30 Jan, 2025 - 15:45

Sette premier su 12 indagati: Italia in mano ai malavitosi o urge l'immunità?

Sette premier su 12 indagati: Italia in mano ai malavitosi o urge l'immunità?

I numeri non mentono: l'Italia, dal 1994, anno di battesimo della Seconda Repubblica, ha avuto dodici presidenti del Consiglio. Di questi, ben sette sono stati indagati dalla magistratura almeno una volta: oltre la metà. Viene naturale, quindi, chiedersi seriamente se il nostro Paese sia governato da malviventi.

Siamo nelle mani di persone di cui non ci si può fidare, nelle mani di una banda di criminali?

In realtà, dei sette presidenti del Consiglio finiti sotto indagine, alla fine, solo uno ne è risultato (una volta, a fronte di 36 processi subiti) colpevole: Silvio Berlusconi. E non nelle vesti di premier. Sul conto di Lamberto Dini, Romano Prodi, Massimo D'Alema, Matteo Renzi e Giuseppe Conte, invece, la magistratura ha avviato una procedura rivelatesi senza fondamento.

Ora vedremo se anche Giorgia Meloni entrerà nella lunga lista dei premier indagati senza alcun esito. In ogni caso, avanza già la proposta: l'Italia dovrebbe introdurre un'immunità per i suoi presidenti del Consiglio.

I sette premier indagati, un'anomalia italiana

E insomma: sette è un numero che nella tradizione cristiana ha assunto una certa importanza con il significato di misura massima di qualsiasi cosa. Ma, per i premier indagati, sicuri che con quanto accaduto a Giorgia Meloni siamo giunti alla settima e ultima volta?

In realtà, se non si mette mano a una forma di immunità per l'inquilino di Palazzo Chigi, nessuno può esserlo.

Sono ben 31 anni, dal 1994, da quando è iniziata la seconda Repubblica dalle macerie lasciate dal pool di Milano Mani Pulite che, puntualmente, sia con i governi di destra che di sinistra, quando la politica tenta di mettere mano alla riforma della giustizia, arriva puntuale almeno un avviso di garanzia. 

Sette premier per sette avvisi di garanzia, allora. Sembra un film, come il mitico "Sette spose per sette fratelli" del 1954

Sta di fatto che, nel caso italiano, il finale promette di essere molto più tragico rispetto alla commedia di Hollywood. Avvisare un premier in carica che nei suoi riguardi c'è un'indagine in corso comporta inevitabilmente un terremoto politico e istituzionale. Senza dire che mette a repentaglio la reputazione del nostro Paese a livello internazionale.

Ad esempio, chi può calcolare il danno che ha subito l'Italia dal fatto che, parafrasando una sua famosa battuta, sul conto di Giulio Andreotti, a parte le guerre puniche, è stato attribuito di tutto? A tal proposito, il profilo social di primarepubblica, giustamente, in questi giorni di lotta all'utimo sangue tra magistratura e politica, ha rispoverato una copertina di "Epoca" emblematica

La proposta di riforma

Per questo, quindi, la proposta di riforma: una forma di immunità per l'inquilino di Palazzo Chigi. Sarebbe possibile? Nel 2009, con il lodo Alfano, il centrodestra tentò il colpaccio. Ma l'immunità totale per il premier e i ministri fu bocciata dalla Corte Costituzionale con la sentenza 262/2009.

Tuttavia: se si mettesse di nuovo mano a quella legge proponendo un'immunità per i vertici dello Stato esclusivamente nell'esercizio delle loro funzioni?

L'Italia non sarebbe certo il primo Paese a regolarne una per i suoi massimi rappresentanti. Negli Stati Uniti, ad esempio, il presidente non è più suscettibile di processi penali da quando mette piede nella Casa Bianca fino alla fine del suo mandato. 

Certo, toccherebbe al Parlamento italiano risolvere quest'anomalia. Ma, tuttavia, non partirebbe da zero. Un esempio di immunità già vige nel nostro ordinamento costituzionale: è quello inerente il Presidente della Repubblica.

Cosa indica la Costituzione per il Presidente 

L'articolo 90 della Costituzione delinea uno status giuridico speciale per il nostro Capo dello Stato con queste parole:

virgolette
Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell'esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione. In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri

Nessuno scandalo, quindi, se quanto prescritto per il Capo dello Stato si facesse valere anche per il capo del Governo. Anzi: probabilmente, ci saremmo risparmiati almeno 31 anni di colpi bassi da parte di chi, tra l'altro, non è tenuto a rispondere del proprio lavoro. E, nel frattempo, avremmo avuto una riforma che ci avrebbe garantito una giustizia più trasparente.

Sette premier su dodici indagati, come uscire da un'anomalia

  • Il 27 gennaio, con il caso di Giorgia Meloni, sono saliti a sette (su dodici) i premier indagati dalla magistratura negli ultimi 31 anni
  • Di questi, solo uno è stato condannato: Silvio Berlusconi (a fronte di 36 processi e non nelle vesti di premier)
  • Avanza l'ipotesi di introdurre una sorta di immunità per chi guida il governo, magari sul modello già presente in Costituzione che riguarda il Presidente della Repubblica

 

 

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Giovanni Santaniello
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