Ieri, Papa Francesco ha festeggiato i dodici anni di Pontificato. La giornata di oggi, invece, per lui, segnerà giusto un mese di ricovero al Gemelli. Le sue condizioni di salute sembrano essere migliorate. I medici, lunedì scorso, hanno sciolto la prognosi. E la radiografia al torace del giorno dopo ha confermato i miglioramenti del suo apparato respiratorio. Ma il quadro clinico rimane "complesso" a detta dei medici. E, a 88 anni, rimane un punto interrogativo se Bergoglio potrà mai tornare in Vaticano a governare la Chiesa.
Fatto sta che la vita ecclesiastica continua. E nei giorni scorsi, per la precisione il 4 marzo, ha fatto registrare un documento importantissimo dei vescovi europei riuniti nella Commissione delle Conferenze Episcopali dell'Unione Europea (Comece): un documento che ha segnato un distacco netto dalla linea ufficiale tenuta dal Papa in materia di politica estera, soprattutto sul fondamentale scenario ucraino.
I vescovi europei hanno pubblicato una dichiarazione a proposito della crisi ucraina che rappresenta una presa di distanza netta dalla politica adottata da Papa Francesco per Kiev. Sul profilo X del Comece si legge:
???? ???????????????????????????????????? | Amid increasing geopolitical uncertainty surrounding #peace in #Ukraine, EU bishops express support for the Ukrainian people. “Ukraine’s struggle for peace will also be decisive for the fate of #Europe and the world”. Read: https://t./wFGYYJWETn pic.twitter.com/cUZbOyfjuK
— The Catholic Church in the EU (@ComeceEu) March 4, 2025
Nello specifico, i vescovi hanno messo nero su bianco quanto segue:
Niente mezze misure, quindi. La parola libertà in bella evidenza. Niente più contraddizioni, come quelle di Papa Francesco che, in occasione dei suoi Angelus, ha sempre definito l'Ucraina "martoriata" salvo poi voltarle le spalle quando ha fatto riferimento a bandiere bianche, a una Nato spintasi troppo a est e a una presunta grandezza dell'imperialismo russo.
hanno messo a verbale i vescovi europei mentre lui è al Gemelli.
Questa parte del documento licenziato dai vescovi europei, presieduti dall'italiano Mariano Crociata, vescovo di Latina-Terracina e già segretario generale della Cei fino al 2013, l'anno dell'elezione a Papa di Bergoglio, ha rimandato al dramma dei bambini ucraini rapiti dalle forze di occupazione del Cremlino, per i quali, a dire la verità, anche la diplomazia di Francesco (con il capo della Cei Matteo Zuppi in prima linea) si è subito spesa.
Ma tant'è: il passaggio successivo del documento dei vescovi sembra aver benedetto, una settimana prima del voto del parlamento di Bruxelles di ieri, anche l'impegno militare dell'Unione:
Ma ora cosa chiedono i vescovi del Comece all'Unione? In primis, di assistere Kiev nella ricostruzione. E poi di rendere l'Ucraina Stato membro dell'Ue:
I vescovi chiedono anche che al tavolo della pace l'Ucraina sia coinvolta da protagonista.
Se, quindi, sull'Osservatore Romano, che è l'organo ufficiale della Santa Sede, si è letto un editoriale molto duro rispetto al piano di riarmo di von der Leyen, il vicepresidente del Comece, il francese Antoine Hérouard ha puntualizzato quanto segue:
I vescovi europei non vogliono arretrare di fronte a valori che reputano fondamentali: lo stato di diritto, il rispetto della parola data e della dignità di ciacuno. Chissà Francesco come ha commentato il loro documento. E se, da capo di Stato, non si sia sentito sfiduciato.