05 Mar, 2025 - 13:05

Mutui, cosa succede se la BCE taglia di nuovo i tassi? Ecco le ipotesi

Mutui, cosa succede se la BCE taglia di nuovo i tassi? Ecco le ipotesi


Il 2025 si preannuncia un anno cruciale per il mercato dei mutui, con la BCE pronta a intervenire nuovamente sui tassi di interesse. 

Gli esperti prevedono almeno tre nuovi tagli, il primo dei quali è atteso per il 6 marzo, durante la riunione del Consiglio Direttivo a Francoforte. Christine Lagarde ha già evidenziato come l’economia europea rimanga in una fase restrittiva, rendendo necessarie misure per incentivare la crescita e contrastare il rallentamento dell’inflazione. 

Tuttavia, nonostante le previsioni positive, l’incertezza resta elevata, soprattutto dopo le dichiarazioni di Donald Trump sui dazi all’Europa, che potrebbero influenzare le decisioni della BCE. 

Secondo le stime degli analisti, il prossimo taglio dovrebbe ridurre il Tasso sui Depositi dal 2,75% al 2,50%, ma la domanda principale riguarda gli effetti concreti di questa misura sui mutui degli italiani. Come potrebbero cambiano le rate con il taglio dei tassi? Scopriamolo insieme.

Prima però vi lasciamo al video YouTube di vincenzoromano_immobiliare sulle Surroghe dei mutui 2025.

 

Mutui e BCE, come potrebbero cambiano le rate con il taglio dei tassi?

L’eventuale riduzione dei tassi da parte della BCE potrebbe avere un impatto significativo sul mercato dei mutui, soprattutto per chi ha scelto un tasso variabile. La politica monetaria più accomodante ha già portato a cinque tagli tra giugno 2024 e gennaio 2025, contribuendo a una progressiva diminuzione del costo del denaro. 

Con il nuovo intervento atteso per marzo, le rate dei mutui variabili potrebbero scendere ulteriormente, rendendo i finanziamenti più accessibili. Secondo le simulazioni di Facile.it e Mutui.it, se il taglio sarà confermato, la rata di un mutuo variabile medio potrebbe ridursi di circa 17-18 euro, passando dagli attuali 650-682 euro a circa 633-664 euro.

Nonostante questo trend positivo, le incertezze restano numerose. Se la BCE continuerà a tagliare i tassi anche nei mesi successivi, i mutui a tasso variabile potrebbero diventare sempre più convenienti, avvicinandosi ai livelli di quelli a tasso fisso. Tuttavia, il rischio di un’inversione di tendenza nel lungo periodo rimane, soprattutto se l’economia dovesse mostrare segnali di ripresa e l’inflazione tornasse a salire.

Mutui e BCE, nuove previsioni sui tassi per il 2025

Le previsioni per il 2025 indicano un ulteriore calo dell’Euribor, il principale indice di riferimento per i mutui variabili.

Secondo i dati disponibili, l’Euribor a tre mesi potrebbe scendere fino al 2,16% entro giugno, per poi stabilizzarsi sotto il 2% entro la fine dell’anno. Se queste stime si concretizzassero, la rata di un mutuo standard potrebbe scendere a 611 euro entro dicembre, con un risparmio complessivo di circa 40 euro rispetto alle attuali condizioni.

Gli analisti ritengono che la riduzione dei tassi da parte della BCE del 6 marzo 2025 sia quasi certa, ma in molti ipotizzano che potrebbe essere uno degli ultimi interventi. Se l’economia dovesse mostrare segnali di ripresa e l’inflazione si stabilizzasse intorno all’obiettivo del 2%, la banca centrale potrebbe decidere di fermare il ciclo di tagli, mantenendo i tassi su livelli più contenuti rispetto al passato, ma senza ulteriori riduzioni. 

Questo scenario influenzerebbe direttamente il mercato dei mutui, rendendo fondamentale per i mutuatari valutare attentamente la scelta tra tasso fisso e variabile.

Tasso fisso o variabile, quale conviene?

La decisione tra mutuo a tasso fisso o variabile dipende da diversi fattori, tra cui le aspettative sui tassi di interesse e la propensione al rischio del mutuatario. Attualmente, le migliori offerte a tasso fisso partono da un TAN del 2,54%, con una rata mensile di 568 euro, mentre per i mutui a tasso variabile le offerte più convenienti partono da un TAN del 3,30%, con una rata iniziale di 617 euro.

Nonostante la tendenza al ribasso dei tassi variabili, questi restano al momento meno convenienti rispetto ai fissi. La stabilità offerta da un mutuo a tasso fisso consente di pianificare con certezza le spese a lungo termine, senza il rischio di improvvisi aumenti della rata. D’altra parte, se la BCE dovesse continuare con la politica di riduzione dei tassi, i mutui a tasso variabile potrebbero diventare progressivamente più vantaggiosi, offrendo un risparmio significativo nel tempo.

In questo scenario, chi preferisce una maggiore sicurezza potrebbe optare per un mutuo a tasso fisso, mentre chi è disposto ad accettare un minimo di incertezza per ottenere potenziali vantaggi potrebbe valutare un mutuo a tasso variabile, monitorando attentamente le future mosse della BCE.

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Achiropita Cicala
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