Il day after della decisione della Corte Costituzionale si può riassumere con un cauto ottimismo nel centrodestra e in una silenziosa delusione nel centrosinistra. Se i giudici della Consulta hanno detto no al referendum sull'Autonomia differenziata, hanno allo stesso tempo detto sì agli altri quesiti sul Jobs Act e sulla cittadinanza.
La questione, in un certo senso, è come guardare il bicchiere, se mezzo pieno o mezzo vuoto. Nel primo campo entrano Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia, in ordine di contentezza: i leghisti esultano contro i gufi che proponevano un referendum "spacca Italia" e sono d'accordo con la decisione dei giudici costituzionali; forzisti e meloniani, invece, esprimono una felicità di circostanza ricordando per l'appunto le modifiche da fare alla Legge Calderoli.
Fra i proponenti del referendum, invece, si è espresso il leader della Cgil Maurizio Landini: "Faremo di tutto per chiedere al Parlamento di abolire la Legge Calderoli". Ora si cerca una strategia comune per invogliare al voto le persone sugli altri 5 quesiti.
Il quesito sulla Legge Calderoli (286/2024) non sarà sottoposto a referendum popolare: ieri 20 gennaio 2025 i giudici della Corte Costituzionale hanno opposto il loro no adducendo come motivazione principale quello della poca chiarezza del quesito referendario.
Se le motivazioni per esteso della decisione della Consulta verranno pubblicate nei prossimi giorni, si fa strada in molti l'idea che - con ogni probabilità - questo sarebbe stato il risultato finale. A novembre 2024 la stessa Corte Costituzionale aveva segnalato 7 punti critici della Legge Calderoli, indicandoli come possibili modifiche da attuare.
❌❌❌ Autonomia: per la Consulta inammissibile il referendum‼️
— Luca Zaia (@zaiapresidente) January 20, 2025
La Consulta ha dichiarato inammissibile il referendum abrogativo della legge sull'Autonomia differenziata delle Regioni.
Ora… AVANTI TUTTA‼️#LucaZaia #zaiapresidente #regioneveneto #veneto pic.twitter.com/0iCMRmHbLc
È proprio su questo punto che oggi 21 gennaio vertono molte dichiarazioni, specialmente da parte di esponenti del centrodestra: la felicità delle opposizioni per la decisione novembrina dei giudici costituzionali è andata a scontarsi con l'esigenza stessa del referendum. Impossibile, insomma, indirlo sulla base di una legge da riscrivere o aggiustare.
Maurizio Gasparri, capogruppo di Forza Italia al Senato, è il primo ad esprimere questa linea di ragionamento: un sonoro 0 in diritto costituzionale alle opposizioni, troppo frettolose nel celebrare una vittoria che non aveva basi solide. La posizione di Gasparri echeggia quella del leader forzista Antonio Tajani, che ha sempre puntato l'accento sul ruolo del Parlamento nel recepire le correzioni indicate dalla Consulta:
Lucio Malan di Fratelli d'Italia è un altro politico di peso che ricorda come la riforma sull'Autonomia differenziata non è morta e sepolta, ma più viva che mai: il ritorno della Legge Calderoli in Parlamento è un buon segnale perché continua un lavoro tanto caro ai leghisti.
Stefano Candiani deputato della Lega, infine, rappresenta la felicità propria del partito di Matteo Salvini: i timori espressi da Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria (ed esponente di Forza Italia), sulla possibile sperequazione di risorse a causa della riforma non hanno alcun peso.
Non tanto perché non hanno senso, ma perché Occhiuto rappresenta quegli amministratori del Sud Italia capaci e amati dalla loro cittadinanza: Candiani promette che le correzioni verranno effettuate in nome dell'unità del paese.
Nel "campo largo" la decisione della Consulta è stata accolta con una certa delusione. Dal Partito Democratico al Movimento 5Stelle, da +Europa ad Alleanza Verdi e Sinistra si cerca di capire in queste ore come invogliare le persone a votare per gli altri 5 quesiti referendari: quelli su cittadinanza, Jobs Act, indennità di licenziamento nelle piccole imprese, contratti di lavoro a termine e responsabilità solidale del committente negli appalti.
L’inammissibilità del #referendum sull’autonomia differenziata da parte della Corte Costituzionale era giuridicamente inevitabile.
— Marco Lombardo (@mlombardo81) January 20, 2025
Il quesito, come riformulato dalla Cassazione, non era chiaro e avrebbe portato a un esito plebiscitario anomalo.
