04 Mar, 2025 - 16:25

ReArm Europe: il piano UE per la difesa divide Meloni tra Europa e Trump

ReArm Europe: il piano UE per la difesa divide Meloni tra Europa e Trump

Giorgia Meloni è in equilibrio su un filo sottile: da un lato l’Europa che alza la posta sul riarmo, dall’altro Donald Trump che scarica il peso della guerra fra Ucraina e Russia sull’UE. Dire sì al piano von der Leyen, il "ReArm Europe", significa inimicarsi l’ex presidente USA, mentre dire no isolerebbe l’Italia in Europa. 

Nel frattempo, la sua maggioranza si spacca fra favorevoli e contrari all'esercito comune europeo, l’opposizione litiga su cosa significhi cercare la sicurezza dell'Europa e la scadenza per prendere una posizione si avvicina.

Quale pedina muoverà la premier in questa partita ad alto rischio?

Meloni divisa fra il sostegno all'Ucraina e l'alleanza con gli USA di Trump

In vista di giovedì 6 marzo 2025, c'è tanta attesa per la presentazione del "ReArm Europe Plan". Una svolta promossa dalla presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen, causata dal progressivo allontanamento degli Stati Uniti dal teatro bellico russo-ucraino: 800 miliardi di euro a favore della sicurezza militare dei membri dell'Unione.

Non è infatti in discussione "solo" la sopravvivenza dell'Ucraina come soggetto politico e territoriale autonomo, ma anche l'autonomia e la sicurezza dell'intera Unione Europea. Ne è convinta von der Leyen, che, pur presentando il piano completo giovedì, ha già anticipato oggi, 4 marzo, molti dettagli.

Molti dei dettagli però restano vaghi e in Italia è salito il tono delle dichiarazioni politiche fra maggioranza ed opposizione, coinvolgendo anche lo stesso governo. In attesa del piano, infatti, molti commenti puntano più a rimarcare il proprio posizionamento politico che a rispondere ad uno stimolo concreto dall'esterno.

La premier Giorgia Meloni si trova in questo momento ad un bivio, le cui ramificazioni sono foriere di possibili pesanti risvolti politici. Negare l'assenso italiano ad aumentare le proprie spese per la difesa significherebbe dar ragione a Donald Trump, che vorrebbe spostare l'onere economico e non del sostegno militare all'Ucraina sulle spalle europee; dir di sì al "ReArm Europe Plan", invece, scontenterebbe l'alleato statunitense e negherebbe quel rapporto di amicizia che tanti in Fratelli d'Italia sono convinti che esista fra Meloni e Trump.

D'altronde la presidente del Consiglio nei giorni scorsi non si era detta convinta che le "concrete garanzie di sicurezza" promesse dalla Francia e dalla Gran Bretagna non potessero fare a meno del sostegno economico e logistico degli Stati Uniti. Meloni sa anche bene che inviare soldati italiani a combattere in (e per) Ucraina sia poco utile a livello di consensi elettorali e che estendere la protezione NATO al paese ucraino senza un suo ingresso ufficiale nell'Alleanza atlantica sia giuridicamente complicato.

Lega e Forza Italia divisi sull'esercito europeo

I crucci della premier d'altronde derivano anche dalla situazione della coalizione di governo. Come accaduto sulla possibilità che i dazi trumpiani colpiscano anche l'economia italiana, in politica estera la Lega continua a chiedere che si arrivi presto alla pace fra Ucraina e Russia e che non si proceda alla costituzione di un esercito comune europeo, mentre Forza Italia non fa mistero che il piano di von der Leyen sia utile all'autonomia strategica e militare europea.

Matteo Salvini è stato uno dei primi in giornata a dire di no a qualunque aumento della spesa militare europea, e di conseguenza di quella dei singoli stati. La possibilità di sforare dal Patto di stabilità e crescita per quattro anni finché le cifre spese riguardino la difesa e la creazione di un fondo da 150 miliardi di euro per ottenere prestiti sono viste come fumo negli occhi dai leghisti.

virgolette
Esercito europeo? Mi tengo stretta la marina militare italiana... Hanno già fatto l’esperimento della moneta senza stato, chi comanda l’esercito europeo? Bisogna ragionare senza certezze e abbiamo un’occasione straordinaria nei prossimi anni per ricostruire il paese. Se ci fosse un esercito unico europeo, oggi l'Ue manderebbe le truppe in Ucraina.

