A ogni elezione si sente spesso dire che si vince al centro o conquistando il cuore e la mente degli indecisi. A sentire Matteo Renzi, il ragionamento sembra confermato: per vincere quando il governo di Giorgia Meloni finirà, serve "un centro che guarda al Terzo settore e a sinistra" e che parli dei temi che più stanno a cuore dei cittadini e delle cittadine italiani.
Anche il lavoro rientra fra questi: il prossimo referendum sul Jobs Act segna una netta cesura fra il Partito Democratico pensato da Renzi e quello attualmente in campo sotto la guida di Elly Schlein. Dall'ex "rottamatore" l'ascia di guerra sull'argomento sembra esser stata sotterrata: "PD e Movimento 5Stelle sul Jobs Act sono sempre stati coerenti, ma rivendico una misura che ha garantito 1 milione di posti di lavoro".
Renzi sembra quindi pronto a lanciarsi per le prossime elezioni politiche, un "referendum contro Meloni" che si giocherà sul filo dei voti.
Nonostante gli auspici che diversi esponenti del governo hanno sulla durata dell'esecutivo, fino alla fine della legislatura e oltre, c'è chi nel campo delle opposizioni non vede l'ora che ci siano nuove elezioni politiche. Matteo Renzi è uno di questi e anche oggi 7 marzo 2025 ha voluto ricordare a tutti la sua centralità nel dibattito politico.
Grazie anche al fatto che dal Partito Democratico a +Europa, dal Movimento 5Stelle ad Alleanza Verdi e Sinistra e ad Azione i temi divisivi sono tanti (dal "ReArm Europe" al Jobs Act, dalla riforma della cittadinanza al caro bollette), il leader di Italia Viva si sta presentando ultimamente come chi da tempo sta denunciando le storture del governo di Giorgia Meloni e della governance europea.
Alle prossime elezioni sarà decisivo il centro che guarda a sinistra, come lo chiamava De Gasperi. Italia Viva è il cuore di questa operazione. E sono molto felice che una personalità come la senatrice Annamaria Furlan, già segretaria generale della Cisl, abbia scelto di…
— Matteo Renzi (@matteorenzi) March 7, 2025
La speranza di tutte le opposizioni, anzi il tema che davvero le unisce, è che questa legislatura termini con elezioni anticipate. Renzi delinea uno scenario in cui gli elettori e le elettrici italiani saranno chiamati a giudicare Meloni, come se fosse un referendum che deve decidere il destino dell'Italia nel prossimo futuro.
Come si può vedere dalla dichiarazione renziana, esiste un margine per battere la coalizione di centrodestra, a patto però di convincere gli indecisi a votare per le proposte politiche delle opposizioni. Il no a Meloni non basta, come accennato, a compattare tutti i partiti e a costruire un programma comune, così come la preoccupazione per chi alla fine sarà il volto della grande coalizione.
Sarà Schlein o Conte? Uno fra Bonelli e Fratoianni? Calenda vorrà essere della partita? Renzi ricorda che avvicinarsi al PD, per lui, non significa rinnegare l'esperienza centrista che ha avviato con IV ma nemmeno dimenticare che in Italia esistono persone che non si riconoscono né nel centrodestra (anche se a trazione Fratelli d'Italia) né nella "sinistra" (titolo che a turno spetta o ai pentastellati o ai dem).
A chi mi domanda come fa la Dc a sostenere la destra,rispondo che la domanda corretta è ‘perché la destra guida il campo opposto alla sinistra?’. La risposta è : ‘ per la scelta scellerata di spostare la Dc a sinistra alla fine della prima repubblica ‘
— Gianfranco Rotondi (@grotondi) March 7, 2025
Renzi ha ringraziato Anna Maria Furlan, senatrice ed ex segretaria generale della CISL, per esser entrata nel gruppo di Italia Viva al Senato perché sembra confermare un assunto al quale tiene molto. Non servono gli estremisti di destra come di sinistra, anche se in questa categoria l'ex sindaco di Firenze inserisce anche l'attuale PD guidato da Schlein.
Renzi lavora ai fianchi, cercando di convincere chi non è persuaso della necessità di un'alleanza strutturale con il M5S o dell'opposizione totale al progetto di riarmo promosso dalla presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen, anche se c'è da dire che il progetto del "centro che guarda a sinistra" è parecchio affollato.
Si ricordi, a titolo di esempio, la figura di Ernesto Maria Ruffini. L'ex direttore dell'Agenzia delle Entrate è stato visto nell'ultimo scorcio del 2024 come il nuovo "federatore" del centrosinistra cattolico, una figura caldeggiata da esponenti dem come Graziano Delrio, Silvia Costa e Pierluigi Castagnetti.
Renzi riserva una sorpresa quando l'argomento del suo intervento si sposta sul Jobs Act. Abolendo l'articolo 18, all'epoca della sua applicazione si disse che i lavoratori e le lavoratrici italiani avrebbero perso più tutele anche sindacali, non andando poi ad impattare positivamente sulla creazione di nuovi posti di lavoro.
Argomento questo che recentemente anche lo stesso governo di Meloni ha voluto esaltare come risultato delle sue politiche lavorative (anche se i dati Istat indicano che la Generazione X ha visto un aumento della disoccupazione). Renzi sottolinea da par suo come il Jobs Act abbia creato "1 milione di posti di lavoro", difendendo quella stagione di riforme che ora Schlein cercherà di ribaltare con i prossimi referendum.
Il senatore fiorentino riconosce sia a quest'ultima che agli esponenti pentastellati la coerenza di una battaglia portata avanti contro il Jobs Act, senza cambiare posizione all'ultimo secondo o quando i sondaggi non premiavano quella scelta.
Perché TU sei lavoro!
— CGIL Nazionale (@cgilnazionale) March 7, 2025
Fai sentire la tua voce al referendum.
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Il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, ad Avellino per aprire in Irpinia la campagna referendaria su lavoro e cittadinanza, è uno dei più convinti sostenitori della reintroduzione dell'Articolo 18 e in nome di questa battaglia si è sempre più avvicinato alla segretaria dem. Un abbraccio indecente, a voler sentire gli esponenti meloniani, o potenzialmente pericoloso, a sentire le indiscrezioni all'interno del PD.
Landini ha voluto ancora una volta rimarcare come il referendum sul Jobs Act sia un atto di giustizia generale e non un attacco a Meloni e al suo governo:
Renzi vede le prossime elezioni come un referendum su Meloni, convinto che la sfida sarà tra chi sostiene l’attuale premier e chi vuole mandarla a casa. Per vincere, secondo lui, sarà fondamentale il ruolo di un centro politico che guarda a sinistra e che sappia parlare a moderati, garantisti e al mondo del Terzo settore. Italia Viva vuole essere il perno di questa strategia, cercando di attrarre voti decisivi per battere il centrodestra.
Il Jobs Act torna al centro del dibattito politico, con il referendum promosso dalla CGIL che punta a smantellarlo. Renzi difende la riforma, sostenendo che ha creato un milione di posti di lavoro, mentre PD e M5S continuano a contestarla con coerenza. Il voto su questa misura potrebbe diventare uno spartiacque importante per ridefinire le politiche sul lavoro e le tutele sindacali in Italia.
Le opposizioni sono divise ma condividono l’obiettivo di fermare Meloni. Tuttavia, le differenze su temi chiave come il Jobs Act, il riarmo europeo e la riforma della cittadinanza rendono difficile la costruzione di un fronte compatto. Renzi, pur cercando un dialogo con il PD, non rinnega la sua identità centrista e continua a lavorare per aggregare un’area politica in grado di spostare voti cruciali per la vittoria.