27 Feb, 2025 - 15:12

Film su Michael Jackson: polemiche da parte dei parenti delle presunte vittime di abusi

Film su Michael Jackson: polemiche da parte dei parenti delle presunte vittime di abusi

In vista dell'uscita del nuovo film di Hollywood sulla vita di Michael Jackson, i parenti delle presunte vittime di abusi del cantante hanno sollevato polemiche.

Credono, infatti, che questo film serva solo per ripulire l'immagine del re del pop. 

Le famiglie delle presunte vittime esprimono preoccupazione per la rappresentazione di Jackson e temono che il film possa minimizzare le loro esperienze e sofferenze. Scendiamo nei dettagli.

Il film sul Michael Jackson è in produzione, di cosa hanno paura i parenti delle presunte vittime di abusi

A soli 40 minuti da Santa Barbara, tra le colline della Sycamore Valley, si nasconde un pezzo di storia che ancora oggi divide il mondo: Neverland, l'ex rifugio fiabesco di Michael Jackson.

Nonostante il nome sia cambiato e l’insegna dorata sia sparita, il passato di quel posto e le sue polemiche, non si possono cancellare.

Sui muri esterni, i fan continuano a lasciare messaggi di amore, foto, palloncini, per il Re del Pop, come se il tempo si fosse fermato.



Abbandonata nel 2005, dopo il controverso processo per abusi su minori per il quale fu assolto, Neverland ha vissuto anni di declino prima di essere acquistata da un amico miliardario della famiglia Jackson per 11 milioni di sterline.

Molti pensavano che sarebbe caduta nell’oblio. Invece, oggi è tornata sotto i riflettori grazie a "Michael", il film biografico su Jackson, girato proprio nella sua ex dimora, che uscirà il 3 Ottobre 2025.

Il cast è stellare: Colman Domingo interpreta Joe Jackson, il padre severo  e a tratti violento del cantante, mentre Miles Teller veste i panni del manager John Branca. Michael sarà interpretato da Jaafar Jackson, suo nipote.

L’idea di riportare in vita Neverland per le riprese ha scatenato reazioni contrastanti

Dan Reed, regista del documentario "Leaving Neverland", che nel 2019 raccontò le accuse di Wade Robson e James Safechuck, non ha dubbi: il film vuole riscrivere la storia e pulire l'immagine del cantante.

Dopo aver letto la sceneggiatura, afferma di essere rimasto “stupito” da come la narrazione sembri dipingere le accuse delle vittime e dei loro parenti, come false. Il tutto viene ridotto a un tentativo di estorsione da parte delle famiglie coinvolte nei confronti del re del pop.

Secondo John C. Carpenter, avvocato di Robson e Safechuck, la pellicola non è altro che “propaganda” utile per ripulire l'immagine della popstar e proteggere gli interessi economici della sua eredità, che, lo ricordiamo, continua a generare centinaia di milioni di dollari l'anno.

Nel 2016, la tenuta del cantante ha guadagnato 825 milioni di dollari. L'anno scorso ha guadagnato circa 600 milioni di dollari tramite streaming, inclusi musica e merchandising.

Le polemiche sono aumentate ancora di più quando si è scoperto che la produzione aveva inserito nel film la storia di Jordan Chandler, il primo ragazzo che accusò Jackson nel 1993. Un contratto firmato con la famiglia, però, impedisce di rappresentare Jordan sullo schermo. Ecco perché la produzione è stata costretta a rigirare intere scene dall'inizio.

Ci sarà un secondo documentario su Neverland

Mentre il film, secondo la critica, cercherà di rilanciare la figura di Michael Jackson, Reed si sta preparando a produrre un seguito di "Leaving Neverland", che documenta il percorso giudiziario di Robson e Safechuck contro l’eredità della popstar.

L’uscita del documentario potrebbe riaccendere il dibattito sulle accuse e sugli abusi subiti dai due uomini quando erano bambini.

Negli anni, molti fan hanno scelto di ignorare le gravi accuse sul passato di Jackson, senza approfondire e senza porsi domande.

Ma per Reed, la questione è tutt’altro che chiusa. “Hollywood ha avuto l’opportunità di affrontare la verità”, dice, “ma ha preferito raccontare una favola”.

Una cosa è certa, il Re del Pop continua a dividere il mondo, tra chi lo celebra e chi chiede giustizia.

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Immacolata Duni
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