23 Politica e Studio Ghibli: la tendenza anime che coinvolge Meloni, Trump e altri politici
01 Apr, 2025 - 10:46

Politica e Studio Ghibli: la tendenza anime che coinvolge Meloni, Trump e altri politici

Politica e Studio Ghibli: la tendenza anime che coinvolge Meloni, Trump e altri politici

Negli ultimi giorni, il fenomeno della "Ghiblizzazione" ha invaso i social media, trasformando le fotografie di milioni di utenti in illustrazioni nello stile inconfondibile dello Studio Ghibli. Un'operazione resa possibile dal generatore di immagini di OpenAI, recentemente aggiornato, che ha scatenato un boom di richieste tali da sovraccaricare i server dell'azienda.

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Sam Altman, CEO di OpenAI, ha ironizzato sulla "domanda biblica" della funzione, ma dietro l'entusiasmo si nascondono interrogativi più profondi. Dal seguire passivamente le mode social del momento allo svilire una forma d'arte con i suoi codici visivi precisi, dai diritti di copyright all'utilizzo di ingenti risorse energetiche per far funzionare i server: i politici italiani, fra i tanti che si sono "ghiblizzati", sembrano non essersi posti questi dubbi.

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Dalla premier Giorgia Meloni all'esponente PD Stefano Bonaccini, dal forzista Maurizio Gasparri al presidente della Repubblica Sergio Mattarella: nessuno ha rinunciato al piacere di trasformare sé stesso (o di farsi trasformare) nella versione anime.

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È studio Ghibli-mania: da Meloni a Bonaccini, politici in versione anime

Tra gli esempi più evidenti, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni è apparsa nei panni di un personaggio anime nello stile di Miyazaki, ma rimodellato per veicolare un messaggio sovranista e stringendo fra le mani un cartello con scritto "Grazie Italia". Oltreoceano, la Casa Bianca ha utilizzato un'immagine in stile Ghibli per annunciare l'arresto di un trafficante di fentanyl, mostrando come la moda social del momento sia stata piegata a scopi di comunicazione governativa.

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In un'epoca in cui la politica è sempre più dipendente dai fenomeni di viralità, il rischio è che l'autenticità venga sacrificata in operazioni di marketing digitale. Proprio nel caso dell'account X della Casa Bianca, si può assistere a una stridente dicotomia fra ciò che viene rappresentato e il mezzo comunicativo scelto per farlo.

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Da un lato l'operazione di polizia che blocca e arresta una persona colpevole di traffico di sostanze stupefacenti, dall'altro lo stile Ghibli che sembra incarnare il desiderio collettivo in un mondo più colorato e morbido, ispirato alla bellezza utopica dell'universo narrativo di Miyazaki. Tanti utenti hanno poi sottolineato che i messaggi veicolati in tutti i film dello Studio Ghibli siano antitetici rispetto a quelli propagandati da politici come Gasparri, Trump, Milei, Meloni e colleghi sovranisti/conservatori.

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Il linguaggio social dei politici a caccia dell'ultimo trend

Oltre al dibattito artistico e legale, la "Ghiblizzazione" ha assunto come visto anche una sfumatura politica. L'esplosione del fenomeno ha visto un'inaspettata partecipazione da parte di figure istituzionali: politici di tutto il mondo hanno colto l'occasione per "ghiblizzarsi", sfruttando l'ennesima tendenza social per avvicinarsi agli elettori più giovani e mantenere alta la propria rilevanza politica.

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La politica si affanna così a sfruttare ogni forma d'arte per rimanere sulla cresta dell'onda e di conseguenza i politici si appropriano famelici di ogni tendenza social per non essere dimenticati dagli elettori. L'operazione ha diviso gli utenti delle piattaforme social: c'è chi pensa che lo stile-Miyazaki sia diventato una "patina" estetica che semplicemente ricopre gli oggetti senza alcuna profondità artistica e filosofica, mentre altri credono alcuni politici (specie di destra) non dovrebbero proprio pensare ad avvicinarsi a ciò che rappresenta lo Studio Ghibli.

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Infine, nulla toglie quella sensazione di già visto: l'interesse tutto politico di inglobare fenomeni underground o nati dal basso per veicolare i propri messaggi, togliendo autenticità al lavoro non remunerato realizzato da migliaia di utenti spesso anonimi.

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I diritti di copyright e la reazione di Miyazaki

Se da un lato gli utenti hanno abbracciato con entusiasmo la possibilità di vedersi trasposti in un universo fiabesco, dall'altro lo Studio Ghibli, celebre per il suo approccio artigianale e profondamente umano, non ha accolto la tendenza con lo stesso entusiasmo. Pur non essendoci una dichiarazione ufficiale dello stesso studio, nel 2016 il suo fondatore, Hayao Miyazaki, si espresse con profondo disprezzo riguardo l'utilizzo dell'intelligenza artificiale nell'animazione.

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Il maestro giapponese in un'intervista di quell'anno, pur non potendo prevedere che quasi 10 anni dopo ci sarebbe stata un'"epidemia" di politici o influencer in versione Ghibli, dichiarò che l'animazione generata dall'IA era "un insulto alla vita stessa". Il suo lavoro si fonda sul fatto che ogni fotogramma, ogni storyboard vadano disegnati con cura meticolosa, per trasmettere emozioni autentiche, umane, in contrapposizione a quelle generabili tramite algoritmi.

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Anche se ciò produce un allungamento dei temi di lavoro e un aggravio di compiti che ricadono sulle spalle di animatori e colleghi (spesso non giapponesi, ma vietnamiti, cambogiani, coreani e così via), il discorso di Miyazaki si inserisce in una discussione più ampia che ha a che fare con il mondo della cultura più in generale: la questione del copyright.

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OpenAI sostiene che il suo generatore non copia lo stile di artisti viventi, ma nel caso del mondo creato da Miyazaki la somiglianza è talmente strabiliante e lampante a chi conosce le opere del maestro giapponese che sembra strano non poter pensare a un'appropriazione indebita. Lo Studio Ghibli, secondo alcune indiscrezioni, si starebbe preparando per impedire la generazione di altre immagini con lo strumento creato da Altman.

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Il confine fra plagio e ispirazione si fa quindi sempre più sottile e labile, con il rischio che l'intelligenza artificiale svuoti di senso il lavoro di generazioni di artisti.

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I tre punti salienti dell'articolo

  • Politici e utenti travolti dalla moda Ghibli - L’IA di OpenAI ha reso virale la trasformazione delle foto in stile Studio Ghibli, coinvolgendo anche leader politici come Meloni e Trump.

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  • Dubbi su copyright e autenticità - Miyazaki ha sempre criticato l’uso dell’IA nell’animazione, e la somiglianza con il suo stile solleva questioni su plagio e appropriazione artistica.

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  • L’arte ridotta a trend politico - La politica usa l’estetica virale per comunicare, ma il rischio è svuotare di significato l’arte, come nel caso della Casa Bianca e della sua immagine Ghibli.

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Pasquale Narciso
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