La pensione è sempre più vicina per i nati nel 1972? O, meglio, dovrebbe esserlo, secondo molti lavoratori che chiedono maggiori dettagli sulla possibilità di andare in pensione anticipata nel 2025.
L’età pensionabile si allontana di qualche mese ogni anno che passa. In un momento in cui si dovrebbero promuovere interventi previdenziali per bloccare l’innalzamento dell'età pensionabile o contrastare l'inasprimento di un meccanismo orientato al sistema contributivo, i nati nel 1958 si trovano a dover affrontare un’uscita a 67 anni, che in alcuni casi arriva addirittura a 71 anni.
Per i nati nel 1972, l’età pensionabile di 67 anni potrebbe sembrare ancora lontana. Vediamo insieme i requisiti e le strategie pratiche per andare in pensione, specialmente per chi è nato nel 1972.
Nel migliore interesse della sostenibilità finanziaria del Paese, è stata approvata da tempo la regola che lega l'accesso alla pensione all'adeguamento dell'aspettativa di vita.
L’INPS tiene conto degli indici ISTAT per riequilibrare l’accesso alla pensione, in linea con l’andamento demografico del Paese.
L’adeguamento dell’aspettativa di vita alla pensione è stato introdotto nel 2019. In quell’anno, l’età pensionabile è stata innalzata da 66 anni e 7 mesi a 67 anni di età anagrafica.
Questa è l’età pensionabile attualmente in vigore, che permette l’accesso al trattamento pensionistico ordinario, a condizione di aver maturati almeno 20 anni di versamenti. Questo spiega perchè molti lavoratori prossimi alla pensione hanno visto posporsi la loro uscita dal mondo del lavoro di qualche mese.
L’età pensionabile rimarrà congelata a 67 anni fino al 2026. Dal 1° gennaio 2027, l’età anagrafica richiesta per l'accesso alla pensione di vecchiaia sarà rimodulata in base all’aspettativa di vita, salvo ulteriori correttivi legislativi.
In pratica, a partire dal 2027, sarà necessario aver compiuto almeno 67 anni e 3 mesi e aver accumulato 20 anni di versamenti contributivi.
È certo che i nati nel 1972 potrebbero dover attendere più a lungo di quanto previsto prima di poter andare in pensione. Come riportato da pensioniefisco.it, le previsioni future suggeriscono un aumento dell’età pensionabile, nonostante il periodo restrittivo pre e post Covid-19.
Ciò accade mentre l'aspettativa di vita della popolazione è in calo e l'indice di longevità è fortemente ridotto, ma i requisiti per la pensione restano ancorati a criteri rigidi.
È difficile immaginare l'introduzione di un altro capitolo di salvaguardia, visto che siamo di fronte a un processo inverso, in cui la vita media della popolazione non aumenta, ma diminuisce.
L’unica soluzione per colmare il gap creato dalla diminuzione dell’aspettativa di vita, secondo le stime demografiche attuali, potrebbe essere quella di sospendere gli incrementi dell’età pensionabile nel lungo periodo.
Tuttavia, il Paese si ritrova a dover affrontare una situazione complessa: povertà crescente, invecchiamento della popolazione, calo della natalità e diminuzione dell'aspettativa di vita.
Secondo uno studio della Ragioneria di Stato, i nati nel 1972 potrebbero trovarsi in una situazione pensionistica più difficile e meno vantaggiosa rispetto alle generazioni precedenti.
Chi ha 53 anni nel 2025, dovrà attendere almeno 14 anni prima di poter richiedere la pensione di vecchiaia. Nel frattempo, l'innalzamento dell'età pensionabile, l'aumento del costo della vita e l'introduzione di nuove tasse potrebbero rendere l'accesso alla pensione sempre più difficile.
La precaria situazione finanziaria dell'INPS potrebbe ulteriormente aggravare la situazione, portando a un irrigidimento dei requisiti per accedere alla pensione.
I nati nel 1972 potrebbero andare in pensione già nel 2025 con una delle seguenti misure:
Pensione per Precoci (Quota 41)
Questa misura prevede l’uscita dal lavoro al perfezionamento di 41 anni di versamenti, di cui almeno 35 anni effettivi. Non richiede un requisito anagrafico, ma bensì il fatto di aver maturato 12 mesi di contributi prima del compimento dei 19 anni. Possono accedere a questa misura i lavoratori appartenenti alle categorie di maggior tutela, come disoccupati, caregiver, invalidi, lavoratori usuranti o gravosi.
Pensione di invalidità
La pensione di invalidità viene riconosciuta in presenza di un requisito sanitario che porta a una riduzione parziale della capacità lavorativa (dal 74% al 99%). L’assegno viene rilasciato a chi ha un’età compresa tra 18 e 67 anni e risponde a diversi requisiti, incluso un reddito per il 2024 che non superi i 5.725,46 euro.
La sostenibilità del sistema pensionistico italiano è una questione decisiva. La situazione attuale è influenzata da diversi fattori interconnessi che potrebbero impattare significativamente sulle modalità di accesso alla pensione e sull’entità delle prestazioni erogate in futuro.
Tra questi, si possono citare:
In altre parole, l’aumento del costo della vita, combinato alle modifiche fiscali o a nuove tassazioni, potrebbe influire negativamente sulla possibilità di godere di una pensione dignitosa, portando a un innalzamento dell’età di pensionamento o a una riduzione dell'importo delle prestazioni.
Per chi ha 53 anni nel 2025, l’accesso alla pensione di vecchiaia avverrà comunque solo a 67 anni, ma esistono soluzioni alternative per chi ha i requisiti, come la Quota 41 o la pensione di invalidità. Sarà necessario tenere conto di eventuali modifiche legislative o economiche che potrebbero influire sull’età di pensionamento e sui requisiti per l’accesso alla pensione, come il continuo adeguamento all’aspettativa di vita.