07 Feb, 2025 - 19:05

Se "bimbominkia" rientra nella rassegna stampa politica più famosa d'Italia

Se "bimbominkia" rientra nella rassegna stampa politica più famosa d'Italia

Capita che dopo quasi cinquant’anni di onorata rassegna stampa, anche Radio Radicale debba iniziare la lettura dei giornali partendo dalla parola “bimbominkia”. E capita che Carlo Romeo, che ha iniziato nei primi anni Novanta a prestarle la voce, durante e dopo l’epoca segnata da Massimo Bordin, abbia dovuto far ricorso al vocabolario per chiarirne il significato: “Nel gergo giovanile, utente web che si comporta in modo stupido e infantile intervenendo continuamente nelle discussioni e mostrandosi fastidioso e irriguardoso verso gli altri. Oppure, adolescente che basa il suo stile di vita nell’adesione a modi convenzionali”.

E insomma: il conduttore di questa settimana della mitica "Stampa e regime" (si dà il cambio con Roberta Jannuzzi, Flavia Fratello, Fabrizio Ravoni, Marco Taradash e Marco Cappato) giura che “ci sono anche sinonimi più antichi” della parola del giorno finita su tutti i giornali essendo stata utilizzata in una chat (naturalmente “riservata”) di Fratelli d’Italia per indicare Matteo Salvini.

Ma mentre a Roma, fuori dallo studio di via Principe Amedeo dove ottant’anni fa la famigerata Banda Koch requisì la pensione Oltremare e prese a imprigionare e uccidere antifascisti, ebrei e oppositori, albeggia, Romeo non si scompone: “Capita di tutto in una rassegna stampa”.

Se "bimbominkia" diventa la parola chiave di Stampa e regime

Un’ora e mezza di lettura di giornali sui temi politici tutti i giorni. Quella di Radio Radicale è la rassegna stampa politica più antica d’Italia, tant’è che ora ha un archivio enorme dove si può attingere di tutto, non solo dibattiti parlamentari.

Come slogan “conoscere per deliberare”: Einaudi docet.

Come sigla il Requiem di Mozart (“lo volle Marco Pannella per ricordare chi nel mondo muore di fame”, ricorda dalla regia Alessandro Teodori).

Ma sono le 7:36 di venerdì 7 febbraio 2025 e la linea va a lui, Carlo Romeo.

Che c'è oggi sui giornali?

“Si legge del caso Almasri che finisce a carte bollate: tutti i salmi finiscono in gloria”.

Amen: la lettura dei giornali è la preghiera laica del mattino, diceva quello.

“Poi c’è la storia dei giornalisti-attivisti spiati. Ma è una repellente tradizione della politica italiana quella del ricatto”.

Nulla di nuovo sotto al sole: per risollevarci, ci dia il titolo di apertura migliore della giornata.

“Quello del Manifesto: Cimici e bari”.

Non male.

“Ma c'è anche la notizia che a 98 anni ci ha lasciato Aldo Tortorella. Sull’Unità c’è una bella foto in prima che lo ritrae con Berlinguer. Anche se il barbiere di tutti e due doveva essere di destra”.

Il bimbominkia-day

E vabbè: oggi comunque è la giornata-bimbominkia.

“Beh, in realtà, è abbastanza frequente che in politica saltino fuori parole nuove. Lo stesso termine “Tangentopoli” balzò fuori improvvisamente”.

Comunque bisogna sempre conoscere per deliberare.

“È  la chiave della democrazia”.

Un sistema sott’attacco in tutto il mondo.

“E che i giornali non sempre difendono al meglio”.

La colpa è dei giornalisti, come sempre?

“Di alcuni. E non certo in maniera generalizzata. Ma se il 50% degli italiani ormai non va a votare forse è anche per colpa di una informazione che tratta temi lontani dalla realtà di tutti i giorni”.

Ma la mattina che mondo crede di svegliare con Stampa e regime?

“Francamente non lo so. Appartengo all’epoca pre-social, non so chi mi ascolta. Certo, rispetto a quando ho iniziato a fare la rassegna, la politica è molto cambiata”.

In meglio o in peggio?

“Secondo me, non c’è più né la preparazione né la passione di una volta. Anche perché i parlamentari sono scelti dai segretari di partito e l’elettorato è chiamato solo a ratificare le loro scelte”.

Bisogna cambiare la legge elettorale?

“Non lo so. Ma so che allo stato attuale i parlamentari sono per lo più degli impiegati, in alcuni casi rappresentanti di piccoli interessi localistici o di lobby”.

Leggere le pagine politiche dei giornali allora è una via crucis.

“Io ho il mio metodo. Anche perché prima dell’alba, nel selezionare le notizie, devo far fronte alla fase in cui si passa dal sonno alla lucidità”.

I primi giornali su cui butta l'occhio.

“Il Corriere della Sera, Repubblica e il Foglio”.

Le firme che preferisce.

“Ce ne sono tante: Giuliano Ferrara, anche se per leggerlo ad alta voce occorrono i polmoni di Enzo Maiorca. Mieli, Stella, Folli, Feltri padre e figlio, Macioce...”.

Poi ci sono i vignettisti.

“Che io rivendico di aver sdoganato mettendoli al pari dei commentatori. Me lo rimproveravano. Ma i vari Staino, Osho e Makkox, per me, valgono gli editorialisti”.

La notizia della settimana che l’ha colpita di più.

“Quella di una radio in Afghanistan chiusa dai talebani. Una notizia cui abbiamo dato rilievo noi di Radio Radicale perché abbiamo particolarmente a cuore i diritti umani, ma che poi è stata ripresa anche da altri organi di informazione: una soddisfazione, significa che la radio ricopre ancora un suo ruolo”.

Oggi ha ricordato che “la violenza inizia dove finisce la parola”.

“Ho detto anche questo? Beh, la rassegna stampa di Radio Radicale, oltre a essere la più antica, è ancora oggi la più lunga che si ascolti in Italia: anche oggi ho parlato ininterrottamente per un’ora e mezza”.

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Giovanni Santaniello
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