21 Jan, 2025 - 20:06

Delitto Anna Borsa, il fratello sull’ergastolo a Erra: “È stata fatta giustizia, ma il dolore resta”

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Delitto Anna Borsa, il fratello sull’ergastolo a Erra: “È stata fatta giustizia, ma il dolore resta”

Anna Borsa aveva 30 anni e aveva un'intera vita davanti a sé. Il suo ex compagno, Alfredo Erra, gliel'ha strappata via, sparandole alla testa. Era il 1 marzo del 2022: un femminicidio avvenuto a Pontecagnano Faiano, nel Salernitano. La loro reazione era finita da alcuni mesi, ma lui non voleva rassegnarsi. Ieri, 20 gennaio 2025, è stato condannato all'ergastolo dalla Corte d'Assise di Salerno.

"Una vittoria, sicuramente. Ma è una vittoria triste: il cielo piange e sorride. È stata una liberazione, perché in questi tre anni abbiamo dovuto difenderci da chi ci ha portato via la nostra Anna" racconta il fratello Vincenzo Borsa a TAG24.

Il servizio sulla sentenza di Telecolore, emittente locale

Femminicidio di Anna Borsa, ergastolo per Alfredo Erra: "La giustizia ha fatto il suo dovere"

Le sentenza è arrivata nel pomeriggio di lunedì 20 gennaio: Alfredo Erra, oggi 42enne, dovrà scontare l'ergastolo. I giudici della Corte d'Assise di Salerno hanno infatti deciso di accogliere la richiesta dei pm. Sono state riconosciute tutte le aggravanti, tra cui anche la premeditazione e i futili motivi. 

"Ho creduto fermamente nella giustizia e sono stato presente a tutte le udienze" racconta ancora Vincenzo Borsa. "Ero consapevole che lo avevo di fronte ogni giorno, ma ci sono state cose che mi hanno fatto più male. Per me quella di ieri è stata una giornata molto intensa: purtroppo nessuna condanna potrà far tornare Anna. Però giustizia è stata fatta: non solo per lei, ma anche per tutte le altre donne vittime di violenza" sottolinea.

"Avevo promesso fin dal quel 1 marzo che non mi sarei mai fermato e non l'ho fatto. Non ho chinato la testa, sono andato avanti pensando al dolore dei miei genitori, che è inquantificabile. Quella persona deve pagare fino all'ultimo giorno, perché ha distrutto la vita di Anna e la nostra: da quel giorno è come se vivessimo a metà" racconta ancora il fratello della vittima.

"Anna ci dà la forza. Porterò per sempre la consapevolezza che mia sorella vive attraverso me, attraverso i miei occhi, attraverso tutto quello che faccio per lei. La giustizia ha fatto il suo dovere e quindi sono soddisfatto per questo" aggiunge.

Secondo l'avvocato della famiglia della vittima, Stefania De Martino, si tratta di una sentenza "giusta" per Anna e per tutto quello che è successo. Non riconoscere le aggravanti "sarebbe stato troppo difficile" ha dichiarato l'avvocato all'AGI. Le motivazioni della sentenza saranno rese note tra 90 giorni: potrebbe esserci il ricorso in appello dei difensori di Erra.

L'associazione dedicata al ricordo di Anna

Il 19 gennaio 2024 Vincenzo Borsa ha deciso di fondare l'associazione dedicata a sua sorella e sono diverse le iniziative a cui ha dato vita fino ad ora. 

"Continuerò a lottare per la mia associazione, contro la violenza sulle donne e contro il femminicidio. Per me è stato l'inizio di una lunga battaglia che non smetterò mai di portare avanti" sottolinea.

"Sembrerà banale, ma ho fondato l'associazione perché me lo ha detto lei. Anna amava il prossimo, era sempre pronta ad aiutare. Anna era altruista, amava la vita e gli animali. Quindi un giorno ho detto: 'Onoro il tuo nome e la tua memoria, fonderò un'associazione proprio contro la violenza'" racconta ancora Vincenzo Borsa.

"Ho un dolore che non saprei quantificare, però so che lei vive in me. Porterò la mia testimonianza per la sua perdita ovunque, affinché un giorno non ci siano più femminicidi. Perché una donna amata e rispettata e, se l'amore finisce, la vita no".

La storia

Alfredo Erra non accettava la fine della lunga storia con Anna, avvenuta alcuni mesi prima. Su Facebook si possono ancora leggere i messaggi che scriveva, alcuni in dialetto, diretti a lei. La notte prima del delitto, l'ultimo post di gelosia nei confronti della nuova relazione della ex: "Se ti bacerà sentirà il mio sapore". Continuava a scriverle e la seguiva: aveva tentato di riconquistarla, ma lei aveva deciso di chiudere definitivamente con lui. Nonostante fosse diventato insistente e brusco, lei non l'aveva denunciato per "non rovinarlo".

Il 1 marzo 2022 l'uomo si è recato nel salone in via Tevere in cui Anna lavorava e dove, stando a quanto emerso successivamente, era solito aggirarsi. La 30enne aveva da poco iniziato il suo turno quando lui, vestito di nero, è entrato e si è avvicinato a lei, per farle delle domande sulla sua nuova relazione. All'improvviso ha tirato fuori la pistola e le ha sparato alla testa. Quindi ha cercato di colpire le altre persone presenti in quel momento, tra cui il suo nuovo compagno, rimasto ferito.

Dopo aver tentato il suicidio, l'assassino è fuggito. È stato rintracciato circa 5 ore dopo, in stato confusionale e ferito. Si trovava in una stazione di servizio a San Mango Piemonte: era riuscito a percorrere solo pochi chilometri.

Il brutale femminicidio di Anna Borsa ha sconvolto un'intera comunità: ora ha avuto giustizia.

Anna Borsa uccisa a Pontecagnano Faiano, il femminicidio in tre punti

La tragedia e la condanna: Anna Borsa, una giovane donna di 30 anni, è stata uccisa dal suo ex compagno, Alfredo Erra, nel marzo del 2022. Dopo una relazione finita da alcuni mesi, Erra non ha accettato la decisione della ex e l'ha raggiunta sul posto di lavoro, dove l'ha uccisa con un colpo di pistola. Il 20 gennaio 2025 Erra è stato condannato all'ergastolo dalla Corte d'Assise di Salerno.

La reazione della famiglia e la lotta contro la violenza sulle donne: Il fratello di Anna, Vincenzo Borsa, ha espresso sollievo per la sentenza, ma ha sottolineato il dolore incancellabile causato dalla perdita della sorella. Ha fondato un'associazione in memoria di Anna per sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema della violenza sulle donne.

Un atto di violenza premeditato: Le indagini hanno rivelato che Erra aveva premeditato il delitto, mostrando una gelosia ossessiva nei confronti della ex compagna. Anna non aveva denunciato l'uomo per paura di "rovinarlo". La sua storia è un monito sulla pericolosità della violenza di genere e sull'importanza di denunciare qualsiasi forma di maltrattamento.

Niente ergastolo, invece, per Salvatore Montefusco, che ha ucciso moglie e figliastra: una sentenza che ha fatto discutere.

 

 

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Mariangela Celiberti
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