Fino a poche ore fa era una "piazza bellissima" nonostante la diversità di idee, all'improvviso le opinioni altrui hanno acceso un dibattito che ha colpito alleati politici e giornalisti. Carlo Calenda di Azione non ha accettato che Andrea Malaguti, direttore de La Stampa, abbia considerato la manifestazione del 15 marzo 2025 a Roma come simbolo del fallimento della politica, che invece della pace cerca più armi e più guerra.
Calenda ritiene che queste posizioni siano degne del più becero qualunquismo grillino, suscitando la veemente reazione di Angelo Bonelli e di Nicola Fratoianni: i due portavoce di AVS, che pure ritengono il no al "ReArm Europe" sia un punto di incontro fra il loro partito, il PD e il M5S, accusano il leader di Azione di non gradire la libertà d'opinione quando non coincide con la sua.
Mentre i dem preparano l'assemblea congiunta dei parlamentari, il ministro degli Esteri Antonio Tajani parteciperà al Consiglio Affari Esteri a Bruxelles di oggi 17 marzo 2025. Quale sarà la posizione del governo sul conflitto russo-ucraino?
Non è mai un bello spettacolo vedere un politico che attacca un giornalista, specie quando tende a delegittimarne il lavoro o la reputazione. Succede talvolta che al primo salti la mosca al naso quando si sente tirato in ballo personalmente, per qualche sua azione od opinione.
È accaduto nel caso di Carlo Calenda: dopo aver partecipato con viva soddisfazione alla manifestazione a favore dell'Europa del 15 marzo 2025, il leader di Azione ha trovato indigesto l'editoriale di ieri 16 marzo a firma di Andrea Malaguti.
Il direttore de La Stampa ha ritenuto suo dovere indicare che quando un evento diventa così partecipato, specie quando ha a che fare con guerre e armamenti, deve essere considerato dalla politica un avvertimento, non un ringraziamento. Per Malaguti "la politica ha fallito" se deve vedere tanti cittadini comuni ricordarle che è lei a dover dare risposte in tempi così incerti.
Calenda continua a dimostrare di avere il suo personalissimo dente avvelenato nei confronti del quotidiano posseduto dalla famiglia Elkann. Non soltanto per questioni di politica industriale, ma anche perché notizie potenzialmente sgradite alla proprietà vengono messe in secondo piano o rilette in una luce giornalisticamente non neutra.
Il senatore considera corresponsabile anche La Stampa della disinformazione che circola riguardo la difesa comune europea, definendo Malaguti un grillino che taccia di populismo una piazza così partecipata: "Per Malaguti i media non hanno nessuna responsabilità rispetto all’aria mefitica che si respira nel dibattito pubblico. Per me invece caro Malaguti ci vogliono giornali meno asserviti alle direttive del padrone (Elkann), media liberi e non faziosi".
Se dal direttore del quotidiano piemontese non sono giunte ancora risposte, ci hanno pensato altri politici. Stupisce però che siano stati quelli legati a partiti che farebbero parte del "campo largo", che non soltanto si oppongono al governo di Meloni ma ritengono necessario un nuovo ruolo dell'Europa (magari anche a livello militare).
Ivan Scalfarotto di Italia Viva reputa le opinioni di Calenda come sintomo di un malessere che da politico sfocia ben presto nel patologico: "Arrivare a vedere il populismo pure nella redazione de La Stampa spiega meglio di ogni altra cosa l’ormai completa assenza di lucidità del nostro amico Carlo".
Se si può considerare la risposta di Scalfarotto figlia anche del mancato accordo elettorale fra IV e Azione (il famoso cartello "Stati Uniti d'Europa"), stupiscono nei toni quelle espresse da Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. I due portavoce di Alleanza Verdi e Sinistra giudicano con una certa sufficienza la reazione calendiana.
Malaguti qualunquista grillino? Macché! Calenda parlava tanto di bellezza della diversità di opinioni e poi finisce per arrabbiarsi per così poco... Reazioni personali e politiche si mescolano e indicano che nelle opposizioni il tema della guerra e della difesa europea (militarmente parlando) non è affatto semplice da gestire.
