Ci sono fantasie e fantasie. Ma se ci sono quelle specificatamente sessuali, un motivo ci sarà. E ora, senza scomodare Freud o chi per lui, fa sempre un certo effetto notare come il sesso diventi un tema nel dibattito politico. Tanto più, come capita in questi giorni, se lo fa tramite i Lego.
Sì, avete capito bene: i mitici mattoncini che si incastrano l'uno con l'altro dando forma alle fantasie che credevamo le più innocenti sono improvvisamente diventati dei sex toys. E la politica è lì ad approfittarne, a polarizzare il dibattito, a dimostrare quasi che non aspettava altro che fare suo il tema.
Sui social, ad esempio, l'avete letto l'ultimo post di Matteo Salvini?
E insomma: si racconta che, una volta, a Lorenzo il Magnifico scappò detto che la politica è come il sesso: non si fa con il rosario in mano. Ma da lì a passare ai Lego pochi l'avrebbero detto.
Oppure, chissà, c'era da aspettarselo, anche come effetto collaterale del film del momento: "Diva futura", la pellicola di Giulia Louise Steigerwalt che ripercorre l'epopea del porno italiano di Riccardo Schicchi, Massimiliano Caroletti, Ilona Staller, Moana Pozzi, Eva Henger e compagnia bella.
Allora: partiamo dall'inizio. La notizia di questi giorni è che presso il museo della scienza di Londra, un'audioguida si prende la briga di avvisare i visitatori della natura patriarcale nonché omofoba dei mattoncini Lego: si incastrano come fanno gli uomini e le donne quando fanno sesso. E il problema è (o meglio: sarebbe) proprio questo: per il museo londinese, i mattoncini si accoppiano rimandando a un atto tipicamente eterosessuale.
Il messaggio del museo della scienza, in definitiva, è il seguente: "Ci scusiamo con la gentile clientela se i Lego inducono a pensare che tutto ciò che non è eterosessuale sia anormale".
Beh: a parte che anche il sesso omosessuale è tutto un gioco di incastri (certo: quello femminile, adeguatamente equipaggiato), la notizia arrivata da Londra è stata subito cavalcata dalla destra dura, pura e molto etero (almeno così ama raccontarsi) che già da tempo sta facendo della battaglia alla cultura woke, la cultura del politicamente corretto a costo di cancellare il passato, il suo mantra.
E insomma: se non ci fosse la cultura woke, la destra, da Trump in giù, dovrebbe inventarla per imporsi nel dibattito pubblico.
Così Matteo Salvini, reduce dal raduno madrileno degli ultra destrorsi europei, visto che con lo spagnolo non è che gli sia andata benissimo avendo fatto più che altro ricordare il comizio di Giorgia Meloni al congresso di Vox ("Yo soy Giorgia, soy una mujer, soy una madre, soy cristiana...") e perciò confermandosi politicamente come suo fratello minore, oggi sui social subito ha cambiato registro facendone ampio uso:
Già: come scrive Salvini, "questa è pura follia". Però, per il leader della Lega, capita al momento giusto, perché contemporaneamente alla sparata del museo londinese, nei cinema italiani è in programmazione "Diva futura": quindi, l'ultimo post della narrazione salviniana ben si allinea con il mood popolare del momento. E fa dimenticare l'esito non proprio brillante della sua trasferta madrilena in compagnia dei colleghi sovranisti di mezz'Europa.
Si dirà proprio che per Salvini tutto s'incastra, insomma: il museo che accusa i mattoncini Lego di essere omofobi, "Diva futura" nei cinema e, perché no, anche San Valentino, che è venerdì prossimo. Il leader della Lega se ne sarà accorto e, quindi, subito si è gettato sull'argomento per voltare subito pagina dopo Madrid.
Del resto, in una mitica intervista degli anni Novanta che Umberto Bossi diede a Gad Lerner in un bar di Legnano, il fondatore del Carroccio ebbe a rivelare subito che la Lega "ce l'aveva duro". E ora, Salvini, con "Diva futura" nei cinema e la polemica sui mattoncini, scommette che lo sia ancora di più.
Come ai tempi della "Bestia", la cattivissima macchina social che ha portato la Lega e Salvini sulla vetta della politica italiana, l'importante, in ogni caso, è saper parlare all'elettorato. Stimolarne la pancia. E, perché no, talvolta, anche quello che c'è più giù.