Quando si tratta di dazi, la Lega sembra avere una bussola a senso unico: se li impone l’Europa, sono un danno per il made in Italy; se li alza Donald Trump, diventano una legittima difesa degli interessi nazionali. Un doppio standard che emerge con prepotenza ora che l’ex presidente USA ha annunciato un’imposta del 25% sui prodotti agroalimentari europei, un colpo che rischia di pesare anche sull’export italiano.
Mentre Meloni cerca di giocarsi la carta del rapporto personale con Trump, all’interno della maggioranza si moltiplicano i distinguo: c’è chi sogna trattative separate con Washington, chi teme per l’economia del Nord-Est e chi, come Salvini, continua a prendersela con Bruxelles.
Ma il vero problema è un altro: chi difende davvero gli interessi dell'economia italiana in questa situazione di incertezza?
Per vedere quali saranno le prossime mosse politiche di Donald Trump, basterebbe guardare i post pubblicati sul suo profilo della piattaforma Truth. Dal 2 aprile gli agricoltori statunitensi potranno stare tranquilli: inizierà una nuova età dell'oro per il loro settore, perché i prodotti agroalimentari europei subiranno dazi del 25%.
Sarà coinvolta anche l'Italia? La Confagricoltura e altre associazioni di settore hanno già stimato danni nell'ordine del miliardo europeo, temendo che le imposte aggiuntive promosse dal presidente degli Stati Uniti danneggeranno anche l'export di alcune regioni nel nord-est italiano, come Friuli Venezia-Giulia o il Veneto.
In questi giorni un'altra preoccupazione si è aggiunta, anche se a livello politico: forse il rapporto di amicizia tra la premier Giorgia Meloni e Trump non basterà a risparmiare all’Italia misure economiche potenzialmente gravose. All'interno del governo poi la questione è ancora più spinosa: nonostante l'immagine di unità che molti suoi esponenti cercano di dare, la Lega continua a mostrare una certa vicinanza alle idee e proposte avanzate da Trump.
Certo, non vogliamo altri #dazi. Ma è inutile che ci lamentiamo se Trump tutela l'economia USA. Il vero problema per noi è l'UE che massacra le aziende italiane ed europee, a partire da automotive e agroalimentare. pic.twitter.com/EgMhijEP6j
— Gian Marco Centinaio (@giamma71) March 3, 2025
Le dichiarazioni di Matteo Salvini non hanno rafforzato il suo consenso elettorale e hanno attirato l'attenzione delle opposizioni, anche se non mancano voci di assenso all'interno del partito. In questa categoria rientrano esponenti come Gian Marco Centinaio o Claudio Borghi, convinti che l'Italia potrebbe ritagliarsi un ruolo diplomatico di spessore o di guadagnare dall'attivazione dei dazi.
Ci sono poi personalità politiche come il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, che ha dato voce ai timori della classe imprenditoriale locale per i possibili mancati guadagni derivanti dalla strozzatura del suo export. In questo senso sembra serpeggiare un certo scetticismo su chi è convinto (proprio nella Lega) che i consumatori americani smetteranno di preferire i prodotti economici cinesi e sceglieranno la qualità di quelli italiani.
Dai tappi in plastica agli imballaggi, dal vino dealcolizzato alla carne sintetica, dalle auto ibride/elettriche alle energie rinnovabili per riscaldare le abitazioni non sono mancati i momenti di scontro fra esponenti leghisti e istituzioni comunitarie. L'Unione Europea è vista dalla Lega come un ente tecnocratico che impone regole e piani estremamente dettagliati, tanto da uccidere l'innovazione e la produzione delle merci e dei prodotti al suo interno, causate anche dalle politiche di austerity tedesche.
#Bonelli critica il piano di riarmo europeo promosso da #VonDerLeyen: "#Meloni ci dica dove vuole prendere i soldi e #Salvini la smetta di fare il patriota pro-#Trump" pic.twitter.com/8At3NzhfWs
— Tag24 (@Tag24news) March 4, 2025
Da qui è naturale che esistano reazioni anche violente - sul piano commerciale - come quelle avanzate dagli USA, ma anche la miopia nel consentire l'importazione di prodotti cinesi (come le auto elettriche) a detrimento del settore automobilistico prima europeo e poi italiano. La Lega ha sempre affermato di fare battaglie in nome del "buon senso" e del "made in Italy" e proprio su quest'ultimo punto c'è la critica avanzata da Angelo Bonelli, portavoce di Alleanza Verdi e Sinistra.
