27 Feb, 2025 - 14:20

Riforma della giustizia, tutta l'Italia dei magistrati scende in sciopero: "Difendiamo la nostra indipendenza"

Riforma della giustizia, tutta l'Italia dei magistrati scende in sciopero: "Difendiamo la nostra indipendenza"

L'elezione di Cesare Parodi a presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati aveva fatto pensare, per qualche giorno, ad un lungo periodo di tregua fra magistratura e governo. Oggetto del contendere era ed è la riforma della giustizia con la separazione delle carriere, considerata dall'esecutivo come un necessario passo per raggiungere la 'giustizia giusta', mentre dai giudici è vista come un indebito attacco alla loro indipendenza e autonomia.

E dato che nessuna delle due parti in causa ha deciso di fare un passo indietro, oggi 27 febbraio 2025 lo sciopero dei magistrati ha coinvolto i tribunali di tutta Italia, con punte di partecipazione anche dell'80%. Da Bergamo a Napoli, da Catanzaro a Torino tanti magistrati hanno imbracciato la Costituzione per chiedere alla politica uno stop definitivo ad una riforma che per loro non risolve i problemi della giustizia italiana.

Mentre a Palermo appare un murale con il giudice Falcone che incita ad andare avanti nella separazione delle carriere, la politica italiana si divide nettamente: se per il centrodestra la giornata di oggi è "una pagina di vergogna nella storia della Repubblica" (Gasparri dixit), a sinistra AVS appoggia lo sciopero dei magistrati.

Grande adesione per lo sciopero dei magistrati contro la riforma della giustizia

Se a parole tutti sembravano interessati a ricomporre una fragorosa frattura in nome di un più alto fine, quest'ultimo giovedì di febbraio ha invece mostrato plasticamente come politica e magistratura sono ormai due mondi separati e in conflitto. Attribuzione di poteri, timori di veder dettata la propria agenda, difesa del proprio ambito di autonomia: tanti i temi sul tavolo, ma tutti ruotano attorno alla separazione delle carriere dei magistrati.

È proprio per questo motivo (o contro questa riforma, come nel centrodestra non mancano di sottolineare) che le toghe di tutta Italia hanno scelto di confermare lo sciopero fissato qualche mese fa per oggi 27 febbraio 2025.

Molti tribunali, da Milano fino a Palermo, hanno visto una forte e trasversale partecipazione: la maggior parte delle sigle contrarie alla riforma (come Unicost) ha mostrato Costituzione alla mano come al governo sembri interessare più affermare il proprio potere sui tribunali e non aiutarli nel proprio lavoro.

Rossella Marro, presidente nazionale di Unicost, è stata una delle tante voci che ha cercato di spiegare alla cittadinanza italiana le motivazioni dello sciopero odierno. Non è un arroccarsi ai propri privilegi o un voler dettare le condizioni di lavori ai politici: è la necessità di difendere le libertà civili, politiche e giuridiche sancite dalla Costituzione italiana.

virgolette
Oggi scioperiamo non per il nostro stipendio o per un interesse di categoria, ma per difendere il principio di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Si tratta di una risposta unitaria a difesa dell'autonomia e indipendenza della Magistratura, che è un principio cardine della democrazia e dell'equilibrio fra i poteri, che per noi di Unicost non è negoziabile.

Considerato lo svolgimento delle varie manifestazioni, è palese che i tentativi di trovare un punto di incontro fra il presidente dell'Anm Parodi e la premier Meloni non siano andati a buon fine.

A Palermo un murale pro riforma: Falcone dice di "andare avanti!"

Proprio da Anm, per bocca del segretario Rocco Mariotti, si fa notare come la media di partecipazione allo sciopero abbia toccato una punta dell'80%. A seconda delle città il dato poi cambia: a Milano circa il 72% dei magistrati ha incrociato le braccia, mentre a Catanzaro si è arrivati oltre il 75%.

A Napoli si è avuta una piccola spaccatura: mentre l'assemblea alla Biblioteca Tartaglione ha visto la partecipazione sentita di scrittori (come Maurizio de Giovanni), professori, avvocati, rappresentanti della  Cgil, dell’associazione Libera e di altre magistrature, alcuni avvocati penalisti hanno invece esposto cartelli in cui esprimono il loro appoggio al ministro della Giustizia Carlo Nordio.

"Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizione di parità, davanti al giudice terzo e imparziale": è su questo tasto che lo stesso Nordio ha molte volte in passato insistito e ha trovato anche alleati insospettabili o inattesi. Non soltanto parte degli avvocati napoletani, ma anche a Palermo qualcuno ha pensato bene di usare la figura di Giovanni Falcone per chiedere al governo di finire una riforma di cui si parla da quasi 30 anni.

Dopo l'introduzione del codice Vassalli, Falcone aveva auspicato che la giustizia venisse trasformata permettendo di scegliere fin dall'inizio se fare il pubblico ministero o il giudice. In tanti nel centrodestra avevano usato queste parole per indicare come ci fosse un padre nobile per la loro riforma e il murale apparso nella città siciliana sembra un messaggio in tal senso.

Politica spaccata sulle manifestazioni dei giudici

Dal lato politico invece si assiste alla netta contrapposizione fra le parti. Come detto, i tre partiti di maggioranza (ma anche uno come Azione che su altri temi è all'opposizione) difendono strenuamente un lavoro che il ministro Nordio ha sempre considerato necessario. La presidente del Consiglio Meloni incontrerà i vertici dell'Anm il prossimo 5 marzo, così come l'Unione delle Camere Penali.

Una strategia forse del "bastone e della carota" che da un lato vuole tenere aperti i canali del dialogo, ma anche far capire ai magistrati che la riforma andrà avanti a qualunque costo. Chi è convinto che le motivazioni dello sciopero siano prettamente politiche si trova anche, come detto, non del centrodestra.

Enrico Costa di Azione è uno dei maggiori sostenitori della separazione delle carriere e avverte che - pur di mantenere autonomia e potere decisionale - i magistrati evitano di pagare per i propri sbagli: "Quello di oggi è lo sciopero delle correnti dell'Anm che vedono in questa riforma un colpo pesantissimo al loro potere. I magistrati non pagano mai per i loro errori, non ci sono azioni disciplinari. Questo è il tema: le correnti non vogliono perdere il loro potere, e quindi reagiscono contro il Parlamento".

Se Maurizio Gasparri di Forza Italia usa il suo solito linguaggio colorito per dire che "lo sciopero di oggi è una pagina di vergogna nella storia della Repubblica", da Alleanza Verdi e Sinistra c'è una netta presa di posizione a favore delle ragioni dei magistrati.

Il capogruppo di Avs nella commissione Giustizia della Camera, Devis Dori afferma a tal proposito: "Oggi i magistrati scioperano con il testo della Costituzione in mano. La destra al Governo, invece, pensa di poter stravolgere la Costituzione, calpestare i suoi principi e agire con ostilità ideologica contro l’indipendenza dei magistrati. Noi di Alleanza Verdi e Sinistra siamo con i magistrati a tutela della Costituzione democratica".

I tre punti salienti dell'articolo

  • L'elezione di Cesare Parodi a presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati (ANM) ha sollevato speranze di tregua tra la magistratura e il governo, ma la riforma della giustizia, in particolare la separazione delle carriere, continua a essere fonte di conflitto. I magistrati si oppongono alla riforma, vedendola come una minaccia alla loro indipendenza.

  • Il 27 febbraio 2025, i magistrati hanno scioperato in tutta Italia, con una partecipazione che ha raggiunto anche l'80% in alcune città. La protesta ha visto un ampio sostegno da parte delle sigle contrarie alla riforma, mentre la politica italiana è divisa tra chi appoggia la riforma e chi la critica.

  • Il governo, in particolare il ministro della Giustizia Carlo Nordio e il centrodestra, continua a sostenere la riforma, mentre le forze di sinistra, come Alleanza Verdi e Sinistra, sostengono le ragioni dei magistrati. Le discussioni politiche restano accese, con la premier Meloni che incontrerà i vertici dell'ANM il 5 marzo.

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Pasquale Narciso
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