17 Jan, 2026 - 12:37

ll ministero dell’Istruzione sta schedando gli studenti palestinesi? La risposta di Valditara

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Il ministero dell’Istruzione sta schedando gli studenti palestinesi? Sì, secondo la FLC CGIL, l’USB Scuola e il Partito democratico. Assolutamente no, secondo il ministro Valditara, che anzi ha parlato di polemiche surreali e pericolose.

La vicenda nasce da una circolare che il ministero ha inoltrato ai dirigenti scolastici, chiedendo di compilare, entro il 14 gennaio scorso, un form per comunicare la presenza di alunni e studenti palestinesi. Sono richiesti, in particolare, dati identificativi e numerici. In una quarta sezione, facoltativa, il modulo consente di indicare “eventuali informazioni riguardanti percorsi di inserimento o affiancamento predisposti per gli studenti oggetto dell’indagine”.

Nella circolare non vengono esplicitate le finalità dell’iniziativa, alimentando i primi sospetti e facendo scoppiare, in breve tempo, la polemica.

I sindacati contro la schedatura degli studenti palestinesi

Tra i primi a sollevarsi ci sono i sindacati della scuola. L’Unione sindacale di base denuncia il tentativo di una “schedatura su base etnica e nazionale”, parlando di “ghettizzazione dei bambini e delle bambine palestinesi”.

Anche la Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL si scaglia contro l’iniziativa: è “inaccettabile che la rilevazione non contenga nessuna motivazione alla base della richiesta dei dati”, scrive il sindacato, sottolineando che il ministero dovrebbe peraltro già essere in possesso delle informazioni sugli iscritti. E anche se lo scopo fosse quello di supportare percorsi di integrazione, osserva ancora la FLC CGIL, “non può essere questa la modalità”, che così assume caratteri “evidentemente discriminatori” e i contorni di “una sorta di schedatura non in linea con i principi costituzionali”. 

Pd e M5S chiedono al Ministero di chiarire

Dai sindacati, la protesta arriva presto alla politica. “La richiesta di censire specificamente studenti e studentesse palestinesi nelle scuole solleva interrogativi legittimi”, sottolinea la senatrice del Partito democratico Cecilia D’Elia. 

Anche dal Movimento 5 Stelle vengono sollevati dubbi: “Se non è una schedatura, ma una rilevazione finalizzata a favorire l’integrazione, la domanda è semplice e legittima: come? Perché partire da un censimento se poi non si spiegano chiaramente obiettivi, modalità e tutele? Se l’intenzione è davvero quella di migliorare l’integrazione, allora bisogna partire dalla trasparenza. Al contrario, il rischio è quello di creare stigma e sospetti”, scrivono i deputati M5S in commissione Cultura.

La replica del ministero: “Nessuna schedatura”

La replica del ministero arriva a stretto giro, con le dichiarazioni di Carmela Palumbo, capo dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione: l’iniziativa di rilevazione, spiega la dirigente, ha la finalità di favorire il pieno inserimento scolastico degli studenti palestinesi ed è stata condotta con “le stesse finalità e il medesimo format” utilizzati dal governo Draghi per gli studenti ucraini.

Nessuna schedatura, afferma dunque il ministero, respingendo quella che viene definita una strumentalizzazione “per finalità di propaganda”.

Le parole di Palumbo, però, non bastano a spegnere la polemica. Nel dibattito interviene così anche lo stesso ministro Valditara, con una replica affidata a un video pubblicato sui social.

Valditara: “Attacchi surreali e propaganda”

“Voglio distinguere tra coloro che hanno chiesto in modo costruttivo, con toni pacati, dei chiarimenti e coloro che hanno invece parlato di una schedatura razziale, di fascismo e di razzismo”, ha detto Valditara, invitando i responsabili a un esame di coscienza e a riflettere sulle conseguenze delle loro parole. “Ho ricevuto molte minacce e insulti”, ha aggiunto, sottolineando come gli attacchi abbiano coinvolto tutto il ministero.

Il ministro ha poi richiamato le sue precedenti dichiarazioni, nelle quali aveva già annunciato l’intenzione di creare percorsi di inserimento specifici per bambini e ragazzi palestinesi, prendendo a esempio quanto già fatto in passato con gli esuli ucraini, e ha ripercorso nel dettaglio l’iniziativa.

“Accoglienza scolastica e inserimento nei percorsi di studio, potenziamento linguistico, progetti di supporto didattico e integrazione: abbiamo previsto lo stanziamento di un milione di euro per queste finalità. Per farlo dobbiamo sapere quanti sono gli studenti palestinesi nelle nostre scuole e dove si trovano”.

Un’azione concreta di aiuto e inclusione, quella descritta da Valditara, trasformata invece in “una squallida e violenta propaganda” contro il ministro e il governo. “La politica deve uscire da questa logica dell’aggressione personale e della contrapposizione permanente”, l’affondo finale. 

Negli ultimi mesi la scuola italiana è stata al centro di un’altra polemica legata alla questione palestinese: il caso dei webinar con Francesca Albanese in alcune scuole toscane, poi oggetto di interventi ispettivi da parte del ministero.

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