8
Le misure adottate dall’Italia per contrastare la shrinkflation sono state giudicate eccessivamente restrittive e quindi sproporzionate. Per questo motivo, la Commissione europea ha deciso di avviare una procedura di infrazione nei confronti del nostro Paese.
La decisione, al momento, lascia i consumatori in una posizione vulnerabile di fronte a una pratica sempre più diffusa e insidiosa. Il fenomeno della shrinkflation, infatti, consiste nella riduzione della quantità di prodotto all'interno dello stesso imballaggio, mantenendo invariato il prezzo. In questo modo, le aziende riescono a celare gli aumenti di costo, facendo leva sull'inconsapevolezza e sulla distrazione, spesso involontaria, dei consumatori.
Una pratica evidentemente scorretta e poco trasparente, sulla quale il Governo ha deciso di intervenire a dicembre scorso attraverso una norma inserita nel ddl Concorrenza. Secondo la Commissione europea, tuttavia, tale intervento è incompatibile con le regole del mercato unico.
Ma facciamo un passo indietro. Nel dicembre scorso, per contrastare la shrinkflation, è stato inserito nel ddl Concorrenza l’obbligo per i produttori di apporre un’etichetta ben visibile sulla confezione per informare i consumatori della riduzione della quantità di prodotto. La dicitura prevista è: "Questa confezione contiene un prodotto inferiore di X (unità di misura) rispetto alla precedente quantità".
Ma perché, allora, la Commissione europea ha avviato la procedura di infrazione? I motivi sono due. Il primo riguarda l’obbligo di etichettatura, ritenuto "non proporzionato". Secondo la Commissione, la tutela dei consumatori dovrebbe essere garantita con strumenti meno restrittivi, evitando di creare barriere al mercato interno.
La seconda ragione è di natura burocratica: la norma italiana viola la direttiva sulla trasparenza del mercato unico perché è stata adottata senza tener conto del parere circostanziato già espresso dalla Commissione.
La palla passa ora al Governo italiano, che avrà due mesi di tempo per rispondere alle contestazioni sollevate. Un’eventualità, questa, purtroppo attesa, come spiegato ai microfoni di Tag24 dall’avvocato Gianluca Di Ascenzo, membro del collegio di presidenza del Codacons, una delle prime associazioni di consumatori a denunciare il fenomeno della shrinkflation:
"La comunicazione della Commissione europea era prevedibile: sapevamo che norme che introducono limitazioni alla circolazione delle merci, e quindi al libero mercato, possono essere sospese per verificarne la compatibilità con la normativa comunitaria. Secondo la Commissione, infatti, l'obbligo di etichettatura per segnalare la cosiddetta 'sgrammatura' – ovvero la riduzione del prodotto nella stessa confezione – potrebbe creare difficoltà alle imprese europee, costringendole a realizzare etichette e confezioni specifiche per il mercato italiano.
Chiaramente, questa procedura non ci lascia indifferenti. Il fenomeno della shrinkflation è da anni sotto la nostra attenzione e quella delle autorità. La nostra priorità resta la tutela dei consumatori e la trasparenza del mercato"
Secondo il Codacons, l’intervento normativo previsto dal ddl Concorrenza è arrivato troppo tardi, nonostante la piena consapevolezza della diffusione della shrinkflation. L’auspicio, come spiegato dall’avvocato Gianluca Di Ascenzo, è che almeno si possa evitare la procedura di infrazione a carico dell’Italia:
"Il fenomeno è noto da anni. La shrinkflation è chiaramente una conseguenza dell’inflazione e, non a caso, ha coinvolto un’ampia gamma di prodotti: dalle bevande ai generi alimentari, fino ai fazzoletti di carta. In questo senso, l’intervento normativo è tardivo: si cerca di chiudere la stalla quando ‘i buoi sono già scappati’.
Ora speriamo che il tutto non si concluda con una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia: sarebbe una beffa per i consumatori".
Per contrastare la shrinkflation, il Codacons ritiene che, oltre all’etichettatura dei prodotti, sarebbe ancora più efficace l’introduzione di cartelli ben visibili nei supermercati, in grado di attirare l’attenzione dei consumatori:
[advBanner]"In Francia, alcune grandi catene hanno adottato cartelli sugli scaffali per indicare la riduzione della quantità del prodotto a parità di prezzo. Sappiamo bene che i consumatori spesso non prestano attenzione alle quantità, concentrandosi piuttosto sul prezzo.
[advBanner]Il problema è che la trasparenza non sempre si traduce in una maggiore consapevolezza da parte del consumatore. Spesso si ha fretta e le etichette vengono ignorate: i cartelli sugli scaffali potrebbero quindi avere un impatto più diretto su chi acquista".
[advBanner][advBanner]