesso la rigorosità storica del racconto.
Ma quali sono queste licenze artistiche?
Per esempio i flash improvvisi e stilizzati quando entrano gli imputati in aula, come l’introduzione dei volti dei mafiosi dei due clan in lotta, i corleonesi e i "perdenti" Bontate, Inzerillo e Badalamenti, rappresentati in modo minaccioso, ma al tempo stesso mediocre e sciatto. Quasi grottesco.
Un'altra licenza artistica, la più criticata, è la visione surreale di Giulio Andreotti in mutande e calzini, intravisto casualmente da Buscetta in una sartoria di Roma.
Infine, c’è la scena ambientata nel carcere dell’Ucciardone, un flashback degli anni ’70, dove il boss, prima di consumare un rapporto sessuale con una prostituta, in un assurdo moto di pietà, chiude gli occhi a un anziano prigioniero morto.
Infine la battuta dei poliziotti: «Tutti fuori: Buscetta deve scopare!» contribuisce a creare un’atmosfera ancora più grottesca e teatrale.
A parte queste licenze elencate, il film si attiene fedelmente alla realtà dei fatti.
Magnifica l'interpretazione di Pierfrancesco Favino nel ruolo del protagonista, di Fabrizio Ferracane (il diabolico Pippo Calò), di Fausto Russo Alesi nel ruolo di Falcone e di Luigi Lo Cascio nel ruolo di Totuccio Contorno (altro pentito).
Il film è ambientato nella Sicilia degli anni Ottanta e racconta la vita del primo grande pentito di mafia, che per primo ha parlato del rapporto tra Stato e criminalità organizzata.
È una biografia (romanzata) dell'ultimo periodo di vita di colui che è stato definito "Il Boss dei due mondi" (perché i suoi affari si estendevano dall'Europa al Sud America).
Il racconto arriva quasi subito al cuore della storia, ovvero il momento in cui Buscetta sceglie di collaborare con la giustizia italiana, facendo rivelazioni tali da consentire l'arresto di 475 imputati.
In quegli anni era in corso una guerra dura e spietata per il controllo della droga tra i boss mafiosi divisi tra Cosa Nostra e Corleonesi (di cui Totò Riina era il capo).
Durante una festa a casa di Stefano Bontate, Tommaso Buscetta si rese conto del pericolo di un'imminente faida tra i vari gruppi mafiosi e decise così di emigrare in Brasile per seguire i suoi affari da lontano, ma in sicurezza.
Le tensioni non tardarono a manifestarsi e il numero dei morti tra boss mafiosi e familiari (compresi i bambini, che sino a quel momento non erano mai stati toccati da Cosa Nostra) salì come un folle contatore.
Anche i due figli di Buscetta e suo fratello furono uccisi.
La tragedia peggiorò con l’attentato di Capaci. Dopo questo evento, Buscetta accusò pubblicamente anche Giulio Andreotti, un gesto che gli si ritorse contro e lo trasformò in un uomo costretto a vivere sotto copertura fino alla fine dei suoi giorni.
Lontano dall’Italia, tra paure e rimpianti, Buscetta affrontò gli ultimi anni della sua vita nella solitudine, visto come un eroe da alcuni e come un infame da altri.
Guarda il trailer:
Questo film non si limita a raccontare la storia di Buscetta con sufficiente rigore, ma scava nel mistero e nelle contraddizioni del suo protagonista.
Attraverso i silenzi e le parole di Buscetta, il film esplora non solo la lotta alla mafia, ma anche le ipocrisie della giustizia italiana.
Il regista non giudica il protagonista, ma lascia che sia lo spettatore a formarsi un'opinione.
Il film è un’opera intensa che, oltre a raccontare la storia della mafia, getta luce sugli equilibri politici italiani, tra verità scomode e bugie difficili da smascherare.
È un racconto che colpisce e fa riflettere, mostrando come ogni grande vicenda nasconda sempre un lato di luce e un lato oscuro.
Se non l'hai ancora visto, puoi guardarlo su Netflix.
Il Traditore è un film che lascia un segno profondo nello spettatore. La straordinaria interpretazione di Pierfrancesco Favino e la regia coinvolgente di Marco Bellocchio ci regalano un ritratto intenso e complesso di Tommaso Buscetta.
Nonostante le licenze artistiche, il film rimane un documento prezioso per comprendere un capitolo oscuro della storia italiana.