Caos nei consolati italiani dopo l’entrata in vigore della stretta sulla cittadinanza voluta dal governo Meloni. A denunciarlo, il senatore Francesco Giacobbe (Pd) in un’interrogazione parlamentare al ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani.
Secondo Giacobbe, dopo l’approvazione del decreto legge del 28 marzo 2025, che introduce nuove restrizioni per il riconoscimento della cittadinanza ai discendenti italiani all’estero, alcuni consolati avrebbero sospeso arbitrariamente la trascrizione dei certificati di nascita. Il fatto, ha raccontato il senatore, sta generando gravi disagi nelle comunità italiane all’estero, determinando ritardi e incertezze per migliaia di persone in attesa di ottenere il riconoscimento della loro cittadinanza italiana.
Stretta sulla cittadinanza, cosa è cambiato
Il 28 marzo scorso, su proposta della premier Giorgia Meloni e dei ministri degli Esteri e dell’Interno, Antonio Tajani e Matteo Piantedosi, il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legge che restringe la trasmissione automatica della cittadinanza iure sanguinis.
Con la modifica, la cittadinanza italiana sarà concessa automaticamente solo ai discendenti di cittadini italiani entro due generazioni. Il solo vincolo di discendenza, tuttavia, non sarà più sufficiente. I nuovi richiedenti dovranno dimostrare l’esistenza di un legame concreto con l’Italia, ad esempio esercitando il diritto di voto almeno una volta ogni venticinque anni, pena la perdita della cittadinanza.
L'atto di nascita dei discendenti di italiani nati all’estero dovrà inoltre essere registrato prima del compimento dei venticinquesimo anno di età. I nuovi limiti valgono solo per chi è già in possesso di un'altra cittadinanza.
Consolati italiani bloccano le nuove trascrizioni
Secondo il senatore Francesco Giacobbe, uno dei dodici rappresentanti parlamentari degli italiani all’estero, il nuovo decreto legge sulla cittadinanza starebbe già creando problemi. In particolare, alcuni consolati avrebbero deciso arbitrariamente di sospendere le trascrizioni di nascita, bloccando di fatto le pratiche di riconoscimento della cittadinanza per i discendenti di italiani nati all’estero.
Per questo, attraverso un’interrogazione parlamentare, Giacobbe ha chiesto al ministro degli Esteri se sia a conoscenza di questa situazione e se tali sospensioni siano state formalmente autorizzate. Non solo: il senatore ha sollecitato la Farnesina a intervenire immediatamente con "una circolare chiara e univoca", affinché i consolati non adottino interpretazioni discrezionali delle norme in vigore.
Secondo Giacobbe, la stretta imposta dal governo rappresenta un vero e proprio "attacco al principio di continuità della discendenza italiana", peraltro motivato da "un’emergenza che non esiste". A detta del Governo, infatti, troppe persone prive di un vero legame reale con l’Italia, sfrutterebbero la cittadinanza per scopi opportunistici, magari per facilitarsi l’ingresso in Europa o per accedere al Servizio sanitario nazionale.
Per il senatore dem, non esistono dati concreti che giustifichino questa narrazione e, di conseguenza, una misura così drastica. Inoltre, una modifica di questa portata avrebbe dovuto essere concordata dall’Esecutivo con il Parlamento.
Il business della cittadinanza italiana all'estero
A sollevare la stessa critica è anche Fabio Porta, deputato del Pd eletto nella circoscrizione America Meridionale. Porta si è detto "offeso" dal provvedimento e, soprattutto, dalle motivazioni utilizzate dal ministro degli Esteri per giustificarlo. Tajani, presentando il decreto legge, ha infatti dichiarato: "Essere cittadino italiano non può ridursi all’avere un passaporto in tasca per andare a fare shopping a Miami".
Rivendicando di essere stato tra i primi a denunciare scandali e abusi legati al riconoscimento della cittadinanza, Porta ha accusato il governo di essersi sottratto a "una discussione seria e approfondita" sul tema che considerasse la questione come un'opportunità - soprattutto per il contributo che potrebbe dare nel contrasto alla recessione demografica - anziché come un'emergenza nazionale.
