La UEFA ha vinto con la nuova formula della Champions League. A Nyon vengono stappate bottiglie di champagne per l’edizione in corso.
Una nuova Champions League che è passata dagli otto gironi con quattro squadre al girone unico. Più squadre, più partite, più spettacolo, più tifosi e naturalmente più introiti commerciali. Certo, ci sono sempre i nostalgici della vecchia formula, come c’erano con la Coppa dei Campioni, ma il calcio è costantemente in evoluzione e bisogna accettare i suoi cambiamenti.
La Champions League, con la nuova formula del girone unico, sta ottenendo non solo consensi ma anche risultati importanti, quelli che la UEFA sperava appunto di ottenere. Partite tutte in bilico fino agli ultimi minuti, una media di 3,26 gol, il 24% delle reti segnate nell’ultimo quarto d’ora, solo il 14% delle sfide sono finite in parità, 22,6 milioni di spettatori, con una media di 42 mila a partita, e stiamo parlando solo delle partite giocate fino ad ora, in attesa che comincino gli ottavi di finale.
L’obiettivo è quello di superare il fatturato di 4,4 miliardi a stagione di questo triennio per aumentare anche i premi ai club. Aumentati i match, da 125 a 160 giocati fino a oggi, sono aumentati anche il numero degli spettatori, decisamente meglio rispetto alle precedenti edizioni e dell’anno scorso quando la media fu di 6,5 milioni di spettatori. Solo le edizioni del 2003, 2019 e 2023 avevano superato i 6 milioni. Il club in cima a questa speciale classifica con più spettatori durante le partite in casa è il Bayern Monaco, con 375 mila.
La prima delle italiane è il Milan, con 292 mila, seguito dall'Inter con 266 mila (ma con una partita in meno, non avendo disputato i play-off). La Juventus con 203 mila, più indietro l’Atalanta con 108 mila e il Bologna con 95 mila spettatori. Statistiche alla mano, è aumentato anche lo spettacolo, con un gol ogni 28 minuti e una media di 3,26 gol a partita. L’anno scorso la media era di 3. Un altro dato interessante è che delle ventiquattro squadre che hanno superato la prima fase del girone unico, ce n’erano otto della prima fascia, otto della seconda, cinque della terza e tre della quarta fascia al momento del sorteggio.
Se aumentare lo spettacolo era l’obiettivo principale con la nuova formula, questo è stato centrato perché all’ultimo turno 29 squadre su 36 erano ancora in gioco per le posizioni di classifica, soltanto due sicure della top 8. Appena due partite su diciotto infatti non influivano sulla classifica. Un’ultima giornata in cui la classifica cambiava in continuazione per un risultato che mutava. Arrivati agli ottavi di finale, le sedici squadre vengono da otto campionati diversi: guidano Spagna, Inghilterra e Germania con tre rappresentanti, Francia e Olanda con due, Italia, Portogallo e Belgio invece con una.
Champions League che sta per entrare nel vivo con gli ottavi di finale, si guarda già avanti alle prossime edizioni. Nel 2026 la finale verrà disputata a Budapest (già sede due anni fa della finale di Europa League) e nel 2027 a Milano a San Siro. A luglio inizierà la vendita dei diritti per il triennio 2028-2031, la UEFA promette ulteriori cambiamenti che possa portare il calcio verso a una nuova era. Quest’anno abbiamo assistito alla formula del girone unico, e non più a otto gironi da quattro squadre. Nel futuro, nemmeno troppo prossimo, potrebbe esserci una finale di Champions League non più in Europa, ma magari negli Stati Uniti, come suggerito da una voce che sta prendendo piede da qualche tempo.