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“Quella del Manifesto di Ventotene non è la mia Europa”: con queste parole la premier Meloni, stamattina alla Camera per le comunicazioni in vista del prossimo Consiglio europeo, ha concluso il suo intervento in Aula, provocando la protesta delle opposizioni.
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Al termine del suo discorso, Meloni ha voluto dedicare un passaggio alla discussione dei contenuti del testo con cui nel 1941 Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni, dal confino sull’isola di Ventotene, immaginarono per primi un’Europa federale e unita.
Pubblicato nel 1944, il Manifesto è considerato uno dei testi fondanti dell’Unione Europea e per questo richiamato, non a caso, negli ultimi giorni nelle piazze che, in Italia, sono state organizzate a sostegno dell'Europa.
Riferendo alcuni passaggi del documento, estrapolati dal significato generale e dal momento storico della sua stesura, Meloni ha di fatto preso le distanze dal Manifesto di Ventotene, insinuando che anche le opposizioni possano non averne compreso il vero significato.
Tra i passaggi citati dalla premier, il riferimento degli autori alla necessità di creare la nuova Europa attraverso un moto rivoluzionario ("nelle epoche rivoluzionarie, dove le istituzioni non devono essere amministrate ma create, la prassi democratica fallisce clamorosamente") e il richiamo all’idea socialista della limitazione della proprietà privata, da correggere "non dogmaticamente, ma caso per caso", in contrasto con la visione comunista dominante all’epoca.
Ben si comprende, dunque, come in un clima già teso le parole di Meloni abbiano infiammato l’Aula, scatenando un'accesissima protesta nelle opposizioni che, al ripristino della seduta, hanno chiesto alla premier di scusarsi, giudicando inaccettabile l’attacco a Spinelli, Rossi e Colorni, padri dell’Europa unita, libera e democratica.
[advBanner]Giudizio, questo, espresso anche da Piero De Luca, deputato del Partito democratico, che raggiunto da Tag24 ha sottolineato la strategia politica che si cela dietro le affermazioni della premier:
“Quello che si comprende dal discorso della Presidente del Consiglio è semplicemente la totale assenza di una linea politica condivisa all’interno della maggioranza. Meloni, alle prese con le divisioni interne al centrodestra, ha presentato un testo ambiguo ed equivoco, che di fatto non le conferisce un mandato chiaro per avviare il negoziato con la Commissione europea.
Così, per camuffare la sua difficoltà, la premier ha scelto di rilasciare una dichiarazione inaccettabile, studiata e consapevole, e di gettare fumo negli occhi dei cittadini”.
Per il deputato, il tentativo di celare la difficoltà politica – dovuta alle divisioni nella maggioranza e alla vicinanza della premier al presidente statunitense Donald Trump – risulta ancor più grave perché basato su un’argomentazione che, a suo avviso, rappresenta una vera e propria apologia del fascismo:
“La dichiarazione sul manifesto di Ventotene è una vergognosa apologia di fascismo. Con le sue parole, la premier attacca l’essenza di un manifesto che è stato fondamentale per la costruzione della nostra democrazia e della nostra libertà. Vorrei ricordare a Meloni come il Manifesto sia stato scritto durante gli anni del fascismo da persone come Spinelli, Rossi e Colorni che, dal confino, continuavano a lottare per la libertà e la democrazia.
La dichiarazione della Presidente del Consiglio è gravissima e, a mio avviso, è il segnale di una profonda debolezza e inadeguatezza. Sul tema della difesa, Meloni continua a evitare il confronto. Lo stesso per il tema dei dazi: la premier, in difficoltà, ricorre quindi ad armi di distrazione di massa”.
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