A volte il destino dei politici è proprio amaro. Anche se il gusto avvolgente dell'insaccato di cui qui pure si vorrebbe parlare ha una nota dolce, tutt'al più salata, con un retrogusto speziato. Insomma, si parla dell'ironia della sorte che ha colto Romano Prodi e della mortadella.
Il Professore che inventò l'Ulivo, infatti, era soprannominato dai suoi detrattori proprio con il nome dell'insaccato reso famoso dalla sua Bologna: per quelli di centrodestra era (ed è) "Mortadella", nome suggerito dalla sua espressione sempre sorniona, diciamo così. E, in ogni caso, la notizia di oggi è che nella città felsinea, il circolo del Partito Democratico in cui ha mosso i primi passi chiude per far spazio a un locale in cui si metteranno in vendita proprio mortadelle.
"Un cerchio che si chiude", ha commentato un bolognese facendo ricorso alla proverbiale ironia emiliana.
E comunque: l'ironia, in questa piccola-grande vicenda, è innanzitutto della sorte. Del resto, quando, il 24 gennaio 2008, cadde il secondo e ultimo governo Prodi, in Senato, ci fu chi, volendolo dileggiare, stappò una bottiglia di champagne e mangiò platealmente una bella fetta di mortadella. Per la cronaca, fu il senatore siciliano dell'allora Pdl Nino Strano, passato a miglior vita nel novembre del 2023 non prima di aver rivendicato quella trovata. La quale, a dirla tutta, fu inserita dalla trasmissione di La7 Tagadà, non senza ragione, nei "momenti indimenticabili di Camera e Senato"
Insomma: "Mortadella" che, due anni prima, nel 2006, riuscì a battere il centrodestra di Berlusconi per la seconda volta per soli 24 mila voti, doveva lasciare assolutamente Palazzo Chigi. E, tra i banchi di centrodestra, si festeggiò la caduta del Professore anche a rischio di essere rimproverati dall'allora presidente del Senato Franco Marini:
Il Tgcom ha fatto un servizio sul cambio di destinazione dei locali di via Orfeo che hanno ospitato fino a poco tempo fa il Partito Democratico. Si racconta che quella sezione sia stata la prima a essere frequentata anche da Elly Schlein. In ogni caso, per l'occasione, è uscita tutta l'ironia dei bolognesi: "Tutto torna, si chiude il cerchio". Poi: "Meglio una salumeria che una sede del Pd". E ancora: "E' un ritorno alle cose concrete". "La mortadella di Bologna è trasversale". "Ora parleranno di salumi anziché di elezioni".
Insomma: ne hanno dette di tutti i colori. Del resto, a tavola, la sinistra si fa sempre riconoscere.
Al di là della mortadella, la sinistra a tavola non scherza mica. Ha mosso i primi passi con il pane e salame dei lavoratori, volendo stare accanto ai meno fortunati tra loro, gli operai e i contadini.
Negli anni, però, la destra le ha rimproverato di essere passata sempre più a preferire chi nel suo piatto trovava il caviale, fino a rappresentare le forze politiche preferite dai residenti nelle ztl, i quartieri più ricchi delle città. Per confutare questa tesi, Pierluigi Bersani, in occasione delle scorse regionali in Umbria, fece questo post per dimostrare che lui, coi compagni, solo pasta col sugo.
Ma tant'é: questo non è bastato perché in provincia di Modena, a fine febbraio, nemmeno la polenta antifascista promossa dall'Anpi è stata digerita alla destra. La quale, però, a sua volta, rimanendo a tavola, se invece organizza in Senato un assaggio di ostriche, fa filare tutto liscio.
Tornando alla sorte toccata alla sezione di Prodi riconvertita in salumeria, bisogna dire che comunque un boccone davvero amaro per il Partito Democratico c'è eccome: è rappresentato dai 4 milioni di euro che deve recuperare vendendo una trentina di sezioni sparse per l'Italia.
Solo a Roma ne sono sedici, compresa quella dedicata a Enrico Berlinguer a Ponte Milvio e quella di via dei Marsi, inaugurata sotto l'insegna del Pci nel 1962 da Palmiro Togliatti. Chissà se anche lì attaccheranno mortadelle.