Cristicchi, con “Quando sarai piccola” ci emoziona all’Ariston dedicando alla madre sentimenti di tenerezza e impotenza.
Dopo anni passati ad ascoltare neo genitori che cantano di figli che si affacciano alla vita, melodie che hanno accompagnato i post sui social delle nuove generazioni di mamme e papà, ecco un figlio che dedica una canzone alla madre. E non una dedica qualunque…
Non che negli anni non siano state dedicate canzoni ai genitori, per citarne alcuni pensiamo ad Alex Britti, che nel 2000 dedicò il testo “Mamma e papà”, raccontando dei suoi genitori dall’infanzia ad oggi, dell’affetto incredibile verso la famiglia, nonostante la distanza, unica vera ancora nei momenti di difficoltà.
Cesare Cremonini, nel 2002, con “PadreMadre”, una canzone che parla di ricordi, di mancanze e di amore. Per non dimenticare il mitico Ligabue, che nell'album “Mondovisione” del 2013 con “Per sempre” parla dell’intimità della famiglia dove veramente possiamo essere noi stessi.
Questi solo per ricordare i più recenti, ma come dimenticare Edoardo Bennato con “Viva la mamma” o Gianni Morandi con “Sei forte papà” e ancor prima la mitica Raffaella Carrà che con semplicemente “Papà” racconta di un rapporto unico quanto complicato.
Da sempre i cantautori hanno dedicato le loro parole a chi ha il coraggio di svolgere il lavoro più difficile del mondo, quello di genitori.
Ma le parole di Cristicchi hanno un sapore nuovo, sanno di attualità. Oggi dove l’età media è notevolmente aumentata, dove nel nostro paese ci sono più anziani che bambini, dove le case di riposo, le rsa, sono tutte occupate da chi la terza età la sta vivendo come un fardello pesante, ecco la verità: in vecchiaia si torna bambini.
Cristicchi parla della mamma, malata di Alzheimer, a cui deve ricordare il suo nome mille volte, chi è suo figlio, cucinare per lei. Una demenza che ti fa dimenticare tutto, perfino il tuo nome.
Quanta sofferenza negli occhi di chi non viene più riconosciuto dalla propria madre o dal proprio padre, quanto dolore quando devi trovarti a fargli da genitore.
Questo è quello che oggi succede, ruoli invertiti per un tempo troppo lungo.
Il cantante dagli indomabili ricci è dolce e tenero nelle sue parole, “si prenderà cura di lei stringendola forte e prendendola in braccio” e allora lodiamo questi figli che nella dura vita di oggi, dove devi lottare per te prima che per loro, hanno il coraggio di essere e fare i figli, di non abbandonare i genitori, di non girare lo sguardo verso il loro da fare, verso la brillantezza della loro vita.
Non accusiamolo di aver strumentalizzato la malattia dell’Alzheimer solo per aver avuto il coraggio di averne parlato e ringraziamolo di aver acceso un riflettore su chi vive il suo stesso dolore.
Grazie Simone per averci fatto sentire meno soli!
A cura di Sara Berardi.