Che abusi vi siano stati, tuttavia, è un dato di fatto. Solo nella capitale venezuelana, da mesi la Farnesina ha scovato e segnalato alla Procura di Roma un giro di oltre 8mila cittadinanze dubbie, ottenute attraverso furti d’identità e certificati anagrafici artefatti.
Pochi mesi fa, sui media italiani, ha fatto poi scalpore l’offerta promozionale dell’agenzia Vicenza Cidadania per uno sconto del 30% sul pacchetto di assistenza per l’ottenimento della cittadinanza italiana, in occasione del Black Friday. Incluso nell'offerta, il riepilogo dei vantaggi della pratica: possesso di uno dei passaporti più potenti al mondo, accesso a tariffe agevolate per studiare in Europa, possibilità di ingresso negli Stati Uniti e in Canada senza visto.
Critiche anche dalla maggioranza
Anche la Lega ha espresso scetticismo sulla stretta alla cittadinanza. In questi giorni, diverse critiche sono arrivate da esponenti del partito nelle regioni del Nord – in particolare Veneto e Friuli Venezia Giulia – dove i legami con le comunità di oriundi italiani sono particolarmente forti.
Dimitri Coin, vicecapogruppo della Lega alla Camera in un post su Facebook ha attaccato apertamente il provvedimento, definendolo "una misura nata dall'incapacità (reale e/o indotta) di gestire i processi di riconoscimento e limitare le frodi sui passaporti". Coin ha sottolineato il paradosso di questa decisione, evidenziando come Forza Italia, il partito del ministro degli Esteri Antonio Tajani, per mesi abbia proposto di estendere la cittadinanza a chi parla italiano o studia in Italia, attraverso lo ius scholae.
Perplessità sono emerse anche tra parlamentari di altri partiti della coalizione di governo. Noi Moderati, addirittura, ha denunciato di non essere stato coinvolto nella discussione, nonostante sia "il partito che più rappresenta gli italiani all'estero".
Stretta cittadinanza, italiani all'Estero in subbuglio
Dall'approvazione del decreto legge, le associazioni di italiani all’estero sono in subbuglio. L’Unaie (Unione Nazionale Associazioni Immigrati ed Emigrati) ha denunciato come le comunità italiane abbiano accolto con forte preoccupazione la nuova normativa, temendo che questa possa compromettere i diritti di quelle persone che, anche in presenza di un legame storico e culturale con l’Italia, potranno vedersi negata la possibilità di ottenere la cittadinanza.
Ora spetta al ministro degli Esteri rispondere all’interrogazione parlamentare presentata dal senatore dem Francesco Giacobbe e, soprattutto, chiarire le procedure con i consolati italiani nel mondo. Nel frattempo, il senatore ha già annunciato che valuterà tutte le strade possibili per contrastare il provvedimento, dalla presentazione di emendamenti correttivi al decreto fino a un possibile ricorso alla Corte Costituzionale e alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.
Cosa è successo in quattro punti
- Nuova stretta sulla cittadinanza
Il governo Meloni ha approvato un decreto che limita il diritto alla cittadinanza iure sanguinis, richiedendo ai discendenti di italiani all’estero di dimostrare un legame concreto con l’Italia. Le nuove norme prevedono che l’atto di nascita venga registrato prima dei 25 anni e che si eserciti il voto almeno ogni 25 anni. - Blocco arbitrario delle trascrizioni nei consolati
Secondo il senatore Francesco Giacobbe (Pd), alcuni consolati avrebbero sospeso arbitrariamente le trascrizioni di nascita, generando incertezza tra i richiedenti. Il senatore ha presentato un’interrogazione parlamentare chiedendo chiarimenti alla Farnesina. - Critiche trasversali e divisioni interne
Anche esponenti della maggioranza, come alcuni rappresentanti della Lega e Noi Moderati, hanno criticato il provvedimento, lamentando la mancanza di un coinvolgimento del Parlamento. Fabio Porta (Pd) ha definito il decreto un attacco ai discendenti italiani all’estero. - Possibili ricorsi e tensione tra le associazioni di italiani all’estero
L’Unaie e altre associazioni temono che molte persone possano perdere il diritto alla cittadinanza. Giacobbe ha annunciato che valuterà azioni, inclusi emendamenti al decreto e ricorsi alla Corte Costituzionale e alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.