Il giorno dopo per Delmastro sembra essere più amaro di quello in cui le sue dichiarazioni sulla riforma della giustizia hanno portato le opposizioni a chiedere le sue dimissioni e un certo imbarazzo nella maggioranza.
In una "chiacchierata confidenziale" con Il Foglio, il sottosegretario alla Giustizia descrive in termini poco lusinghieri uno dei capisaldi non soltanto del suo diretto superiore, e cioè il ministro della Giustizia Carlo Nordio, ma anche dello stesso governo Meloni: la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri.
L'oggetto del contendere sarebbe l'istituzione di due Consigli superiori della magistratura, scenario bollato da Delmastro come controproducente: "Il Csm per i pubblici ministeri è un errore strategico". Nonostante la rettifica del sottosegretario stesso, le sue parole colpiscono l'immagine di concordia che la premier Meloni presenta come costante nell'esecutivo.
Si aggiunge un altro capitolo nello scontro che spesso oppone politica e giornalismo. Quest'ultimo, specie quando ha a che fare con la prima, si basa molto su retroscena e confidenze fatte dal politico di turno, scritte a patto che non venga citato il suo nome. Non è stato questo però il caso di Andrea Delmastro, sottosegretario alla Giustizia, che ieri 14 marzo 2025 ha conquistato grande spazio nella cronaca politica per commenti (forse) non richiesti sulla riforma della giustizia.
Il Foglio titola che Delmastro è contro la riforma, PD e 5Stelle si scatenano in comunicati, poi viene pubblicato l’audio rubato della conversazione informale e si smonta tutto!
— Giovanni Donzelli (@Donzelli) March 14, 2025
“Complessivamente ottima riforma”.
Ritentate sarete più fortunati.
Fratelli d’Italia è compatta.… pic.twitter.com/XMVYxAOap3
A raccogliere le sue confidenze è stato il giornalista de Il Foglio Ermes Antonucci, esperto di politica giudiziaria, che ha potuto dimostrare - audio alla mano - come nella maggioranza ci siano opinioni divergenti su alcuni suoi punti fondamentali. La separazione delle carriere fra pubblici ministeri e giudici viene enfatizzata dal ministro Nordio in giù come la miglior garanzia della terzietà durante un processo, mentre dall'ANM e oltre si lamentano possibili pretese di controllo del potere politico su quello giudiziario.
Perché le dichiarazioni di Delmastro hanno messo in allarme la maggioranza? Innanzitutto per il suo ruolo, sottosegretario per la Giustizia appunto, ma anche perché sembra sconfessare la linea di condotta adottata da Fratelli d'Italia. La riforma della giustizia vuole scardinare il sistema correntizio che ne orienterebbe l'agire e le nomine, facendo anche attenzione a tutti quei casi di malagiustizia che negli anni hanno colpito persone comuni e non.
Delmastro invece ritiene che creare due Csm, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, sia controproducente per questo scopo. Il timore è che i pm finiranno per debordare dalle loro funzioni fino a "mangiarsi" i giudici, gli unici poi che avrebbero un'Alta corte disciplinare che ne giudichi eventuali reclami.
Diventate di dominio pubblico le dichiarazioni, da un lato all'altro degli schieramenti politici si è subito visto chi difendeva Delmastro e chi no. Partendo dalle opposizioni, la parola più volte ripetuta nell'arco della giornata di ieri è stata quella di "dimissioni". Un passo indietro del sottosegretario sarebbe necessario perché si arriva alla situazione incresciosa e ridicola (due aggettivi molto in voga nel Partito Democratico) di un esponente della maggioranza che va contro il suo stesso superiore.
I pericoli della riforma costituzionale sono sotto gli occhi di tutti!
— ANM Associazione Nazionale Magistrati (@ANMagistrati) March 14, 2025
Le parole del sottosegretario e responsabile giustizia di Fratelli d’Italia Andrea Delmastro al Foglio sono una confessione in piena regola. pic.twitter.com/o7eTnjlsK2
Dai dem si sottolinea come la condanna con l'accusa di rivelazione di segreto d'ufficio non abbia impedito a Delmastro di continuare nel suo lavoro istituzionale, così come non è mai mancata la protezione e l'amicizia politica di Giorgia Meloni. L'avvocato vercellese agli inizi di febbraio si era vantato che (anche) grazie al suo operato il governo non aveva ceduto alle richieste di mafiosi e anarchici di eliminare il 41 bis.