Io credo che politicamente…
Il timore è che queste tematiche non siano così sentite da far raggiungere il quorum (il 50% + 1 dei votanti) e, sul piano politico, riportino a galla alcune tensioni che i partiti dell'opposizione avevano messo da parte in nome della lotta all'Autonomia differenziata.
La Consulta ha già demolito l’#autonomiadifferenziata a novembre anche grazie alla Sardegna. La Lega ha dichiarato che il Veneto vale più della Sardegna, per farci capire cosa intende per differenziata: noi difenderemo con le unghie e con i denti risorse che ci spettano.
— Alessandra Todde (@ATodde) January 20, 2025
Il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, uno dei volti che più si è speso in tal senso, ha promesso (come ha fatto Dario Parrini del PD) di iniziare una forte e continua opera di convincimento presso il Parlamento affinché le correzioni della Corte Costituzionale siano adeguatamente implementate nella nuova versione della Legge Calderoli:
Il nuovo presidente della Corte Costituzionale, Giovanni Amoroso, ha spiegato così uno dei motivi che nel prossimo futuro animerà il dibattito politico: la definizione dei Lep.
I temi della cittadinanza e del lavoro (cioè segnatamente l'abolizione delle misure definite dal Jobs Act di renziana memoria) sono quei temi che, come accennato, potrebbero mettere in competizione dem e pentastellati, verdi e rappresentanti di +Europa: la leader del PD Elly Schlein aveva condiviso l'idea della Cgil del referendum sul Jobs Act, che invece sono osteggiati da Italia Viva.
Sulla cittadinanza, invece, le posizioni del M5S nei mesi scorsi erano state caratterizzate da un cauto appoggio, esplicitato in modo convinto da AVS e PD.
Come accennato, gli altri 5 quesiti verranno sottoposti alla volontà popolare in un periodo compreso fra il 15 aprile e il 15 giugno 2025. La decisione del governo di non accoppiare questi referendum alle elezioni amministrative che si terranno in diverse regioni italiane è stata malvista dalle opposizioni, perché l'elezione dei nuovi presidenti di regione avrebbe fatto da traino alle 5 domande referendarie.
???? La Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibile il referendum sull’Autonomia differenziata, evidenziando la poca chiarezza del quesito e ribadendo che una riforma così importante richiede una revisione costituzionale, non un semplice referendum.
— Enoch Soranzo (@SoranzoEnoch) January 20, 2025
L’autonomia differenzia... pic.twitter.com/LwpYuA0Can
Sarà una seconda metà di 2025 all'insegna quindi della campagna elettorale, sia a destra che a sinistra. Nel governo si guarda con distaccato interesse alla situazione, perché l'Autonomia differenziata rappresentava uno scoglio decisamente più complicato da affrontare anche a livello di consensi popolari, mentre alle opposizioni spetta il compito di far capire alle persone l'importanza di raggiungere il quorum ai referendum.
Il no della #Consulta sull’#autonomiadifferenziata fa felice (a metà) il centrodestra, #Gasparri commenta: "Per le opposizioni 0 in diritto costituzionale". #Candiani della #Lega esulta: "Ora basta gufate contro la riforma"#21gennaio pic.twitter.com/NjNekycYHd
— Tag24 (@Tag24news) January 21, 2025
Reazione della Consulta e delle forze politiche: la Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibile il referendum sull'autonomia differenziata, suscitando soddisfazione a metà nel centrodestra (Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia), mentre nel centrosinistra c'è delusione. La Corte ha criticato la Legge Calderoli, suggerendo modifiche, ma il centrodestra rimane favorevole alla riforma.
Posizioni contrastanti sul futuro della riforma: il centrosinistra, con la Cgil, si prepara a fare pressione sul Parlamento per l'abrogazione della legge Calderoli, mentre la Lega e il centrodestra ritengono che la riforma possa proseguire con le correzioni necessarie. Gasparri e Malan sostengono che il lavoro sulla legge non è concluso.
Prossimi referendum e sfide politiche: i restanti 5 quesiti referendari riguardano temi come cittadinanza e Jobs Act, e si terranno tra aprile e giugno 2025. Le opposizioni temono che questi temi non coinvolgano abbastanza gli elettori per raggiungere il quorum, mentre il governo sembra voler lavorare con calma sull'autonomia differenziata.