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"Non so se questa è la vostra Europa, ma certamente non è la mia": sono bastate queste poche parole sul Manifesto di Ventotene da parte della premier Giorgia Meloni per creare il caos in Aula. Se ieri le dichiarazioni della Presidente del Consiglio riguardo la politica estera del suo governo erano passate inosservate senza particolari incidenti, oggi 19 marzo 2025 il presidente della Camera Lorenzo Fontana ha dovuto sospendere i lavori a causa dell'atteggiamento delle opposizioni.
[advBanner]I deputati e i senatori di Movimento 5Stelle, +Europa, Partito Democratico, Azione, Italia Viva, Alleanza Verdi e Sinistra sono scattati in piedi non appena Meloni ha criticato gli aspetti eversivi e rivoluzionari che - secondo lei - il Manifesto di Ventotene conteneva. Al grido di "Vergogna!" gli esponenti politici delle opposizioni hanno dimostrato che il loro dissenso rispetto al governo.
[advBanner]Dal lato della maggioranza invece il discorso della premier è stato difeso con toni quasi estatici: parole "sublimi", come afferma Raffaele Speranzon di Fratelli d'Italia, e il sentimento generale nel partito è che la sinistra debba prima far pace al suo interno e con le sue divisioni prima di dare lezioni di europeismo agli altri.
[advBanner]Dalla Lega qualche parola soddisfatta per Meloni, mentre Forza Italia non risulta pervenuta: sarà piaciuto l'attacco a uno dei testi considerati fondanti della politica forzista?
[advBanner]Anche se scritto nel 1941 con il contributo fondamentale di Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, il Manifesto di Ventotene è considerato uno dei testi fondamentali che hanno formato il sostrato culturale e filosofico dell'attuale Unione Europea. Che un presidente del Consiglio lo citi può anche essere naturale; ma che lo faccia per scopi di bottega, per difendere la sua parte politica a molti partiti dell'opposizione non è andato giù.
[advBanner]A difendere Giorgia Meloni ci hanno pensato tutti gli esponenti maggiori di Fratelli d'Italia. Da Federico Mollicone a Raffaele Speranzon, da Augusta Montaruli a Giovanni Donzelli il tono è quello che giudica in maniera estremamente negativa i rimproveri che la sinistra ha rivolto in queste ore alla premier.
[advBanner]Meloni ha citato parti del manifesto che fanno riferimento a concetti come l'abolizione della proprietà privata e la dittatura del partito rivoluzionario, esprimendo la sua distanza da tali idee: proprio su questo punto ha battuto nel suo intervento Donzelli, che lamenta un certo tipo di sinistra ancorata a schemi dialettici e storici ormai superati.
[advBanner]Giudicate voi. pic.twitter.com/etCyO6mKcU
[advBanner]— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) March 19, 2025
Un'altra delle parole d'ordine che questa giornata ha portato alla luce la presunta antidemocraticità del Manifesto di Ventotene. Ne sono convinti gli esponenti meloniani, che non lesinano le accuse alla sinistra di voler creare in Italia una dittatura del partito rivoluzionario e del proletariato (come ha affermato anche Fabio Rampelli).
[advBanner]Naturale che la premier abbia rigettato questa visione, che però in prospettiva potrebbe creare qualche frizione. Forza Italia considera l'europeismo espresso dal Manifesto come parte fondante della sua identità politica e storica e Alessandro Cattaneo ha ricordato come una discussione seria su quel testo non debba ridursi a slogan o a scontri fra tifoserie.
[advBanner]La Lega ha usato, grazie a Claudio Borghi, toni molto più forti persino della stessa premier: "È un testo ripugnante! Carta canta: l'esercito comune europeo è citato dal Manifesto di Ventotene e serve non a fare la guerra alla Russia, agli Stati Uniti, ma a disciplinare gli stati che dovessero pensarla diversamente dagli illuminati...".
[advBanner]Per quanto concerne le opposizioni, c'è stata una forte reazione in particolare del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle, che hanno accusato la Premier di fraintendere o strumentalizzare il significato storico del Manifesto. Un danno d'immagine talmente grave da offendere la memoria storica non soltanto del testo stesso ma anche di tutte quelle persone che furono mandate al confino perché credevano in quelle parole.
