27 Feb, 2025 - 07:05

Soldati italiani in Ucraina: il litigio social tra Crosetto e Calenda svela le divisioni del governo

Soldati italiani in Ucraina: il litigio social tra Crosetto e Calenda svela le divisioni del governo

Truppe italiane o esercito europeo? La risposta a questa domanda potrebbe non scioccare, ma essere diversa a seconda dell'interlocutore. Nel mentre Stati Uniti e Ucraina sembrano pronti a firmare uno storico accordo sulle terre rare, preludio forse ad una tregua nel conflitto russo-ucraino, l'Italia assiste perplessa a quanto accade nel mondo.

Inglesi, francesi e tedeschi sembrano pronti ad impiegare i loro soldati per garantire la sicurezza ucraina, ma gli italiani sono indecisi sul da farsi. Ne è un esempio il litigio tutto social fra Guido Crosetto e Carlo Calenda. Il secondo, leader di Azione, si è dimostrato scettico sulle perplessità che il ministro della Difesa aveva esternato sulla partecipazione italiana come forza di cuscinetto fra Russia ed Ucraina.

Niente da fare: per Crosetto parlare di soldati italiani al fronte è prematuro, perché ci sono passaggi complessi (anche politici) da considerare. Nel frattempo, la Lega di Salvini dice no all'esercito europeo.

Crosetto e Calenda, lite social sui soldati italiani al fronte ucraino

Negli ultimi tempi la situazione politica internazionale ha raggiunto livelli di violenza verbale difficilmente confrontabili con il passato. Il conflitto fra Ucraina e Russia sembra ormai incanalato, leggendo le varie dichiarazioni del presidente USA Donald Trump, verso una parziale cessione territoriale del primo paese verso il secondo.

Resta da capire se il paese ucraino potrà aspirare nel prossimo futuro ad entrare nella NATO o nell'Unione Europea, così come se avrà i mezzi per difendersi da un eventuale attacco russo. A tal proposito ci si potrebbe domandare: l'Italia che ruolo giocherà in questo scenario? Invierà soldati al fronte russo-ucraino o parteciperà ad un futuro esercito europeo?

Un'ipotesi del genere ha sparigliato la giornata politica di ieri 26 febbraio 2025, con i partiti di maggioranza divisi e un esponente del governo che bisticcia su X con un senatore. Andando per gradi, cominciamo da quest'ultimo punto: Guido Crosetto, ministro della Difesa, ha accusato tramite il suo profilo X Carlo Calenda (leader di Azione) di ignorare apposta i complessi meccanismi che precedono l'eventuale messa in campo dei soldati italiani.

L'Italia offre contingenti in diverse missioni internazionali (come l'Aspides per difendere il traffico marino nel Mar Rosso o quella in Kosovo) e come altri paesi europei sconta riserve di armamenti scarse e tante spese destinate agli stipendi dei propri appartenenti.

Secondo Calenda, però, questa situazione non giustifica la posizione di Crosetto: mentre Francia, Gran Bretagna e Germania si coordinano per capire cosa fare quando gli Stati Uniti si sfileranno dal sostegno all'Ucraina, l'Italia non può decidere autonomamente (pur inserita nella NATO) di ritardare o negare l'attività dei propri soldati.

Crosetto: "I contingenti non si inviano come fax"

Il litigio social fra i due esponenti politici aveva avuto origine da un'altra serie di dichiarazioni, questa volta pronunciate dal sempre presente ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini e dal ministro degli Esteri Antonio Tajani. La contraddizione all'interno del governo riguardo a cosa fare quando le armi sul fronte russo-ucraino taceranno è stata spesso sottolineata anche da osservatori esterni, non soltanto dalle opposizioni.

Tajani chiede che un'eventuale attività bellica italiana sia sempre ricondotta sotto l'egida dell'ONU (per presidiare un'eventuale zona cuscinetto fra Russia e Ucraina), mentre Salvini non ha alcun interesse a sparpagliare i soldati italiani su altri fronti oltre a quelli già presidiati. E Crosetto?

Il tweet controverso è una risposta piccata all'attivismo che soprattutto il presidente francese Emmanuel Macron ha mostrato negli ultimi tempi. Anche nel suo incontro con Trump, Macron ha puntualizzato come l'UE abbia speso in aiuti per l'Ucraina più degli stessi Stati Uniti, avanzando pure la proposta di schierare truppe (francesi o europee) a Kharkiv e dintorni.

