28 Feb, 2025 - 07:05

In parlamento come all'asilo, l'onorevole fa la spia: "Mi ha mandato a ca**re"

In parlamento come all'asilo, l'onorevole fa la spia: "Mi ha mandato a ca**re"

Se pensavate che il dibattito sulla Shoah fosse un'occasione per riflettere con serietà su uno dei periodi più oscuri della storia, beh, vi sbagliavate. Ieri, 27 febbraio 2025, alla Camera, il tema dei "viaggi del ricordo" è stato trasformato in un vero e proprio ring politico. Gaetano Amato del Movimento 5 Stelle e Stefano Candiani della Lega si sono scagliati l’uno contro l’altro, lasciando da parte la memoria storica per una sfida all'ultimo insulto.

Amato ha cercato di collegare la memoria della Shoah ad altri temi di attualità, come il naufragio di Cutro e il conflitto in Ucraina, ma quando ha tirato in ballo Matteo Salvini e una foto con un ultras indagato, Candiani non ha resistito e lo ha accusato di provocare.

E mentre il vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè, cercava di riportare ordine, Amato e Candiani continuavano a scambiarsi minacce più o meno velate, dando la sensazione che la storia della Shoah fosse diventata un pretesto per una rissa da cortile.

Intanto, un mese dopo il Giorno della Memoria, i nostri politici dimostrano che, se c'è un tema che davvero riesce a farli dialogare, è l'arte dell'insulto, non la riflessione storica.

Amato vs Candiani, il ricordo della Shoah diventa una gara d'insulti

Spesso tanti dibattiti o discussioni in Aula non hanno il dono o la fortuna di essere condivisibili o chiacchierati sui social. Riguardano temi complessi, tecnici, le cui ricadute concrete sullo stile di vita della cittadinanza italiana sono gli aspetti che magari premono maggiormente.

Capita anche per eventi più luttuosi, come la Shoah: ieri 27 febbraio 2025 si discuteva in Aula dei finanziamenti per i "viaggi del ricordo" per le classi scolastiche secondarie. Un fine nobile che vuole coltivare la memoria, specie considerando che tanti testimoni diretti e sopravvissuti vengono a mancare a causa dell'età.

Nonostante la serietà dell'argomento, Gaetano Amato del Movimento 5Stelle e Stefano Candini della Lega hanno pensato bene di battibeccare e insultarsi nel loro dibattito.

Che i dibattiti alla Camera o al Senato rispecchiano il carattere e le competenze degli e delle elette è pacifico e riflette cambiamenti che sono legati anche a come si sono trasformati gli elettori negli anni; ma ciò non toglie che rendere le discussioni allo stesso livello della chiacchiera da bar o da scuola dell'infanzia non deponga a favore di senatori e deputati.

L'intervento di Amato, a voler essere onesti, ha toccato tanti temi prendendo come spunto di partenza i viaggi del ricordo, da finanziare affinché le scolaresche capiscano cosa sia successo prima e durante la Seconda guerra mondiale: le proteste nella piazza ucraina di Maidan, il naufragio di Cutro, il delirante video di Trump sul futuro di Gaza, i femminicidi...

Filo conduttore è la memoria, tanto importante quanto labile: per Amato una dimostrazione plastica è una foto che il leader leghista Matteo Salvini scattò tempo fa con Luca Lucci, capo ultras del Milan indagato in vari procedimenti penali. Riferimento che Candiani non ha mandato giù, quasi come un reato di lesa maestà, e la risposta è stata un sonoro:

virgolette
Ma vai a ca**re! Non si mescolano queste cose!

Il senatore pentastellato ha interrotto per un attimo il suo intervento per rispondere da par suo:

virgolette
Io ho il diritto di dire quello che voglio! Stai zitto! Vieni a dirmelo fuori...

Le scuse del leghista

Già in passato l'Aula si era trasformata in una sorta di ring attorniato da deputati o senatori urlanti e scalmanati. Nel luglio 2024 il dibattito alla Camera sull'autonomia differenziata terminò con uno scontro fisico fra il leghista Igor Iezzi (ma allora è un vizio di partito!) e il pentastellato Leonardo Donno.

Donno poi querelò Iezzi, che si scoprì analizzando i video dell'infuocata seduta era attorniato anche da colleghi della maggioranza come Enzo Amich, Federico Mollicone e Gerolamo Cangiano (Fratelli d'Italia), ma anche dallo stesso Candiani.

Un fil rouge fra i due fatti - quello di ieri e quello del luglio 2024 - che ha come principale differenza che nessuno ha picchiato nessuno. Candiani ha voluto scusarsi alla fine della seduta spiegando però che la sua reazione, di pancia, voleva difendere il buon nome di Salvini.

Amato era stato così autore di una provocazione insensata, aggravata da frasi che sembrano una minaccia: "C'è stata una espressione poco felice da parte mia, quando ci sono delle provocazioni bisogna non cascarci… Agganciare la foto di Salvini con il capo della tifoseria del Milan mi è sembrata una provocazione oltre la misura, ma non bisogna trascendere, detto questo io non aspetterò fuori perché ho altro da fare, la mia provocazione non ha l’intenzionalità di chi dice 'ti aspetto fuori'...

Amato contro tutti: "Biden? Uno scorreggione"

Se qualcuno si domandasse ora: "Non c'è stato nessuno a riportare l'ordine?", la risposta è sì. A presiedere la discussione di ieri era Giorgio Mulè, esponente di spicco di Forza Italia e vicepresidente della Camera. Inizialmente, è stato preso di sorpresa dalla reazione di Amato, dovendo poi calmarlo esplicitamente non appena pronunciata la frase "ti aspetto fuori".

Mulè ha però bacchettato Amato ricordandogli che in quel momento oggetto della discussione erano i campi di sterminio nazisti, non l'attualità politica rappresentata dall'attività politica e non di Salvini; nemmeno la promessa di verificare cosa abbia detto Candiani per un'eventuale segnalazione aveva tranquillizzato il senatore grillino, che ha poi ripreso il suo intervento con una certa difficoltà.

Amato in passato era stato protagonista anche di altri commenti esagerati, però sul suo profilo Facebook. Tre anni fa aveva chiamato con epiteti poco lusinghieri l'ex presidente statunitense Joe Biden ("uno scorreggione"), l'ex esponente di spicco del M5S Luigi di Maio e l'ex portavoce Rocco Casalino, ma persino l'attuale presidente pentastellato Giuseppe Conte, tutti colpevoli all'epoca di non voler candidate l'attore de "Il Grande Torino" o "Il coraggio di Angela".

I tre punti salienti dell'articolo

  • Scontro in Aula sulla Shoah: il 27 febbraio 2025, durante un dibattito alla Camera sui "viaggi del ricordo" per le scuole, i politici Gaetano Amato (M5S) e Stefano Candiani (Lega) si sono scontrati con insulti, tralasciando il tema della memoria storica per una discussione infuocata.

  • Provocazioni e insulti reciproci: Amato ha fatto provocazioni legate alla memoria storica, tra cui un riferimento a Matteo Salvini e a un capo ultras. Candiani ha reagito con un insulto diretto, dando vita a uno scambio acceso di parole e minacce.

  • Reazioni e scuse: nonostante l'intento di riportare ordine da parte del vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, i due continuano a scambiarsi accuse. Candiani si è scusato alla fine, ma ha giustificato la sua reazione come difesa del buon nome di Salvini.

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Pasquale Narciso
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