Alla richiesta di dimissioni si accodano anche Matteo Renzi ("Delmastro è un sottosegretario incapace e sadico. Da oggi è anche bugiardo. Se avesse un minimo di dignità dovrebbe dimettersi"), Chiara Braga del PD ("Le parole di Delmastro sono gravi anche perché ci fanno conoscere le vere intenzioni del governo: assoggettare il potere giudiziario al controllo dell’esecutivo") e infine dei capigruppo pentastellati in Affari Costituzionali ("ennesima dimostrazione del fatto che questa riforma è oggetto di una ignobile spartizione di provvedimenti fra i tre partiti di maggioranza").
È il turno quindi delle forze di maggioranza. Il titolare di Via Arenula, Nordio, ha posto l'accento sull'"enfatizzazione giornalistica" di cui sarebbero state oggetto le dichiarazioni di Delmastro. In tal modo Nordio riprende una delle parole d'ordine che FdI ha ripetuto spesso ieri: il sottosegretario sarebbe stato vittima di un tranello giornalistico ordito da Il Foglio.
Delmastro è un sottosegretario incapace e sadico. Da oggi è anche bugiardo. Se avesse un minimo di dignità dovrebbe DIMETTERSI. Lo farà secondo voi? https://t.co/ijMFRhaHfp
— Matteo Renzi (@matteorenzi) March 14, 2025
A suffragare questo ragionamento è stato lo stesso Delmastro, che ha cercato di mettere una pezza al turbinio generato dalla sua chiacchierata con il quotidiano diretto da Claudio Cerasa addossando le colpe sul quotidiano stesso:
Si torna sempre all'annoso problema di come trattare giornalisticamente parlando un colloquio informale. C'è una sorta di ambivalenza nelle posizioni dei politici e dei giornalisti, perché entrambi hanno bisogno gli uni degli altri per poter svolgere il proprio lavoro. L'autore dell'articolo incriminato, Antonucci, ha anche pubblicato l'audio del colloquio in cui Delmastro - parlando di una riforma "complessivamente ottima" - ne sottolineava però quegli aspetti negativi indicati poc'anzi.
Gli alleati di governo sono poi andati in ordine sparso. Se dalla Lega non sono arrivate dichiarazioni, in Forza Italia la riforma della giustizia è vista come uno dei modi migliori per omaggiare la memoria politica di Silvio Berlusconi. Raffaele Nevi, portavoce di FI, derubrica il tutto a "considerazioni personali" che non rappresentano nulla di indicativo di ciò che accade in Consiglio dei Ministri: andare avanti velocemente con la riforma è la risposta migliore a chi la critica.
Le dichiarazioni di Delmastro e la polemica politica - Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, in un colloquio confidenziale con Il Foglio, ha criticato l'idea di istituire due Consigli superiori della magistratura (Csm), considerandola un errore strategico. Questo ha scatenato polemiche, poiché la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri è un pilastro della riforma della giustizia sostenuta dal governo Meloni. Le sue parole hanno quindi messo in imbarazzo la maggioranza, facendo emergere divisioni interne.
Le reazioni politiche e la richiesta di dimissioni - Dopo la pubblicazione delle dichiarazioni, le opposizioni (PD, M5S e Italia Viva) hanno chiesto le dimissioni di Delmastro, accusandolo di andare contro la linea del governo e di minare la credibilità della riforma. Anche alcuni esponenti della magistratura hanno criticato le sue parole, vedendole come un'ammissione implicita dei rischi della riforma costituzionale. La maggioranza, invece, ha cercato di minimizzare l'accaduto, con alcuni esponenti che hanno parlato di un fraintendimento giornalistico.
La difesa di Delmastro e il ruolo dei media - Delmastro ha successivamente smentito di essere contrario alla riforma, sostenendo che le sue parole siano state esasperate dai media e che l’impianto della riforma resti valido. Tuttavia, l’audio pubblicato da Il Foglio ha confermato la sua posizione critica su alcuni punti della riforma. Questo episodio ha sollevato il problema di come i politici gestiscono i colloqui informali con i giornalisti e del ruolo dei media nel riportare le dichiarazioni fuori contesto.