Tutto troppo facile, per il ministro della Difesa: disporre di soldati, battaglioni, fanterie e truppe corazzate presenta aspetti economici, logistici e politici da non sottovalutare.

virgolette
I contingenti non si inviano come si invia un fax e per poter fare un comunicato stampa. Soprattutto quelli delle altre nazioni. Se si parla a nome dell’Europa bisognerebbe avere la creanza di confrontarsi con le altre nazioni e ciò non è accaduto per gli aspetti militari della questione. Che mi risulta essere principalmente militare.

Se gli stati europei dovessero un giorno decidere di arrivare al 5% del proprio PIL nelle spese militari (come chiesto da tanti esponenti repubblicani negli USA), ciò significherebbe recuperare quelle risorse togliendole ad altri programmi o fondi.

È quanto accaduto in Gran Bretagna, dove il premier Keir Starmer ha affermato che per rinforzare le relazioni anglo-americane sarà necessario arrivare all'2,5% del PIL in spese militari: il problema per alcuni è che ciò avverrà a scapito dei fondi spesi per gli aiuti all'estero.

Dalla Lega no all'esercito europeo: "Con von der Leyen resa in 20 minuti"

Tornando agli affari di casa nostra, Calenda nel suo ultimo tweet di risposta a Crosetto ha sottolineato come all'interno del governo si abbiano ben tre posizioni su un eventuale coinvolgimento militare diretto nella guerra russo-ucraina. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni non vuole giocarsi l'amicizia personale con Trump e nelle sue dichiarazioni pubbliche appoggia sì la resistenza ucraina ma in toni minori rispetto ad un anno fa.

Nessun cenno di risposta, inoltre, al piano trumpiano di ripagare l'aiuto statunitense comprando tutte le terre rare possibili dall'Ucraina. Passando alla Lega, il suo leader Salvini ha detto di no nel giro di poche ore a tutto il possibile: no a truppe italiane perché "abbiamo 7500 soldati italiani impegnati in missioni di pace, prima di spendere un euro in più o ipotizzare l'invio di un soldato in più bisogna essere certi di quello che si fa" e no all'esercito europeo, perché se c'è Ursula von der Leyen alla sua guida un'eventuale guerra finirebbe con la subitanea resa europea.

Salvini ha però promesso che i leghisti voteranno sì ai prossimi pacchetti di aiuti militari all'Ucraina, almeno finché durerà la guerra. Dal lato di Tajani, invece, per una volta non bisogna rispondere a qualche sconfinamento salviniano: il ministro degli Esteri però sembra a sua volta sorpreso che nel giro di poco tempo le cose si siano sviluppate tanto velocemente.

Per il leader di Forza Italia, "l’unico modo per perché ci sia una presenza militare che sia di intermediazione sia quella di avere una forza che sia sotto la bandiera delle Nazioni Unite con decisione del Consiglio di sicurezza in modo che tutti si sentano garantiti".

I tre punti salienti dell'articolo

  • Indecisione sull'uso delle truppe italiane: l'Italia è divisa sulla partecipazione alle operazioni militari in Ucraina. Mentre alcuni esponenti, come Guido Crosetto, ritengono che sia prematuro inviare soldati italiani al fronte, altri, come Carlo Calenda, criticano il governo per la sua indecisione e mancanza di coordinamento con i partner europei.

  • Posizioni contrastanti all'interno del governo italiano: all'interno del governo italiano, le posizioni sull'eventuale invio di truppe al fronte sono contrastanti. Mentre Matteo Salvini è contrario a inviare soldati italiani, Antonio Tajani preferisce un coinvolgimento sotto l'egida dell'ONU. La questione solleva anche dibattiti sulla creazione di un esercito europeo.

  • Tensioni politiche e diplomatiche: le discussioni sulla sicurezza europea si mescolano con tensioni politiche interne ed esterne, con il governo italiano che appare diviso su come affrontare la situazione ucraina. Le divergenze riguardano l'invio di soldati, le alleanze internazionali e la gestione degli aiuti militari, con Salvini che si oppone all'idea di un esercito europeo sotto la guida di Ursula von der Leyen.

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Pasquale Narciso
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