04 Mar, 2025 - 15:12

Dazi sì, ma solo quando li propone Trump: l'ambiguità della Lega agita il governo

Dazi sì, ma solo quando li propone Trump: l'ambiguità della Lega agita il governo

Quando si tratta di dazi, la Lega sembra avere una bussola a senso unico: se li impone l’Europa, sono un danno per il made in Italy; se li alza Donald Trump, diventano una legittima difesa degli interessi nazionali. Un doppio standard che emerge con prepotenza ora che l’ex presidente USA ha annunciato un’imposta del 25% sui prodotti agroalimentari europei, un colpo che rischia di pesare anche sull’export italiano.

Mentre Meloni cerca di giocarsi la carta del rapporto personale con Trump, all’interno della maggioranza si moltiplicano i distinguo: c’è chi sogna trattative separate con Washington, chi teme per l’economia del Nord-Est e chi, come Salvini, continua a prendersela con Bruxelles.

Ma il vero problema è un altro: chi difende davvero gli interessi dell'economia italiana in questa situazione di incertezza?

Alla Lega i dazi piacciono solo se proposti da Trump: e in Europa?

Per vedere quali saranno le prossime mosse politiche di Donald Trump, basterebbe guardare i post pubblicati sul suo profilo della piattaforma Truth. Dal 2 aprile gli agricoltori statunitensi potranno stare tranquilli: inizierà una nuova età dell'oro per il loro settore, perché i prodotti agroalimentari europei subiranno dazi del 25%.

Sarà coinvolta anche l'Italia? La Confagricoltura e altre associazioni di settore hanno già stimato danni nell'ordine del miliardo europeo, temendo che le imposte aggiuntive promosse dal presidente degli Stati Uniti danneggeranno anche l'export di alcune regioni nel nord-est italiano, come Friuli Venezia-Giulia o il Veneto.

In questi giorni un'altra preoccupazione si è aggiunta, anche se a livello politico: forse il rapporto di amicizia tra la premier Giorgia Meloni e Trump non basterà a risparmiare all’Italia misure economiche potenzialmente gravose. All'interno del governo poi la questione è ancora più spinosa: nonostante l'immagine di unità che molti suoi esponenti cercano di dare, la Lega continua a mostrare una certa vicinanza alle idee e proposte avanzate da Trump. 

Le dichiarazioni di Matteo Salvini non hanno rafforzato il suo consenso elettorale e hanno attirato l'attenzione delle opposizioni, anche se non mancano voci di assenso all'interno del partito. In questa categoria rientrano esponenti come Gian Marco Centinaio o Claudio Borghi, convinti che l'Italia potrebbe ritagliarsi un ruolo diplomatico di spessore o di guadagnare dall'attivazione dei dazi.

Ci sono poi personalità politiche come il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, che ha dato voce ai timori della classe imprenditoriale locale per i possibili mancati guadagni derivanti dalla strozzatura del suo export. In questo senso sembra serpeggiare un certo scetticismo su chi è convinto (proprio nella Lega) che i consumatori americani smetteranno di preferire i prodotti economici cinesi e sceglieranno la qualità di quelli italiani.

Bonelli: "Salvini difenda in made in Italy e il made in Europe"

Dai tappi in plastica agli imballaggi, dal vino dealcolizzato alla carne sintetica, dalle auto ibride/elettriche alle energie rinnovabili per riscaldare le abitazioni non sono mancati i momenti di scontro fra esponenti leghisti e istituzioni comunitarie. L'Unione Europea è vista dalla Lega come un ente tecnocratico che impone regole e piani estremamente dettagliati, tanto da uccidere l'innovazione e la produzione delle merci e dei prodotti al suo interno, causate anche dalle politiche di austerity tedesche.

