17 Ucraina, Don Vito Trump ricatta Zelensky: "Stop agli aiuti finché non firmi l'accordo"
04 Mar, 2025 - 12:04

Ucraina, Don Vito Trump ricatta Zelensky: "Stop agli aiuti finché non firmi l'accordo"

Ucraina, Don Vito Trump ricatta Zelensky: "Stop agli aiuti finché non firmi l'accordo"

Nel grande teatro della geopolitica mondiale, Donald Trump ha finalmente tolto la maschera e mostrato il volto del perfetto padrino. Non più solo un ex presidente in cerca di vendetta politica, ma un vero e proprio Don Vito Corleone della diplomazia internazionale. Il messaggio inviato a Volodymyr Zelensky è chiaro: "O firmi l'accordo che voglio io, oppure l'Ucraina si troverà con le munizioni a secco e Putin si prenderà il resto del Paese".

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Dopo una burrascosa riunione nello Studio Ovale, conclusasi con un Trump furioso, la Casa Bianca ha annunciato la sospensione immediata degli aiuti militari all'Ucraina. La decisione non è casuale: si tratta di un colpo da manuale del vecchio gioco del ricatto politico. "Se vuoi continuare a combattere, devi prima inginocchiarti", sembra dire il Tycoon con il suo solito sorriso beffardo.

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La strategia della pressione: Trump sempre più gangster

Gli Stati Uniti, con la loro abitudine decennale di esportare "democrazia" con le bombe, si trovano ora in una situazione paradossale: sono passati da essere i più grandi sostenitori della resistenza ucraina a diventare i principali sabotatori della sua sopravvivenza.

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Il pretesto ufficiale della Casa Bianca? "Il presidente è concentrato sulla pace e vuole che i suoi partner facciano lo stesso." Traduzione: Trump vuole che Zelensky capitoli davanti a Putin e accetti un accordo che lo trasformerebbe da leader di una nazione in guerra a semplice amministratore di una semi-colonia russa.

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Se Zelensky ha osato contraddire Trump durante l'incontro nello Studio Ovale, ora sta pagando il prezzo della sua audacia. Il messaggio inviato da Washington è inequivocabile: ogni resistenza sarà punita con l'isolamento e la rovina. E poco importa se a soffrire saranno i soldati ucraini al fronte, i civili sotto le bombe, o l'intera Europa, che vedrà la Russia avanzare ancora una volta senza freni.

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Un patto sporco: le terre rare ucraine in cambio delle armi

Ma il ricatto non si ferma al campo di battaglia. Secondo diverse fonti, il vero nodo della questione è un affare multimiliardario sulle risorse minerarie dell'Ucraina. La Casa Bianca vuole che Zelensky conceda agli Stati Uniti il controllo sulle ricche riserve di terre rare ucraine, fondamentali per la produzione di tecnologie avanzate. Guarda caso, l'accordo era quasi pronto prima della litigata di venerdì. Ora, per riaprire la trattativa, Trump esige un'umiliazione pubblica: un'ammissione di colpa da parte di Zelensky, magari un bel video di scuse in cui il presidente ucraino ringrazia il padrino americano per la sua generosità.

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A rincarare la dose, il segretario di Stato Marco Rubio ha addirittura chiesto che Zelensky si scusi pubblicamente per aver osato opporsi al volere di Washington. Siamo quindi di fronte a una nuova forma di diplomazia mafiosa: prima ti mettono con le spalle al muro, poi ti costringono a baciare la mano che ti affama.

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Le conseguenze: chi vince e chi perde

A trarre vantaggio da questa mossa, ovviamente, è Vladimir Putin. Il Cremlino non poteva sperare in un regalo migliore: una spaccatura insanabile tra gli Stati Uniti e l'Ucraina, il rallentamento delle forniture militari e, a lungo termine, un drastico indebolimento della resistenza ucraina.

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Gli esperti militari stimano che senza gli aiuti americani, Kiev potrebbe reggere solo pochi mesi prima di iniziare a cedere terreno in modo significativo. "Non cadranno subito, ma quando le scorte di armi si dimezzano, alla fine il fronte crolla", ha dichiarato Mark Cancian del Center for Strategic and International Studies. E quando il fronte crolla, la guerra finisce con una pace umiliante e catastrofica per l'Ucraina.

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Anche l'Europa esce perdente da questa vicenda. Francia, Germania e Regno Unito hanno espresso la loro indignazione per la decisione di Trump, ma il problema è chiaro: l'arsenale europeo non è sufficiente a rimpiazzare le forniture americane. "C'è un divario di capacità che l'Europa da sola non può colmare", ha detto un funzionario statunitense. E così, mentre Bruxelles si dibatte tra promesse di aiuti e realtà logistiche impossibili, Mosca continua ad avanzare.

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Reazioni politiche: Trump divide anche il Congresso

La decisione di sospendere gli aiuti ha generato un terremoto politico negli Stati Uniti. Il Partito Repubblicano si è spaccato tra i fedelissimi di Trump, che difendono la scelta con la solita retorica isolazionista, e i repubblicani tradizionalisti, che vedono in questa mossa un suicidio strategico. "È un momento critico per l'Ucraina, non dovremmo interrompere il supporto proprio ora", ha dichiarato la senatrice repubblicana Susan Collins.

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Ma il vero problema è che, con la Casa Bianca in mano a Trump, il Congresso ha pochissimi strumenti per invertire la decisione. "Molti aiuti sono legati all'autorità presidenziale", ha ammesso Collins. E così, un uomo solo al comando sta decidendo le sorti di una guerra che riguarda il futuro dell'intera sicurezza europea.

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L'altro padrino a Mosca festeggia

Se qualcuno sperava che il ritorno di Trump significasse "America First", si sbagliava di grosso. Il messaggio che arriva oggi da Washington è che gli Stati Uniti sono pronti a sacrificare i loro alleati se non si piegano alla volontà del loro capo supremo.

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L'Ucraina si trova così di fronte a un bivio: resistere senza il supporto americano, rischiando una disfatta militare, o cedere al ricatto, firmando un accordo che potrebbe trasformarla in una marionetta di Washington e Mosca allo stesso tempo.

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Intanto, a Mosca, Putin brinda al successo della strategia del divide et impera. E a Washington, Don Vito Trump si gode lo spettacolo del caos che ha creato, con il sorriso compiaciuto di chi sa di avere il coltello dalla parte del manico.

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Daniel Moretti
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