Serve realismo, non ideologia!
— Forza Italia (@forza_italia) March 2, 2025
Grazie ad un grande impegno da parte di Forza Italia, il PPE ha abbracciato la nostra proposta di revocare il blocco sulla vendita di auto a combustione dal 2035. Una scelta irrealistica che mette a rischio imprese, lavoratori e famiglie. pic.twitter.com/8BwSQcfSg0
Poco fuori Montecitorio l'esponente rossoverde critica Salvini per il suo patriottismo a targhe alterne: contro l'Europa si può dire di tutto, dal no all'esercito comune al no contro le "follie green", mentre con l'amministrazione repubblicana negli Stati Uniti c'è comprensione verso attività che potrebbero danneggiare anche la stessa economica italiana.
La provocazione di Bonelli contro questo tipo di patriottismo salviniano arriva alla fine del suo intervento:
Come accennato, alcuni esponenti della Lega (non soltanto lo stesso Borghi ma anche Alberto Bagnai) sono convinti che l'Italia potrebbe smarcarsi dalle difficoltà degli altri paesi UE trattando da sola e per proprio conto con gli USA. Sarebbe uno strappo clamoroso e metterebbe la premier Meloni in difficoltà con i partner europei, ma è innegabile che esiste un senso di spaesamento generale verso questa seconda presidenza trumpiana.
L'Europa rischia di pagare 7 miliardi di #dazi USA, che colpiscono anche nostro agroalimentare, perché l'UE avrebbe indebitamente aiutato il consorzio franco-tedesco #Airbus. Nostro problema non è sovranismo alla #Trump, ma quello alla Merkel-Macron.
— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) January 20, 2020
???? #Meloni #QuartaRepubblica pic.twitter.com/xcDriCCG5P
Le minacce dei dazi ai prodotti agroalimentari europei sono veritiere o sono un modo per negoziare trattamenti di favore? Al momento difficile dirlo, anche se da ieri 3 marzo 2025 le imposte del 25% sono state applicate contro i prodotti canadesi e messicani. Anche la Cina ha subito dazi del 20% (dal precedente 10%), reagendo con la promessa di sanzioni contro la soia, il pollo, il mais e il grano statunitensi.
Da anni la Lega chiedeva lo stop alle multe per le case automobilistiche che non si adeguavano in tempo alle eco-follie del Green Deal e, con ampio ritardo, ci è arrivata anche la Commissione europea. Meglio tardi che mai!
— Matteo Salvini (@matteosalvinimi) March 4, 2025
È un primo passo importante ma non sufficiente. Ora serve… pic.twitter.com/doMel3YXM1
Una "guerra commerciale" che non gioverebbe a nessuno: se su quest'assunto sono d'accordo in tanti, formulare una risposta comune non è agevole. Il motore economico europeo, la Germania, è da anni in panne (dopo aver perso l'economico gas russo europeo e il mercato cinese per le esportazioni) e forse andare ognuno per la propria strada non è una scelta saggia.
I dazi di Trump e l’impatto sull’Italia - A partire dal 2 aprile, gli Stati Uniti imporranno dazi del 25% sui prodotti agroalimentari europei, colpendo anche l’export italiano. Confagricoltura stima danni per circa un miliardo di euro, mentre il governo italiano teme ripercussioni economiche nonostante i buoni rapporti tra Giorgia Meloni e Donald Trump.
Divisioni nella Lega - Il partito di Salvini appare diviso: alcuni esponenti come Centinaio e Borghi vedono nei dazi un’opportunità diplomatica per l’Italia, mentre altri, come Zaia, temono un impatto negativo sull’economia locale. Intanto, l’opposizione accusa Salvini di essere "patriota a targhe alterne", criticando la sua linea morbida nei confronti delle scelte protezionistiche di Trump.
La risposta dell’Europa e il rischio di frammentazione - L’UE è già sotto pressione per la concorrenza cinese e la crisi dell’industria tedesca. Alcuni esponenti della Lega ipotizzano che l’Italia possa negoziare direttamente con gli USA, ma ciò creerebbe tensioni con i partner europei. La mancanza di una strategia comune rischia di indebolire l’intero blocco economico dell’Unione.