28 Feb, 2025 - 16:08

"Allarme, son tornati i fascisti!", ma a dirlo è Molinari della Lega...

"Allarme, son tornati i fascisti!", ma a dirlo è Molinari della Lega...

La Lega di Matteo Salvini sta vivendo un momento di frattura interna, con il capogruppo Riccardo Molinari che esprime disappunto per le scelte di politica estera del leader, accusato di trascurare gli affari interni e di legarsi troppo ai gruppi di estrema destra europei.

Le recenti mosse di Salvini, dalla visita a Israele alla partecipazione alla convention ultranazionalista di Madrid, non solo irritano i suoi alleati, ma minano anche la coesione del partito, con un Molinari amareggiato dalla deriva che, secondo lui, rischia di isolare la Lega.

Il "peccato originale", come lo definisce, è la scelta di Salvini di abbracciare l'ultradestra, cioè i "fascisti", mettendo a repentaglio le alleanze interne e le future prospettive politiche.

Dai dazi ai fascisti, a Molinari non piace la linea di Salvini

Sembra serpeggiare una certa preoccupazione in casa Lega. L'attivismo del suo leader Matteo Salvini in politica estera sembra distoglierlo dagli affari interni, non soltanto quelli riguardanti il governo italiano ma anche quelli legati alla vita di partito. Una scissione che rischia di far scontrare i leghisti con gli alleati di governo.

In politica interna c'è l'idea di spingere per la rottamazione delle cartelle esattoriali a dividere la Lega da Forza Italia, mentre in politica estera le visite in Israele e la partecipazione alla convention dell'ultradestra a Madrid degli inizi di febbraio hanno infastidito non soltanto il ministro degli Esteri Antonio Tajani ma anche la premier Giorgia Meloni.

Un avvicinamento ai gruppi politici di estrema destra che non sembra esser sfuggito nemmeno all'interno della stessa Lega. Ne è un esempio ciò che Il Giornale ha raccolto come retroscena oggi 28 febbraio 2025: Riccardo Molinari, capogruppo leghista alla Camera, lamenta lo scarso coinvolgimento che gran parte della dirigenza della Lega avrebbe nel decidere le alleanze politiche estere del partito.

Il "caso" si può dire che è iniziato dal momento in cui Donald Trump è tornato alla presidenza degli Stati Uniti: la minaccia di dazi selettivi contro alcuni paesi europei ha messo in allarme tutti, dalla Francia alla Germania, dalla Spagna all'Italia, non essendoci alcun argine alle decisioni spesso imprevedibili e impulsive di Trump.

In tanti raccontano che il rapporto d'amicizia fra quest'ultimo e Meloni potrebbe risparmiare all'Italia grossi danni economici, ma basterà? Molinari sembra ricollegare ciò al decisionismo di Salvini, che spingendo la Lega ad aderire alle idee repubblicane viene percepito in modo non lusinghiero sul nostro territorio.

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Il problema è che la politica estera la fa solo lui anche se il 90% del partito non la condivide. E purtroppo le conseguenze della politica trumpiana non ricadono sui partiti ma sul Paese. Quando Trump ci farà male, perché ci farà male visto che al di là del supposto rapporto privilegiato con la Meloni lui fa solo i suoi interessi, la colpa la daranno a noi leghisti che siamo stati solo ad agitare le mani, a fargli da cheerleader.

D'altronde appare palpabile il timore che il governo rischi di trovarsi impreparato quando scoppierà una guerra commerciale fatta di dazi e controdazi fra USA e Unione Europea. L'aspetto più interessante delle dichiarazioni di Molinari però riguarda il colore politico delle alleanze all'estero: Salvini avrebbe preferito gettare al vento la possibilità di lavorare con i Conservatori e i Popolari nelle istituzioni europee, aderendo invece ai gruppi dei "fascisti".

