08 Mar, 2025 - 16:41

Massimo Giannini getta la maschera di Repubblica: la manifestazione per l'Europa (senz'armi) è solo marketing per il giornale

Massimo Giannini getta la maschera di Repubblica: la manifestazione per l'Europa (senz'armi) è solo marketing per il giornale

Mettiamola così: le vie del marketing sono come quelle del Signore, infinite. E, nella redazione di Repubblica, evidentemente, se ne sarà ricordato Michele Serra, il quale, qualche giorno fa, all'indomani dei fatti dello Studio Ovale tra Trump e Zelensky, ha ben pensato di convocare, nel nome della mitica "società civile", una bella piazza a favore dell'Europa.

Chapeau! Era ora di difendere e rivendicare sotto la luce del sole la nostra comunità di destino, l'unico spazio politico che può difendere davvero i nostri valori oltre che la nostra ricchezza materiale nel mondo. 

Fatto sta che, giorno dopo giorno, mentre il giornale, dando voce a chi, di volta in volta, aderisce, dedica pagine su pagine alla manifestazione convocata per sabato prossimo, 15 marzo a Roma (in piazza del Popolo), si capisce sempre più che non si tratta d'altro - appunto - che di una trovata di marketing per riportare il quotidiano ora diretto da Mario Orfeo al centro del dibattito pubblico. Insomma: per dargli una boccata d'ossigeno, qualche like in più sui social, qualche visita in più al sito. Magari persino qualche copia in più in edicola.

Ma perché? La risposta è semplice. Perché se si è a favore dell'Europa, in questo momento storico, con gli Usa in ritirata sul fronte Occidentale (inteso quello delle democrazie liberali), prima di tutto bisogna tenere alla sua sopravvivenza. La quale, al netto delle convinzioni delle anime belle e dei paciocconi, si assicura solo con la deterrenza che possono garantire le armi e un'organizzazione difensiva degna degli altri imperi mondiali.

Insomma: primum vivere, come avvertivano i latini, no? E invece: la manifestazione di Repubblica per l'Europa è sempre più ricca di belle parole, piena di buone intenzioni, ma irrimediabilmente colma di demagogia. Perché, sotto la regia politica del Partito Democratico di Elly Schlein, la piattaforma si va modificando sempre più in un viva l'Europa, ma senz'armi. E quindi inevitabilmente sotto schiaffo delle altre super potenze.

Se poi uno dei suoi giornalisti più famosi, Massimo Giannini, ci mette il carico da novanta sostenendo che "un esercito comune" non fu mai pensato dai suoi padri fondatori, allora semplicemente la mashera è gettata: nella redazione di Repubblica, oltre a essere pochi ad amare veramente l'Europa, mancano anche alcuni fondamentali storici.

Se Repubblica scende in piazza per un'Europa farlocca

E insomma: cosa ha sostenuto di così grave Massimo Giannini da far capire che nella redazione di Repubblica non si è affatto consequenziali quando si dice di voler difendere l'Europa? Nel suo editoriale di oggi intitolato "L'Europa e il male necessario", l'ex direttore de La Stampa ha scritto:

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L'Europa era un progetto di cooperazione e di sviluppo, di mediazione e di progresso, di multilateralismo e di superamento dei blocchi: era nata sulle rovine del Novecento per scongiurare altre guerre, non per farne di nuove. Nel 1957, a Roma, un esercito comune non fu mai pensato perché avrebbe contraddetto lo spirito di quel Trattato, costruito sulla pace e per la pace nell'era della Guerra fredda e dell'equilibrio del terrore

Ora: riprendendo in mano i libri di storia, non fu affatto così. I tre padri fondatori dell'Europa, Schuman, Adenauer e De Gasperi (tre democristiani) pensarono eccome all'esercito comune. Erano tre uomini di frontiera, che sapevano benissimo cos'era la guerra e che un'Europa di pace si poteva creare solo grazie alla deterrenza militare.