Da qui è naturale che esistano reazioni anche violente - sul piano commerciale - come quelle avanzate dagli USA, ma anche la miopia nel consentire l'importazione di prodotti cinesi (come le auto elettriche) a detrimento del settore automobilistico prima europeo e poi italiano. La Lega ha sempre affermato di fare battaglie in nome del "buon senso" e del "made in Italy" e proprio su quest'ultimo punto c'è la critica avanzata da Angelo Bonelli, portavoce di Alleanza Verdi e Sinistra.

Poco fuori Montecitorio l'esponente rossoverde critica Salvini per il suo patriottismo a targhe alterne: contro l'Europa si può dire di tutto, dal no all'esercito comune al no contro le "follie green", mentre con l'amministrazione repubblicana negli Stati Uniti c'è comprensione verso attività che potrebbero danneggiare anche la stessa economica italiana.

La provocazione di Bonelli contro questo tipo di patriottismo salviniano arriva alla fine del suo intervento:

virgolette
Tutto ciò porterà ad un impoverimento drammatico dell'Europa e un'Europa indebolita dal punto di vista economico sarà più debole contro le grandi potenze. Bisogna invece investire dal punto di vista dell'innovazione tecnologica per dare anche una risposta ai dazi di Trump: vorrei dire al patriota Salvini che ha così tanto ammirato Trump che forse dovrebbe cominciare a fare il patriota in Italia e non negli Stati Uniti. Dovremmo cominciare a fare una campagna rispetto ai dazi sul made in Italy e sul made in Europe.

Cosa succede da aprile con i dazi nel settore agroalimentare

Come accennato, alcuni esponenti della Lega (non soltanto lo stesso Borghi ma anche Alberto Bagnai) sono convinti che l'Italia potrebbe smarcarsi dalle difficoltà degli altri paesi UE trattando da sola e per proprio conto con gli USA. Sarebbe uno strappo clamoroso e metterebbe la premier Meloni in difficoltà con i partner europei, ma è innegabile che esiste un senso di spaesamento generale verso questa seconda presidenza trumpiana.

Le minacce dei dazi ai prodotti agroalimentari europei sono veritiere o sono un modo per negoziare trattamenti di favore? Al momento difficile dirlo, anche se da ieri 3 marzo 2025 le imposte del 25% sono state applicate contro i prodotti canadesi e messicani. Anche la Cina ha subito dazi del 20% (dal precedente 10%), reagendo con la promessa di sanzioni contro la soia, il pollo, il mais e il grano statunitensi.

Una "guerra commerciale" che non gioverebbe a nessuno: se su quest'assunto sono d'accordo in tanti, formulare una risposta comune non è agevole. Il motore economico europeo, la Germania, è da anni in panne (dopo aver perso l'economico gas russo europeo e il mercato cinese per le esportazioni) e forse andare ognuno per la propria strada non è una scelta saggia.

I tre punti salienti dell'articolo

  • I dazi di Trump e l’impatto sull’Italia - A partire dal 2 aprile, gli Stati Uniti imporranno dazi del 25% sui prodotti agroalimentari europei, colpendo anche l’export italiano. Confagricoltura stima danni per circa un miliardo di euro, mentre il governo italiano teme ripercussioni economiche nonostante i buoni rapporti tra Giorgia Meloni e Donald Trump.

  • Divisioni nella Lega - Il partito di Salvini appare diviso: alcuni esponenti come Centinaio e Borghi vedono nei dazi un’opportunità diplomatica per l’Italia, mentre altri, come Zaia, temono un impatto negativo sull’economia locale. Intanto, l’opposizione accusa Salvini di essere "patriota a targhe alterne", criticando la sua linea morbida nei confronti delle scelte protezionistiche di Trump.

  • La risposta dell’Europa e il rischio di frammentazione - L’UE è già sotto pressione per la concorrenza cinese e la crisi dell’industria tedesca. Alcuni esponenti della Lega ipotizzano che l’Italia possa negoziare direttamente con gli USA, ma ciò creerebbe tensioni con i partner europei. La mancanza di una strategia comune rischia di indebolire l’intero blocco economico dell’Unione.

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Pasquale Narciso
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