06 Feb, 2025 - 17:37

Perché Mattarella ha indossato quello strano copricapo per il discorso più importante

Perché Mattarella ha indossato quello strano copricapo per il discorso più importante

Perché il Presidente della Repubblica, ieri, ha indossato quello strano copricapo nel pronunciare il discorso che, con molta probabilità, lo identificherà nei prossimi anni sullo scenario internazionale? Rosso bordato di giallo, era il tocco: il copricapo dell'Università di Aix-Marsiglia.

L'istituzione culturale francese gli ha conferito una laurea honoris causa in legge e scienze politiche. Per questo Sergio Mattarella ha indossato anche la toga prima di tenere la sua lectio magistralis, il suo discorso più importante.

Il discorso che lascia in eredità Mattarella con il copricapo giallo e rosso

Ieri, mercoledì 5 febbraio 2025, tutta l'attenzione mediatica è stata rivolta alle informative che i ministri Nordio e Piantedosi hanno pronunciato in Parlamento sul caso Almasri. Meno attenzione di ciò che meritava, quindi, ha ottenuto il discorso che Sergio Mattarella ha tenuto presso il Palais du Pharo ricevendo la laurea honoris causa.

Perché è tanto importante? Il motivo è da ricercare nel fatto che probabilmente rimarrà di attualità per i prossimi anni. Almeno tre le frasi del Capo dello Stato che hanno prenotato un posto nella storia.

La prima:

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Nel terzo millennio avanzano figure di neo feudatari che aspirano a ottenere signorie nella dimensione pubblica

La seconda:

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I tecnocrati gestiscono beni comuni come il cyberspazio e usurpano le libertà democratiche

La terza:

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La strategia dell'appeasement non funzionò nel 1938 e non serve neanche oggi

A chi si riferiva il Presidente

A chi si riferisse il Presidente Mattarella è fin troppo facile intuirlo.

I "neo feudatari" sono i vari rappresentanti delle super potenze mondiali che, abbandonando una logica di cooperazione internazionale, cercano di allargare i confini dei loro imperi: capita ormai da anni con le guerre più o meno dichiarate della Russia ai danni dell'Ucraina e di altri Paesi ad essa confinanti come la Georgia, ma anche con l'infuenza che Mosca fa pesare in Africa e in Medioriente. Ma capita adesso anche con gli Stati Uniti di Trump, il neo presidente che si è subito lanciato, finora solo a parole, alla conquista del Canada, della Groenlandia, di Panama e della Striscia di Gaza.

Fatto sta che le "signorie della dimensione pubblica", per Mattarella, rischiano di moltiplicarsi e non promettono nulla di buono perché sulla scia delle super potenze si infilano i "novelli corsari", i quali tentano di impadronirsi di Internet e dello spazio.

Il riferimento a Musk è limpido. Del resto, già in passato il Capo dello Stato aveva avuto modo di polemizzare a viso aperto con il tycoon

E così, con da una parte le autocrazie, i regimi liberticidi di Putin, Xi Jinping, Khamenei, e dall'altra l'oligarchia di Trump e Musk, in Europa si annunciano tempi bui.

La lezione della storia

Mattarella proprio per questo ha tentato di dare la sveglia al Vecchio Continente. Ha citato, tra gli altri, Aldo Moro ("Esaltava gli ideali di libertà e giustizia e una sempre più efficace tutela dei diritti umani"); Simone Veil, l'ex presidente del Parlamento europeo ("Le isole di  libertà sono circondate da regimi nei quali prevale la forza bruta. L'Europa è una di queste isole"); il Nobel per la pace René Cassin ("Non ci sarà mai pace su questo pianeta finché i diritti umani vengono violati in qualunque parte del mondo"). E ha messo in guardia: se continua a essere irrilevante la miglior prospettiva dell'Europa è quella di un "vassallaggio felice".

Di fronte a questo scenario, per il Presidente bisogna agire anzitutto combattendo chi rivuole i dazi: alla chiusura delle frontiere si era già assistito dopo la Grande depressione del 1929. Ma dal protezionismo, secondo Mattarella, derivò la seconda guerra mondiale.

Putin come il Terzo Reich

Il Presidente della Repubblica, poi, è stato quanto mai netto sulla Russia di Putin e su cosa non bisogna fare per contrastarlo:

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Negli anni Trenta del secolo scorso, assistemmo a un progressivo sfaldarsi dell'ordine internazionale che mise in discussione i principi cardine della convivenza pacifica, a cominciare dalla sovranità di ciascuna nazione nelle frontiere riconosciute. Le politiche di appeasement adottate dalle potenze europee nei confronti dei fautori di queste dinamiche furono testimonianza di un tentativo vano di contenere ambizioni distruttive di simile portata
 
Per Mattarella
 
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Un abbandono delle responsabilità condusse quei Paesi a sacrificare i principi di giustizia e legittimità, nel proposito di evitare il conflitto, in nome di una soluzione qualsiasi e di una stabilità che, inevitabilmente, sarebbero venute a mancare. La strategia dell'appeasement non funzionò nel 1938. La fermezza avrebbe, con alta probabilità, evitato la guerra. Avendo a mente gli attuali conflitti, può funzionare oggi? Quando riflettiamo sulle prospettive di pace in Ucraina, dobbiamo averne consapevolezza
Come dire: Mattarella avrà indossato il tocco giallo-rosso. Ma a qualcuno saranno fischiate le orecchie. 

 

 

  

 

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Giovanni Santaniello
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