[advBanner]Il presidente dei senatori del PD, Francesco Boccia, riassume in una nota ciò che anche altri esponenti del suo partito hanno espresso oggi: Meloni ha volutamente travisato un discorso di tutt'altro tenore e ha cercato scientemente lo scontro dialettico/politico, per nascondere i suoi fallimenti e le sue difficoltà interne ed esterne.
[advBanner]Come accennato, i dem e i pentastellati si ritrovano alleati nonostante avessero presentato due risoluzioni dai toni e contenuti diversi riguardo la politica estera e il "ReArm Europe". Si aggiungono a loro anche gli esponenti di AVS e non potevano in tal senso mancare le parole di condanna da parte dei suoi due portavoce Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli.
[advBanner]I due criticano Meloni non soltanto per le offese rivolte alla memoria di De Gasperi e di Spinelli, ma anche per aver scelto di lasciare l'Aula per impegni istituzionali improrogabili: un modo, secondo Bonelli, di abdicare dalle responsabilità del confronto dialettico: "Quanto accaduto oggi è un fatto di una gravità inaudita e ancora più grave è il fatto che Meloni dopo aver scatenato il caos in parlamento non si presenta, non può permettersi di picconare i padri fondatori della Repubblica e poi andarsene".
[advBanner]Il dibattito ha evidenziato profonde divisioni sulla visione dell'Europa e sul ruolo dell'Italia al suo interno, sollevando interrogativi sulla conoscenza e l'interpretazione dei documenti storici che hanno contribuito alla costruzione dell'Unione Europea. I toni sono stati così forti che il Presidente della Camera, Lorenzo Fontana, ha dovuto sospendere temporaneamente la seduta.
[advBanner]Bagarre sul manifesto di #Ventotene, #Calenda: "n una situazione internazionale che si fa drammatica, che senso ha tutta questa bagarre su un #Manifesto quando il problema oggi è come tenere a bada #Putin?"#19marzo pic.twitter.com/6deZxH1tkc
[advBanner]— Tag24 (@Tag24news) March 19, 2025
Proprio sul concetto di interpretazione storica e sul ruolo che la storia ha nel formare l'immaginario politico (e magari sugli usi distorti che se ne possono fare) si è espresso il leader di Azione. Calenda ha ripetuto uno dei concetti che gli sono più cari da quando fa opposizione al governo: tutti - a destra come a sinistra - perdono tempo in minuzie quando là fuori c'è un mondo incattivito e che sta andando a fuoco.
[advBanner]Il fastidio di Calenda è tanto più netto quando è palese che si manchi il centro dei problemi e che non si agisce attivamente contro dittatori come Putin: "È come se noi non riuscissimo mai a fare pace con la Storia, in un momento in cui dovremmo parlare della storia che c’è oggi. Finiamo sempre a parlare delle cose che non ci sono più. Le radici dell’Europa sono nel Manifesto di Ventotene, però sono molto di più nell’opera di De Gasperi, Adenauer, Schuman, Spinelli. È insopportabile usare tutto questo per fare casino in Aula".
[advBanner]Le dichiarazioni di Giorgia Meloni sul Manifesto di Ventotene: il 19 marzo 2025, la Premier Giorgia Meloni ha suscitato un caos in aula durante un intervento in cui ha criticato il Manifesto di Ventotene, definendo alcuni dei suoi concetti come "eversivi" e "rivoluzionari", e affermando che "non è la sua Europa". Questa affermazione ha scatenato una forte reazione da parte delle opposizioni.
[advBanner]Le reazioni della maggioranza e dell'opposizione: mentre i membri di Fratelli d'Italia hanno difeso fermamente la posizione di Meloni, gli esponenti delle opposizioni, come il PD e il M5S, hanno accusato la Premier di distorcere il significato storico del Manifesto, umiliando la memoria storica e le figure fondanti dell'Europa.
[advBanner]Le polemiche e la divisione sul dibattito: l’incidente ha esacerbato le divisioni tra destra e sinistra sulla visione dell'Europa e sul ruolo dell'Italia. Mentre alcuni, come Carlo Calenda, hanno criticato la bagarre politica e sottolineato l'urgenza di affrontare problemi globali più concreti, la situazione ha portato alla sospensione della seduta parlamentare da parte del Presidente della Camera, Lorenzo Fontana.
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