Tra l'altro, parlavano tutti e tre tedesco quindi, con buona pace di Giannini, si intendevano benissimo. Ma il progetto di un esercito comune appena qualche anno dopo la tragedia della Seconda guerra mondiale, purtroppo, non fu portato in porto perché i Padri fondatori non ebbero il supporto politico necessario né dei Paesi che rappresentavano né delle opinioni pubbliche dell'epoca. 

Lo dimostra il fatto che nel 1954, sul letto di morte, proprio il nostro Alcide De Gasperi (che in quest'anno Santo va verso la beatificazione) pianse quando seppe che il progetto di esercito e difesa comune era stato di fatto accantonato.

E le sue parole, come si legge anche nel libro che Antonio Polito gli ha dedicato (intitolato non a caso "Il costruttore"), ora suonano più che mai come profetiche: 

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La difesa comune o l'Europa la fa adesso oppure Dio sa come e per quale terribile circostanza

E comunque, tornando ai giorni nostri, della scivolata storica di Giannini se ne è accorto Carlo Calenda

Una manifestazione piena di demagogia (e di errori storici)

Giannini a parte, però, che la piattaforma per la piazza di sabato prossimo si sta riempiendo di demagogia e di falsi storici lo dimostra anche la vicenda dell'Anpi di Roma, la quale non ha aderito alla manifestazione citando (a sproposito) l'auspicio dell'ex Presidente della Repubblica Sandro Pertini "si svuotino gli arsenali, si riempino i granai".

Come ricordato da Mattia Feltri su La Stampa, questo è diventato "uno slogan dei pacifisti che hanno messo i fiori nei cannoni senza curarsi di che ci mettono gli altri"

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Pertini era un pacifista abituato a tenere le armi in mano se non c'era alternativa. E proprio i partigiani dovrebbero conoscere meglio di altri l'attività militare di Pertini, da partigiano antifascista, poiché per la libertà riteneva che valesse la pena ammazzare e rischiare di essere ammazzati

Sandro Pertini fu insignito anche di una medaglia d'argento perché con "superlativa audacia e sprezzo del pericolo" chiese sempre di essere in prima linea per combattere i nazifascisti.

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Mica come quel bel tomo di Giuseppe Conte che ne fa una questione di bollette. Mica le t-shirt di Salvini

ha osservato Feltri. Invitando a "non bestemmiare perché bisognerebbe sapere che Pertini non era un pacifista dell'apericena"

Le adesioni alla manifestazione (sui generis) per l'Europa

In ogni caso: proprio per tutte queste contraddizioni, le adesioni alla manifestazione lanciata da Repubblica "per l'Europa" sono ormai oggetto di scherno da parte dei giornali di destra (e non solo): non si capisce chi aderisce a cosa e soprattutto, in fondo, per cosa. 

Antonio Polito del Corriere, da par suo, si è divertito a fare un piccolo elenco di sigle pronte alla piazza ognuna con il proprio distinguo.

Ma, a una settimana dalla manifestazione, due cose sono chiare.

La prima è consequenziale a un'osservazione dello storico Paolo Macrì:

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L'appello di Michele Serra “una piazza per l’Europa” conta 9.074 caratteri e 26 riferimenti all’Europa e agli europei. Ma non un solo riferimento all’Ucraina, a Kiev, a Zelensky. Parole tabù, evidentemente. Del resto, Serra si è affrettato a dirsi contrario al piano von der Leyen per il riarmo continentale. Come Elly Schlein. Come Giuseppe Conte. Come Matteo Salvini

Quindi, se sabato si vuole manifestare per l'Europa, bisogna scendere in piazza con la bandiera dell'Europa e quella dell'Ucraina.

La seconda cosa chiara tocca ammetterla: l'operazione di marketing di Repubblica sta andando alla grande. Ma il pericolo è che faccia da terreno di coltura a frutti avvelenati. 

 

  

  

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Giovanni Santaniello
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