27 Jan, 2025 - 20:06

Meloni in Arabia, ultimo esempio di come si fa politica sotto la tenda dei beduini

Meloni in Arabia, ultimo esempio di come si fa politica sotto la tenda dei beduini

Ha fatto un certo effetto vedere la foto di Giorgia Meloni, seduta gambe incrociate, sotto la tenda beduina del primo ministro dell'Arabia Saudita Mohammed bin Salman. L'incontro tra i due premier, hanno fatto sapere le fonti di Palazzo Chigi, è avvenuto in una zona desertica di Al'-Ula. Ma sotto quella tenda è stato siglato un accordo di partenariato strategico tra italiani e sauditi dal valore di ben 10 miliardi di dollari.

Dall'idrogeno al design, l'Italia - a detta dell'ambasciatore Bin Sattam - è un partner ideale. Il che, evidentemente, vale bene qualche ora del nostro presidente del Consiglio per terra, sebbene presumibilmente poggiata su un cuscino, e comunque senza alcuna poltrona a sostenerla.

Anche perché non è stata la prima volta che un rappresentante delle nostre istituzioni ha fatto politica sotto una tenda beduina. Con risultati confortanti.

Meloni in Arabia, la politica sotto la tenda beduina

Giorgia Meloni si è mostrata più che soddisfatta dei risultati che ha portato a casa. Evidentemente, sotto la tenda, dove si è fatta fotografare - bisogna pur sottolinearlo - senza alcun copricapo, si è trovata a suo agio.

Con il principe ereditario ha parlato della ricostruzione di Gaza, della stabilizzazione della Siria, della pace in Ucraina, ma soprattutto di affari. Almeno venti sono le aziende nostrane coinvolte nell'accordo di partenariato strategico Italia - Arabia Saudita: tra le altre, ci sono Leonardo, Pirelli, Elettronica, Gewiss e Fincantieri. 

E in effetti: come dicevamo, di solito, la tenda beduina ci porta bene. Del resto, esse sono state da sempre utilizzate dai nomadi del deserto per ripararsi dal sole, dal caldo, dal vento, ma anche dalle intemperie e dal freddo: sono strutture elastiche adattabili ad ogni tempo. Un po' proprio come la politica italiana, che sa ballare il valzer giusto a seconda del partner che ha di fronte, soprattutto se del Medioriente

I precedenti con Gheddafi

A ben vedere, comunque, è stato con Gheddafi che la tenda beduina è entrata nella storia della nostra Repubblica. Detto che noi italiani intratteniamo storicamente buoni rapporti con il mondo arabo, fin dall'epoca dell'Iri di Enrico Mattei, i potenti della Prima Repubblica, da Andreotti a Craxi, quante strette di mano si sono date con i leader arabi?

Tuttavia, la tenda si è consolidata con prepotenza nel nostro immaginario ai tempi di Berlusconi.

Dopo i primi mesi di diffidenza reciproca, capitò che il dittatore libico, per rompere il ghiaccio, regalasse al Cavaliere tre cammelli, il che creò anche dei grattacapi ai cerimonieri quando il premier confidò che il cammello maschio era alto quasi tre metri e "l'unico posto dove posso tenerlo è nella mia anticamera a Palazzo Chigi".

Poi, era il giugno del 2009, capitò anche che Gheddafi venisse in visita ufficiale a Roma. E proprio in quell'occasione, sceso dall'aereo con una uniforme su cui aveva appeso la foto di un guerrigliero libico antitaliano, piantò una tenda gigantesca nel bel mezzo del parco di Villa Pamphili, dove dormì un paio di notti.

Ma non solo dormì: Gheddafi fece tutto in quel giardino. Compreso un mitico incontro con Paolo Scaroni, all'epoca amministratore delegato dell'Eni, appena all'esterno della tenda. Ma giusto perché iniziava a fare caldo. Era il 13 giugno, giorno consacrato a Sant'Antonio: Scaroni se lo ricorderà anche grazie a questa fotografia che scattò l'inviato Ansa

Tenda e amazzoni

Sta di fatto che, a Roma, Gheddafi non venne solo con la sua bella tenda beduina. Ma, per festeggiare il secondo anniversario di un accordo di amicizia all'epoca considerato "storico" tra Italia e Libia, si portò dietro anche una folta pattuglia di amazzoni in divisa con al collo un pendaglio con la sua foto che oscillava (maliziosamente) tra i loro seni.

Ora: immaginate Berlusconi che al fascino femminile non ha mai saputo resistere. Per tutta risposta, infatti, tramite un'agenzia che forniva hostess in divisa, procurò ben 530 ragazze tutte alte, sorridenti e destinate a sorbirsi gli interminabili discorsi di Gheddafi. Alcune, in seguito, vennero anche invitate a Tripoli. Eun paio, raccontarono le cronache del tempo, poiché in tenda si fa presto ad andare di cosa in cosa, decisero di rimanerci. 

Peccato, però, che giusto l'anno successivo, nel 2011, il regime di Gheddafi fu rovesciato. E i patti stabiliti sotto la tenda a Villa Pamphili (in primis inerenti la costruzione di nuove autostrade) andarono a farsi benedire.

L'intervista di Mentana a Grillo sotto la tenda

E comunque: a proposito di tende, al di là di Gheddafi, viene in mente anche un'intervista che fece scalpore nel 2014. La firmò il direttore del Tg La7 Enrico Mentana per Bersaglio mobile a Beppe Grillo, all'epoca stella sempre più brillante nel firmamento politico nazionale, tanto da essere l'uomo più desiderato dai giornalisti italiani. 

Proprio per questo, il leader pentastellato non parlava da oltre un anno. E quando decise di rompere il silenzio, ospitò Mentana proprio in quella che, ai più, sembrò una tenda. Chissà dov'era piazzata. Comunque fu l'occasione per stupire. E annunciare che i parlamentari che avessero lasciato il Movimento Cinque Stelle avrebbero dovuto pagare una multa di 250 mila euro: Grillo mica voleva restarci a dormire, in tenda.

 

 

 

  

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Giovanni Santaniello
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