"Non vi sono elementi tecnico-scientifici che supportino l'ipotesi del suicidio". È scritto, nero su bianco, sulla super perizia realizzata sul corpo di Liliana Resinovich, scomparsa a Trieste il 14 dicembre 2021 e ritrovata, ormai senza vita, il 5 gennaio 2022, nella zona dell'ex ospedale psichiatrico di San Giovanni.
Gli elementi raccolti, si legge ancora sul documento di oltre 200 pagine, delineano uno scenario in cui solo un omicidio trova "una motivazione tecnica". La donna sarebbe morta per "soffocazione esterna diretta". Un ulteriore passaggio di forte interesse riguarda il ritrovamento, sul cadavere della donna, di 'elementi piliferi' che verranno analizzati, alla ricerca di terze persone coinvolte.
Questo quanto affermano nelle loro conclusioni i consulenti Cristina Cattaneo (già patologa forense del caso Gambirasio), Stefano Tambuzzi, Stefano Vanin e Biagio Eugenio Leone. Lo scorso 3 marzo, dopo che la perizia è stata depositata in Procura, il procuratore facente funzioni di Trieste, Federico Frezza, in una nota ha prospettato
il cui oggetto, ha aggiunto, non può essere reso pubblico.
Il servizio di Ore 14 sulla nuova perizia- Puntata del 4/03/2025
Diversi sono i punti che mostrerebbero come Liliana Resinovich sia vittima di omicidio. Oltre alla causa della morte per "soffocazione esterna diretta", la perizia sostiene che la donna sia morta lo stesso giorno della scomparsa, con "elevatissima probabilità" nella mattinata del 14 dicembre 2021.
Dagli accertamenti, infatti, non sarebbero emersi elementi contrastanti con questa ricostruzione. Al contrario: è confermata dalle evidenze ambientali, naturalistiche, anatomopatologiche e medico legali. Secondo gli esperti, il cadavere della 63enne sarebbe rimasto sempre nello stesso luogo in cui è stato ritrovato circa tre settimane dopo.
Oltre a non aver trovato elementi che potessero far pensare a una "permanenza in altro luogo", per gli esperti il corpo della donna non è stato assolutamente congelato, come ipotizzato in precedenza. La morte è sopraggiunta per asfissia "meccanica esterna contestuale o immediatamente successiva" alle lesioni riportate e riscontrate sul cadavere.
La donna avrebbe subito quindi un'aggressione che ha lasciato segni alla testa e alla mano destra, ma molto probabilmente anche in altre parti del corpo, come gli arti e il torace.
Gli esami condotti sul corpo hanno inoltre permesso di trovare "elementi piliferi" sia dagli indumenti, che dai sacchetti che avvolgevano il capo della donna, nonché dai suoi peli pubici.
Verranno quindi svolti approfondimenti genetici mediante l'utilizzo di "nuove tecnologie di sequenziamento ultramassivo (Ngs)", nell'ottica della ricerca "di terze persone coinvolte”.
Ora è caccia al Dna dell'assassino anche se l'avvocato Gentile, legale del fratello della vittima Sergio Resinovich, intervenuto a Fatti di Nera, non abbia escluso possa trattarsi di una contaminazione.
Il marito di Liliana Resinovich, Sebastiano Visintin, ha rilasciato un'intervista al Corriere della Sera in cui ha parlato di un mazzo di chiavi, sparito da casa quando Liliana era ancora in vita. Ma ha anche espresso dubbi in merito al comportamento di Claudio Sterpin. Ossia l'amico 'speciale' di Liliana.
Sull'omicidio, afferma, non ha nomi ma
Tra i due uomini, in questi anni, ci sono state accuse reciproche. In una recente intervista televisiva Sterpin ha parlato di un cuscino sparito dall'abitazione di Liliana.