Gli scontenti del Partito Democratico potrebbero non dover andare troppo lontano per cercare un'alternativa all'attuale segretaria. L'anti-Schlein, infatti, potrebbero averla già in casa e si tratterebbe della vicepresidente del Parlamento Europeo Pina Picierno
Il modo in cui, in queste ore, il PD si è praticamente spaccato in due sulla vicenda relativa all'incontro dell'eurodeputata campana con una lobby di estrema destra israeliana, è la prova più evidente dell'esistenza di posizioni contrapposte e confliggenti.
Un'ampia fetta del partito – quello più vicino alla segretaria – non ha esitato, infatti, a criticare Pina Picierno per l'incontro di Bruxelles, mentre in sua difesa è scesa in campo l'altra parte del Pd, quella più critica nei confronti della segretaria Elly Schlein. Una fronda interna che – guidata da Picierno - la scorsa settimana ha votato per il piano di riarmo europeo, in dissonanza con la posizione ufficiale del PD che era quella dell'astensione.
La segretaria e i suoi sostenitori temono la fronda interna, sponsorizzata anche da nomi come Romano Prodi e Paolo Gentiloni, che si riconosce nelle posizioni dell'eurodeputata pro-Ucraina? Il 'fuoco amico' di queste ore sembrerebbe confermare questa ipotesi.
Vediamo, allora, cosa sta succedendo nel PD e come Pina Picierno risponde alle critiche ai microfoni dell'inviato di Tag24.it Michele Lilla.
L'ex sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, in un post pubblicato oggi sui suoi canali social, ha parlato di “fuoco amico”.
In effetti, in queste ore, Pina Picierno ha dovuto difendersi soprattutto dagli attacchi dei compagni di partito, che hanno duramente criticato il suo incontro con il think tank, dell' estrema destra israeliana, Idsf (Israel Defense and Security Forum), ritenuto tra i principali sostenitori della guerra nella Striscia di Gaza e dei diritti dei coloni in Cisgiordania.
Un incontro che nel partito bollano come inopportuno e contrario alla linea del PD che è per il riconoscimento dello stato di Palestina e per la soluzione “due popoli, due Stati”.
Tra le voci più critiche ci sono quelle dei deputati dei parlamentari Ouidad Bakkali, Laura Boldrini, Susanna Camusso, Sara Ferrari, Valentina Ghio, Andrea Orlando, Rachele Scarpa, Arturo Scotto, Nico Stumpo e Stefano Vaccari. Autori di un durissimo comunicato stampa in cui giudicano duramente l'incontro.
Picierno, ieri, ha ribattuto con un lungo post in cui chiarisce di aver incontrato la lobby israeliana in qualità di vicepresidente del Parlamento Europeo, con delega all'antisemitismo, in accordo con i suoi doveri istituzionali e in piena trasparenza e di non aver intenzione di farsi dettare l'agenda istituzionale dal partito.
????Oggi Marco Travaglio mi regala un altro editoriale (e diverse citazioni in diversi articoli, quanta grazia) in cui mi attacca per aver incontrato un’associazione di ex riservisti israeliani e sostiene che abbia nascosto l’incontro per chissà quale piano segreto della potente…
— Pina Picierno (@pinapic) March 28, 2025
Oggi, sabato 29 marzo, a margine del congresso di Azione – partito da sempre critico e distante rispetto alla linea del PD su Ucraina e Europa – Picierno è ritornata sulla questione sottolineando come le critiche siano arrivate da un gruppo esiguo di parlamentari PD
Ha dichiarato la parlamentare campana che ha confermato di non aver parlato ancora con la segretaria Schlein.
Non sfugge agli osservatori più attenti che i critici della collega di partito siano stati soprattutto gli esponenti Pd più vicini alla segretaria Elly Schlein, la cosiddetta 'sinistra dem'.
A pensar male, si potrebbe leggere nel 'fuoco amico' scatenato contro Picierno un tentativo di delegittimazione della sua posizione all'interno del partito e agli occhi dell'opinione pubblica.
Lo strappo sul ReArm EU – quando metà delegazione PD all'Europarlamento votò contro le indicazioni della segretaria – brucia ancora. Pina Picierno si fece principale portavoce della fronda e nei mesi ha avuto una posizione spesso critica nei confronti delle scelte strategiche – interne ed estere – della segreteria. Inoltre è sostenuta dai padri storici del Partito Democratico, come Romano Prodi e Paolo Gentiloni.
Insomma, una spina nel fianco sempre più scoperto di Elly Schlein, che con la scelta di 'boicottare' il piano di riarmo Europeo si è messa mezzo partito contro, alimentando i già esistenti malumori per la vicinanza con Giuseppe Conte e gli M5s.
Non sfugge neanche che a incaricarsi della difesa d'ufficio della parlamentare campana sia stata la cosiddetta minoranza dem, gli esponenti dem più insofferenti alla linea della segretaria, tra questi Filippo Sensi, Simona Malpezzi, Piero Fassino.
Oggi in un post su X, Giorgio Gori, ha scritto:
— Giorgio Gori (@giorgio_gori) March 29, 2025
Che gli scontenti del PD abbiano trovato l'alternativa all'attuale segretaria?