Per @CarloCalenda chi non la pensa come lui diventa un nemico. Dire che ci vogliono meno armi per lui significa sporcare una piazza. Intollerante ! Calenda dovresti fare i conti con un valore che si chiama libertà di pensiero: vale per il direttore Malagutti e vale per chiunque. https://t.co/D9G2QjGtqN
— Angelo Bonelli (@AngeloBonelli1) March 16, 2025
Invocare una "resistenza europea" come hanno fatto lo stesso Calenda o Riccardo Magi di +Europa può anche essere giusto, ma il refrain di AVS è lo stesso: no se ciò significa togliere risorse alla sanità pubblica, alla transizione ecologica, ad un housing più accessibile e inclusivo, al lavoro e ad altre tematiche che secondo Bonelli dovrebbero unire il Movimento 5Stelle, il Partito Democratico e AVS.
Oggi tocca al direttore de @LaStampa beccarsi una reprimenda tanto arrogante quanto scombinata da #Calenda con il suo solito tono pacato.
— nicola fratoianni (@NFratoianni) March 16, 2025
A #Malaguti e a tutti i giornalisti de La Stampa la nostra solidarietà: non ti curar di lui, guarda e passa… pic.twitter.com/yFnmZHIcc8
Bonelli dà quindi per scontata l'opposizione dem al "ReArm Europe", quando martedì 18 marzo è in programma l'assemblea congiunta dei gruppi di Camera e Senato. I rappresentanti parlamentari del PD cercheranno una linea comune in risposta alle comunicazioni che la premier Meloni farà prima del prossimo Consiglio europeo, ma è innegabile che alcuni (come Bonaccini) sono a favore del progetto di von der Leyen, mentre la segretaria Schlein è sulle posizioni del no.
Tutti questi distinguo e piccoli litigi fanno felici gli esponenti del centrodestra. Fra Bonelli e Calenda non corre buon sangue, considerata anche la risposta che il primo diede al secondo quando venne accusato di esser un "pacifinta" ("Mettiti l'elmetto e vai a combattere in Ucraina, dato che ti piace dare lezioni") e su queste divisioni ha puntato il dito Maurizio Gasparri.
A sinistra poche idee ma confuse.
— Matteo Salvini (@matteosalvinimi) March 15, 2025
Il riarmo dell’Europa e l’esercito comune sono scuse per arricchire aziende tedesche e francesi, ma al Vecchio continente e a tutto il mondo serve la Pace.
Se bisogna rafforzare la difesa, potenziamo la sicurezza interna italiana e le nostre… pic.twitter.com/yP0leOL8UK
Il senatore forzista considera la manifestazione di Piazza del Popolo come un "circo di nani, ballerine, attori e cantanti" che cercano sussidi dalla Rai, mentre i politici fanno da tappezzeria e ripetono concetti scontati. Gasparri anticipa in una nota quella che probabilmente riferirà oggi Antonio Tajani: il ministro degli Esteri sarà a Bruxelles per il Consiglio affari esteri europeo.
Focus sulla guerra in Ucraina, puntando anche a ribadire l'importanza di un pilastro europeo della Nato. Gasparri elenca quelli che sono i punti fondamentali della politica estera di FI, sperando che sia Meloni che Salvini li recepiscano chiaramente:
Scontro Calenda-Malaguti: Calenda ha attaccato il direttore de La Stampa, Malaguti, per aver definito la manifestazione del 15 marzo 2025 un segnale del fallimento della politica, accusandolo di populismo e vicinanza al Movimento 5 Stelle. Questo ha provocato la reazione di altri esponenti politici, tra cui Bonelli e Fratoianni, che hanno criticato l'intolleranza di Calenda verso opinioni diverse.
Divisioni nell’opposizione: l’episodio ha messo in luce le divergenze tra le forze di opposizione sul tema del riarmo europeo (ReArm Europe). PD, M5S e AVS si stanno avvicinando su una linea comune contraria all'iniziativa, mentre esponenti come Bonaccini potrebbero avere posizioni più favorevoli.
Reazioni del centrodestra: il centrodestra osserva con soddisfazione le divisioni dell’opposizione. Gasparri ha criticato la manifestazione e il dibattito sulla difesa comune europea, mentre Forza Italia ribadisce la necessità di un equilibrio tra difesa autonoma e solidarietà euro-atlantica.