Un cambiamento definito epocale e del quale tutto il governo si vuole prendere i meriti. La decisione di considerare il femminicidio come reato a sé stante e punibile con l'ergastolo soddisfa quell'attenzione verso le donne che Giorgia Meloni ha spesso indicato come uno degli aspetti positivi del suo governo.
Non poteva esimersi dal commentare questa decisione anche il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che in un'intervista a "Il Giornale" ha riferito come l'introduzione di un nuovo reato non debba stupire o suscitare reazioni critiche. Compito del legislatore, per Nordio, è quello di porre argine a fenomeni "odiosi e devastanti" contro un "soggetto debole che negli ultimi anni ha avuto una serie di aggressioni che va al di là della statistica ordinaria degli omicidi".
Critico il collettivo "Non Una di Meno", che non ritiene l'atteggiamento repressivo del governo utile contro le violenze sulle donne.
L'attenzione dell'esecutivo verso i reati è stato una degli argomenti che i suoi sostenitori e i suoi detrattori hanno utilizzato per descriverne l'agire da quando si è insediato nel 2022. La prima presidente del Consiglio donna, Giorgia Meloni, aveva promesso che al centro della sua attività politica ci sarebbero state le donne e che era compito di tutti i ministri elaborare gli strumenti più adatti per aiutarle sul piano sociale, culturale, economico e giuridico.
Chi sostiene la bontà di questo ragionamento può indicare che punire con l'ergastolo il femminicidio sia stato un passo in avanti per prevenire altre morti, mentre chi critica il governo crede che trasformare tutto in emergenza e legiferare in tal senso reprima il dissenso e riempa le carceri più del dovuto.
???? #Nordio intervistato su @ilgiornale da @alesallusti: “Il nuovo reato di #femminicidio, un segnale di attenzione culturale per un fenomeno odioso e devastante. La serie di aggressioni alle donne negli ultimi anni va al di là della statistica ordinaria degli omicidi” pic.twitter.com/lcbd6V13Ec
— Ministero Giustizia (@minGiustizia) March 8, 2025
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha voluto, con un'intervista a "Il Giornale", spiegare le ragioni che hanno portato all'introduzione di un nuovo reato. Non bastava l'omicidio a punire chi toglie la vita anche ad una donna? Per Nordio non bastava: la necessità di porre un freno penale ad un "genocidio" compiuto contro tutto il genere femminile non poteva essere più ignorata dal legislatore:
Il termine di "genocidio" è una parola certamente forte e che in politica internazionale è stata ad esempio adoperata dalla Corte penale internazionale per spiegare ciò che sta compiendo Israele nella striscia di Gaza. Tante donne in Italia vengono uccise (fino a novembre 2024 erano state 100), ma vengono colpite in quanto tali o perché vittime di relazioni di potere all'interno di quelle amorose?
DONNE PENALIZZATE DUE VOLTE
— Patronato Inca Cgil (@Patronato_Inca) March 8, 2025
???? Pari opportunità e tutele non sono ancora realtà. La Costituzione garantisce uguaglianza in diritti e retribuzioni ma i dati raccontano un’altra storia
???? Anche dopo una vita di lavoro le donne continuano a subire disuguaglianze nelle pensioni pic.twitter.com/YiHgn1ltI6
Nordio ritiene più aderente alla realtà la prima spiegazione: i femminicidi esistono perché si vuole colpire la categoria intera delle donne. Esiste però anche la possibilità che una moglie, una fidanzata, una compagna siano colpite perché un uomo non accetta la fine della relazione, perché non gradisce la loro indipendenza (economica, affettiva, ecc.), perché vuole negare loro la libertà di decidere del proprio corpo.
Siamo alla follia. Se uccidi una donna la pena è solo l’ergastolo. Se uccidi un uomo la pena è di ventiquattro anni. Stabilita l’inferiorità dell’uomo rispetto alla donna. Dovevano aspettare un governo di destra per raggiungere imbecillita’ incostituzionali di questo genere?
— Carlo Taormina (@carlo_taormina) March 8, 2025
In molte città italiane, da Roma a Genova, da Torino a Napoli, i cortei transfemministi per l'8 marzo hanno portato nelle strade e nelle piazze migliaia di persone. Il collettivo "Non Una di Meno" - sotto lo slogan "Lotto, Boicotto, Sciopero" - ha messo sotto il fuoco delle sue critiche la visione maschilista e patriarcale dei media ma anche ciò che il governo Meloni non ha fatto a favore delle donne.
Ammontano a 850 mila euro i fondi erogati dal Viminale alle vittime di femminicidio e violenze sessuali. Tra i beneficiari, anche le famiglie affidatarie di minori orfani di crimini domestici o di violenza di genere.
— Matteo Piantedosi (@Piantedosim) March 8, 2025
Leggi la notizia: https://t.co/PRZiq2ZG5P pic.twitter.com/0TJXQpFtXL
Graziella Basselli, una delle leader del movimento transfemminista "Non una di meno", ha voluto riferire tutto lo scetticismo di attiviste e associazioni riguardo il reato di femminicidio. L'aumento delle pene va a braccetto con la repressione, che questo governo ha messo in campo fin dal suo insediamento e ha quindi aggravato anche la situazione delle carceri italiane.
Nelle parole di Basselli si può leggere tutta la sfiducia verso un sistema che ritiene che bastino le leggi per fermare fenomeni criminali e odiosi. La certezza della pena, così come il suo intento rieducativo, non dovrebbero mai mancare quando si priva della libertà personale qualcuno, ma allo stesso tempo le caratteristiche patriarcali e di sfruttamento che il neoliberismo ha impresso alle nostre società non andrebbero mai dimenticate.
Le donne, come i migranti o le persone queer, vengono ritenute categorie minoritarie e sfruttabili, così come si perpetuano strumenti anche culturali di sfruttamento e di possesso. Per Basselli quindi c'è bisogno più di cultura che di carcere, di educazione sesso-affettiva nelle scuole che di repressione:
Introduzione del reato di femminicidio - Il governo ha deciso di istituire il reato di femminicidio come fattispecie autonoma, punibile con l’ergastolo. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha difeso la scelta, sostenendo che fosse necessaria per contrastare un fenomeno definito "odioso e devastante".
Critiche e reazioni - Il collettivo Non Una di Meno ha criticato la misura, ritenendola eccessivamente repressiva e poco utile per prevenire la violenza di genere. Altri detrattori temono che la nuova legge possa aumentare la repressione senza affrontare le cause strutturali del problema.
Dibattito sulla deterrenza e le alternative - Nordio ha paragonato l'effetto della nuova legge a quello del decreto anti-rave, suggerendo che possa avere un impatto deterrente. Tuttavia, attivisti e esperti sottolineano la necessità di un cambiamento culturale, attraverso educazione e prevenzione, piuttosto che un mero inasprimento delle pene.