E insomma: per dirla parafrasando Mark Twain, spiacente deludervi, ma la notizia della morte di Papa Francesco era un po' esagerata. Ieri sera, è arrivata la notizia dal Gemelli della prognosi sciolta. Bergoglio continuerà ad essere ricoverato, ha ancora bisogno delle cure dei medici e di rimanere in ospedale. Ma sta rispondendo alle cure e sta meglio.
l corvi, quindi, almeno per un po', sui social (e non solo) potranno svolazzare altrove. Ma le fake news messe in giro dal 14 febbraio, giorno del ricovero del Pontefice, comunque rimangono lì, a imperitura memoria. E quindi, ora, Fabrizio Corona e i suoi fratelli-tiktoker, da Er Bombolino a Ottavio Re di Roma, subiranno delle conseguenze?
Viene in mente subito Roberto Benigni che, nel 1980, profanando addirittura il sacro palco dell'Ariston e tre anni più tardi quello molto più prosaico di una festa dell'Unità chiamando Giovanni Paolo II "Wojtylaccio", fu condannato (salvo essere poi assolto in appello) per bestemmia e turpiloquio.
Oggi, a regolare la fattispecie, c'è l'articolo 403 del codice penale:
Detto che, evidentemente, più "ministro del culto" di un papa non esiste, in punta di diritto, cosa si intende nello specifico per "vilipendio"? Su Brocardi, si legge questo:
È il caso di Papa Francesco? È il caso della Chiesa, accusata, più o meno velatamente, di tenere nascosta la morte del Pontefice e di preparare già il Conclave? Chissà se un giudice sarà sollecitato a intervenire.
Sui social, intanto, dopo la notizia di ieri che le condizioni di salute di Bergoglio sono più stabili, già c'è chi chiede "vendetta". Ma tant'è: il 20 febbraio, appena sei giorni dopo il ricovero, monsignor Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia accademia per la vita, già ebbe modo di ammettere:
Al che gli fu chiesto: ma se guarirà ce la farà il Papa con tutti gli impegni del giubileo a continuare a governare? E lui rispose:
Un primato che comprenderà anche il perdono per chi ha sostenuto che il Papa era morto?
Corona a parte, ieri, in prima pagina, Libero si è preso gioco di due influencer romani, Er Bombolino e Ottavio Re di Roma: entrambi, nei giorni scorsi, non hanno esitato a introdursi all'interno dell'ospedale Gemelli per dimostrare che il Santo Padre, in realtà, era morto. Missioni fallite, evidentemente.
Ma tant'è: Er Bombolino ha messo su una diretta mostrando ai suoi follower a caccia della "vera verità" il padiglione dove Bergoglio sarebbe stato ricoverato, l'ascensore che avrebbe trasportato in reparto il Pontefice e, a un certo punto, inesorabilmente, una porta chiusa a chiave. Al che, lui che ha fatto? Prima ha tentato di forzarla. Poi si è messo a chiedere ad alta voce:
Inutile dire che non ha ricevuto risposta. Tuttavia, oltre 11 mila mi piace. E un'ospitata alla Zanzara di Cruciani: buttala via per il suo core business!
E Ottavio Re di Roma? Anche lui è andato in missione al Gemelli. È arrivato senza difficoltà in un corridoio e, notando l'assenza di un presidio di sicurezza, ha riflettuto:
Poi, a dirla tutta, ha postato anche altri video in cui ha fatto marcia indietro. Ma vabbè: ciao core, come si dice nella sua Roma.
E comunque: in fin dei conti, Corona e i suoi fratelli sono solo il frutto dei tempi. Ma nulla di veramente nuovo sotto al sole.
Attorno all'esistenza vera o presunta di Paul McCartney, ad esempio, negli anni non si è sviluppata una vera e propria antologia all'insegna di Paul Is Dead? Complice anche quella foto iconica dei Fab Four sulle strisce pedonali di Abbey Road: Paul è l'unico ad attraversarla a piedi scalzi perché così fanno i morti, no?
Attorno ai Papi, in ogni caso, non si va più leggeri. Papa Francesco ha voluto che attorno alle sue condizioni di salute ci fosse la massima trasparenza. Ma quando un Pontefice si ammala, sono sempre nate circospezioni, sussurri, trame, cose indicibili. Del resto, la dipartita di un Pontefice è anche una questione politica. E l'adagio che viene ricordato anche in questi giorni attorno al Vaticano è che "i Papi muoiono ma non si ammalano". Oppure, nella versione ancora più sarcastica:
Del resto, nelle stanze vaticane, finora, si è sempre rigettata una norma canonica capace di regolare la situazione che viene a crearsi con un Papa impedito.
Ognuno, allora, fa di testa sua. Anche se, dal 1958, con la norma secondo cui "a nessuno è lecito riprendere con alcun mezzo immagini del Sommo Pontefice sia infermo a letto sia defunto" almeno un paletto si è messo per spiegare perché a un certo punto, i Pontefici "non si fanno più vedere".
Del resto, 67 anni fa, accadde che Riccardo Galeazzi Lisi, il medico personale di Pio XII, avendo il vizio del gioco, si indebitò al punto tale che decise di vendere a un giornale francese delle foto con il Papa agonizzante.
E comunque: come ricordato anche da Iacopo Scaramuzzi su Repubblica nei giorni scorsi, Giovanni XXIII morì per un tumore maligno allo stomaco, ma Radio Vaticana parlò di "male inesorabile che aveva stroncato la sua forte fibra"; quando Paolo VI si operò di un tumore benigno alla prostata, l'Osservatore Romano si limitò a scrivere del "malessere di cui il Santo Padre soffre da settimane".
Di Giovanni Paolo II, invece, si seppe molto, sebbene il suo portavoce Joaquin Navarro-Vals tentò di nascondere il Parkinson che lo colpì fino all'ultimo e, in ogni caso, pur essendo medico di formazione, non parlò mai della tracheotomia per la quale, a un certo punto, Wojtyla era incapace di deglutire. Una volta, cercando di rasserenare i giornalisti che gli chiedevano le condizioni del Papa polacco, disse loro che aveva mangiato "dieci biscottini".
In ogni caso: evidentemente, sono le speculazioni più o meno di bassa lega il male da tenere lontano in queste circostanze. Dio lo sa. E lo sanno anche in Vaticano.