E insomma: il caso è quello in cui qualsiasi cosa si fa, si incorre in errore. Quelli che giocano a poker, lo riconoscono come un caso di lose-lose. Come ti muovi, sbagli. Qualsiasi carta si getti sul tavolo, si perde.
Dal Gemelli si continuava a non dare alcuna immagine di Papa Francesco? Si dava adito alle teorie complottiste: perché non ce lo fanno vedere?
Dal Gemelli si è diffusa la foto? Perché con il pontefice a tre quarti? Che ci nascondono?
L'immagine diffusa ieri sera dall'ufficio stampa della Santa Sede, in effetti, se voleva tranquillizzare il popolo dei fedeli sulle condizioni di salute di Bergoglio, ha mancato l'obiettivo.
Forse, però, il messaggio che voleva dare quella foto era direttamente collegato al contenuto dell'Angelus di ieri: il Papa ha scritto che in questo "periodo di prova" si sente unito "a tanti fratelli e sorelle malati: fragili, in questo momento, come me".
Bergoglio, quindi, anche in foto, è voluto apparire per quello che è ora: uomo tra gli uomini, come si legge nella Bibbia. Nella fattispecie, malato tra i malati.
A leggere i giornali di oggi, lunedì 17 marzo 2025, la foto del Papa nella cappella del Gemelli non può affatto tranquillizzare i fedeli. Ma certo: bisogna intendersi per ciò che si intende per "tranquillizzare". Vedere il pontefice ritratto nella foto quasi del tutto di spalle può essere un'amara realtà per chi sogna di rivederlo in forma e non più bisognoso delle cure mediche di un ospedale. Però, nello stesso tempo, dal punto di vista spirituale, può dare un messaggio confortante a chi si trova nelle sue stesse condizioni. A questi credenti sarà stata senz'altro d'aiuto perché la sua foto sarà stata presa come un atto di vicinanza, di solidarietà.
La trasparenza, quindi, per smentire le fake news che inevitabilmente si susseguono dal 14 febbraio, giorno del suo ricovero, c'entra fino a un certo punto. L'immagine di Bergoglio di ieri è da prendere solo come un messaggio pastorale a completamento dell'Angelus che ha rivolto ai malati come lui:
"Il nostro fisico è debole ma, anche così, niente può impedirci di amare, di pregare, di donare noi stessi, di essere l'uno per l'altro, nella fede, segni luminosi di speranza"
Su Repubblica, il cardinale (gesuita) Michael Czerny, prefetto del dicastero vaticano per il servizio dello sviluppo umano integrale, si è spinto a dire:
Beh: sono parole quantomeno ottimiste. Quantomeno perché anche qui bisogna intendersi sul contenuto del verbo usato dalla sala stampa della Santa Sede: "concelebrare" messa. Di sicuro la foto del Gemelli non lo attesta.
Lo sguardo di Bergoglio si intravede solamente: stanco, pensoso o solo assorto in preghiera. Ha le mani sulle ginocchia vestite dall'abito bianco ricoperto dalla stola viola del tempo della quaresima. Ma il Papa è ritratto a tre quarti anche per non mostrare i naselli che di giorno lo aiutano a respirare con l'ossigenazione ad alti flussi.
Su La Stampa, Massimiliano Panarari, docente di comunicazione politica presso l'università di Modena e Reggio Emilia nonché di marketing politico alla Luiss di Roma, l'ha messa così:
Certo: col corpo, tanto più malato, dei leader politici, bisogna davvero andarci cauti. Del resto, i corpi dei re, ha ricordato lo stesso Panarari citando lo storico Ernst Kantorowicz, sono duali:
Sul Messaggero, Franca Giansoldati ha notato il volto sofferente, e una mano gonfia appoggiata in grembo:
Per la vaticanista del quotidiano di via del Tritone, quindi, il Papa è tornato a mostrarsi ma senza farsi vedere davvero. Tantopiù che per lei, nella foto,
La qual cosa le è valso un attacco sproporzionato del sito cattolico Silere non possum
Ma tant'è: la cronista del Messaggero non ha fatto altro che il suo lavoro pescando, tra l'altro, un precedente illustre di un'immagine di un Papa malato: quello di Wojtyla.
Gli obiettivi lo immortalarono otto giorni prima che morisse nella sua cappellina nel Palazzo Apostolico davanti a un crocefisso e a una tv accesa mentre si svolgeva la via Crucis al Colosseo: era un venerdì santo
E comunque: la storia dei papi ritratti in foto è davvero antichissima. Il Vaticano è stato uno delle prime istituzioni a utilizzare gli scatti. Se la prima foto in assoluto è del 1827, il primo Pontefice a farsi fotografare fu Gregorio XVI nel 1845.
Leone XIII inserì la fotografia addirittura in una Enciclica. Poi, nel 1883, diede incarico a Domenico Torti di realizzare un affresco sulla volta della Galleria dei Candelabri in Vaticano con un'allegoria della scienza della fotografia: l'artista la immaginò con le sembianze di una donna vestita di giallo.
Tutto questo, per dire che all'interno delle Mura Leonine sono sempre stati molto attenti alle immagini da diffondere per la comunicazione. Ma di sicuro anche tanta esperienza non li mette al riparo da chi non ha occhi per vedere.