Il portavoce di FI Raffaele Nevi sceglie di rispondere mettendo l'accento su quanto sia deleterio per l'unità del governo manifestare per una cosa mentre il governo chiede di fare tutt'altro. Le manifestazioni organizzate dalla Lega e da Salvini sono a favore della pace, certo, ma quale tipo di pace? Una resa ucraina alle pretese russe?

Nevi concorda con le parole del segretario forzista Tajani, che da tempo chiedeva un cambio di passo nella difesa europea.

virgolette
Tutte le manifestazioni politiche sono legittime, Salvini fa le sue e noi le nostre. Noi andiamo avanti con la coerenza che ci ha insegnato Silvio Berlusconi. E’ anche necessario il potenziamento dell'industria della difesa e integrare sempre più i sistemi militari europei. Credo che Salvini vada in piazza soprattutto per la pace fiscale in Italia e la pace in Ucraina e, mi auguro non contro la difesa comune europea.

Anche le opposizioni divise sul "ReArm Europe Plan"

Non va meglio nel centrosinistra. In vista del 15 marzo, con le "piazze per l'Europa" promosse da Michele Serra (firma di Repubblica), si discute quale idea di Europa si vuole difendere. Da Alleanza Verdi e Sinistra è risuonato un sonoro no per gli 800 miliardi promessi da von der Leyen, con Angelo Bonelli che li ha definiti una "follia", perché "lavorare per una difesa comune dovrebbe essere l’obiettivo, insieme ad un ruolo forte di pace dell’Europa".

Carlo Calenda di Azione ha applaudito quest'importante sviluppo politico e militare, rimarcando però che all'interno del Partito Democratico c'è confusione sull'argomento. La segretaria dem Elly Schlein come si comporterà: darà ragione a chi spinge per una soluzione diplomatica al conflitto russo-ucraino o riterrà che la difesa europea passi anche per la riattivazione delle sue industrie militari?

Nel frattempo, Schlein ha detto che la strada intrapresa da von der Leyen non è quella giusta, perché la difesa comune europea non dovrebbe passare dal riarmo nazionale. Dal Movimento 5Stelle infine giunge un forte no all'economia di guerra che la proposta di von der Leyen sembrerebbe configurare.

Il capogruppo pentastellato a Montecitorio Francesco Silvestri ha chiesto che risorse economiche così ingenti siano impiegate per la sanità, per l'istruzione pubblica, per aiutare le famiglie e le imprese ad affrontare le difficoltà energetiche. A tal proposito, Silvestri ritiene che una volta raggiunta una "pace giusta", l'Italia potrebbe tornare ad acquistare gas dalla Russia.

I tre punti salienti dell'articolo

  • Il dilemma di Meloni - La premier italiana Giorgia Meloni è divisa tra il sostegno al piano europeo di riarmo promosso da Ursula von der Leyen e il mantenimento di buoni rapporti con Donald Trump, che vuole ridurre l'impegno degli USA in Ucraina e spostare il peso del conflitto sull’Europa.

  • Fratture nella politica italiana - La coalizione di governo è spaccata: la Lega si oppone all’esercito europeo e a nuove spese militari, mentre Forza Italia sostiene il piano per rafforzare l'autonomia strategica dell’UE. Anche l’opposizione è divisa, con PD e Azione favorevoli a un rafforzamento europeo, mentre il M5S e AVS si oppongono alla militarizzazione dell’Unione.

  • Tensione sulla sicurezza europea - L’UE sta spingendo per un maggiore impegno economico e militare a causa del progressivo disimpegno degli Stati Uniti. Tuttavia, il piano "ReArm Europe" resta oggetto di acceso dibattito, con dubbi sulla sua reale efficacia e sulla possibilità di un consenso politico interno.

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Pasquale Narciso
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