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Il peccato originale è nella scelta che abbiamo fatto qualche anno fa: alcuni di noi avrebbero voluto occupare lo spazio dei popolari, guardare al Ppe. Lui invece si è buttato con i fascisti.

Il leghista: "Amareggiato dai retroscena, fanno male alla Lega"

Quest'ultimo è un aspetto curioso, perché la Lega è stato uno dei partiti - insieme a Fratelli d'Italia - a irridere la sinistra italiana nel voler considerare fascista qualunque cosa proposta dalla destra, arrivando anche a contestare l'attualità o meno delle categorie di "fascismo" e di "antifascismo". I partiti di estrema destra europei sono considerati - dai leghisti in primis - come patrioti, rivoluzionari conservatori, promotori di una svolta necessaria ovunque dopo i danni creati dalla sinistra globale.

A stretto giro di posta è arrivata anche la nota di rettifica da parte di Molinari. Il capogruppo alla Camera si dice infastidito e addolorato che Il Giornale si sia prestato ad un'operazione giornalistica di così bassa lega, perché "il mio parere è quello della Lega ed è pubblico, chiaro e ribadito dal sottoscritto in tutte le uscite in Aula e nelle interviste: i cambiamenti imposti da Trump possono essere una occasione di cambiamento positivo per l’Italia".

Il protagonismo di Salvini in politica estera, dalla Romania alla Germania

Mentre ci si interroga come l'Italia possa godere delle ricadute positive della seconda presidenza di Trump, resta sotto gli occhi di tutti che Salvini sta cercando di non avere concorrenti all'interno della Lega che ne possano contestare le decisioni. Il prossimo congresso, nella primavera di quest'anno, dovrebbe vedere l'attuale ministro delle Infrastrutture senza concorrenti e quindi confermare la sua linea politica.

Il viaggio in Israele e gli attestati di stima verso Benjamin Netanyahu, per il quale Salvini non applicherebbe il mandato di arresto della CPI, si aggiungono alle recentissime critiche per l'arresto di Călin Georgescu, politico filorusso e di estreme destra che in Romania è stato accusato di una vittoria elettorale poco limpida.

Altri esempi di vicinanza all'estrema destra sono le dichiarazioni entusiastiche che hanno salutato il risultato di AfD in Germania alle elezioni del 23 febbraio 2025: con il 20,8% dei voti il partito di Alice Weidel è giunto secondo dietro la CDU, ma nessun partito tedesco vuole allearsi con loro per formare un governo.

Non è però un problema per Salvini, che reputa il partito di Weidel l'unico capace a cambiare l'Europa dal profondo. Il 20% di AfD sembra esser stato raggiunto dallo stesso leghista, che pure non sembra preoccuparsi troppo delle posizioni tendenti al razzismo, anti-islamiche, misogine e contro l'Euro espresse dal partito tedesco.

I tre punti salienti dell'articolo

  • Frattura interna alla Lega: la politica estera di Matteo Salvini, orientata verso l'estrema destra europea, sta creando divisioni all'interno del partito. Riccardo Molinari esprime preoccupazione per il mancato coinvolgimento del partito nelle scelte diplomatiche e critica il leader per aver preferito alleanze con i "fascisti" invece di cercare un'alleanza con i popolari europei.

  • Rischi per la Lega e il governo: le decisioni di Salvini in politica estera, in particolare il suo rapporto con Donald Trump e la sua vicinanza a formazioni di estrema destra come AfD, stanno irritando gli alleati di governo. Molinari teme che queste mosse possano danneggiare l'Italia economicamente e politicamente.

  • Difesa di Salvini e le reazioni interne: nonostante le critiche, Salvini continua a sostenere la sua visione politica, e Molinari ha tentato di chiarire le sue dichiarazioni, smentendo le divisioni interne riportate dalla stampa. La Lega appare comunque spaccata tra le posizioni più moderate e quelle estremiste legate alla linea di Salvini.

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Pasquale Narciso
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