23 Feb, 2025 - 20:28

Se muore il Papa c'è l'indulto? Ecco cosa accadde durante il Giubileo del 1950

Se muore il Papa c'è l'indulto? Ecco cosa accadde durante il Giubileo del 1950

Le condizioni di salute precarie di Papa Francesco portano con sè interrogativi tra la popolazione che si chiede cosa accadrebbe in caso di decesso del Pontefice durante il Giubileo. Ci si chiede ad esempio se possano esserci indulto e amnistia per i carcerati, come accaduto nel 1950.

Se muore il Papa c'è l'indulto?

Chiariamo subito che se dovesse morire il Papa non ci sarà alcun indulto, anche se il decesso dovesse avvenire durante l'Anno Santo.

Tuttavia, il Giubileo rappresenta un’opportunità per ricevere l’indulgenza, che, come specificato nel Codice di Diritto Canonico, è “la remissione davanti a Dio della pena temporale per i peccati, già perdonati quanto alla colpa, che il fedele, opportunamente disposto e nel rispetto di determinate condizioni, ottiene per intervento della Chiesa”. Il termine “indulgenza” condivide la stessa radice di un’altra parola legata all’Anno Santo: “indulto”. Quest’ultima deriva dal latino indultum e indica una concessione o un beneficio accordato da un’autorità superiore per grazia o benevolenza. 

Nel linguaggio giuridico, l’indulto è un atto di clemenza che porta alla riduzione o cancellazione della pena inflitta a un condannato. Indulgenza e indulto hanno dunque in comune l’idea di liberazione: la prima dalle conseguenze del peccato, il secondo dalle ripercussioni di una condanna, offrendo così una nuova possibilità di riscatto e rinascita.

Il duplice volto della clemenza

Il termine “indulto” è collegato ad altre espressioni che riflettono la virtù giubilare del perdono, come grazia, clemenza e amnistia, ciascuna con una propria sfumatura. Da un punto di vista giuridico, amnistia e indulto si distinguono per un aspetto essenziale: l’amnistia cancella il reato, mentre l’indulto estingue solo la pena. Con l’amnistia, lo Stato rinuncia all’applicazione della sanzione penale, mentre con l’indulto si limita a ridurre o annullare la punizione senza però eliminare il reato stesso.

 Un altro termine di rilievo è “grazia”, che assume un doppio significato: in ambito giuridico, rappresenta l’atto con cui il capo dello Stato condona, in tutto o in parte, una pena a un condannato, oppure la commuta in un’altra tipologia prevista dalla legge. Nel contesto cristiano, la grazia è invece un dono gratuito di Dio che permette all’uomo di rispondere alla sua chiamata, diventando figlio adottivo di Dio e partecipando alla vita eterna.

L’attenzione della Chiesa per i detenuti

La Chiesa ha sempre manifestato una particolare sensibilità verso coloro che si trovano in carcere, ispirandosi all’insegnamento evangelico: “Ero prigioniero e mi avete visitato”. In occasione dell’Anno Giubilare, questa attenzione si traduce anche in appelli dei Pontefici per il condono delle pene.

Nella bolla Spes non confundit, Papa Francesco ha invitato i governi a considerare la possibilità di concedere atti di clemenza ai detenuti, sottolineando le difficoltà quotidiane che essi affrontano, dalla privazione della libertà alle restrizioni e al senso di abbandono. Nel solco di questa tradizione, la Chiesa ha spesso chiesto misure di amnistia e indulto durante i Giubilei.

Il caso del Giubileo del 1950

Nel 1950, Papa Pio XII definì quell’Anno Santo “l’anno del grande perdono”, rivolgendosi a una generazione segnata dalle ferite della Seconda guerra mondiale. In quell’occasione, in Italia furono concessi atti di clemenza che ridussero le pene per numerosi detenuti. Anche nel 1975, Paolo VI chiese ai governi di valutare la possibilità di concedere indulti, specialmente a coloro che avevano dimostrato un sincero percorso di riabilitazione morale e civile.

Un gesto particolarmente significativo avvenne nel 1983, durante l’Anno Santo della Redenzione, quando Giovanni Paolo II incontrò in carcere Alì Agca, l’uomo che aveva tentato di assassinarlo, ribadendogli il suo perdono. Lo stesso Pontefice, nel Giubileo del 2000, sollecitò nuovamente gli Stati a ridurre le pene detentive come segno di misericordia.

Nel 2006, il Parlamento italiano approvò un indulto che portò alla scarcerazione anticipata di circa 25.000 persone, escludendo però i reati di maggiore allarme sociale. Anche il Giubileo straordinario della Misericordia, indetto nel 2015 da Papa Francesco, fu occasione per rinnovare la richiesta di clemenza, con alcuni governi, come quello cubano e mozambicano, che risposero liberando numerosi detenuti.

Aprire le porte alla speranza

In vista del Giubileo del 2025, Papa Francesco ha chiesto esplicitamente misure di amnistia e riduzioni di pena, per aiutare le persone a ritrovare fiducia in sé stesse e nella società. In un gesto simbolico senza precedenti, il Pontefice ha aperto una Porta Santa all’interno del carcere di Rebibbia, sottolineando il valore del perdono e della fratellanza.

Anche la politica ha dato segnali di clemenza: nel 2025, Cuba ha annunciato la liberazione di oltre 500 detenuti, mentre negli Stati Uniti il presidente Biden ha convertito 37 condanne a morte in ergastoli.

I Giubilei, attraverso la richiesta di indulgenza e atti di clemenza, rappresentano momenti in cui la speranza e il perdono possono trasformarsi in concrete occasioni di rinascita. Il perdono, infatti, non è solo un atto di misericordia, ma un’opportunità per riconoscere la dignità umana e permettere a chi ha sbagliato di ricostruire la propria vita.

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