Era l’endorsement che Giorgia Meloni aspettava. L’Ue conferma che i Cpr in Albania sono conformi al diritto europeo. Il portavoce della Commissione Europea per gli Affari Interni, Markus Lammert ha promosso il nuovo Decreto Albania, varato la scorsa settimana in Cdm, per trasformare i due centri per migranti albanesi in centri di permanenza per il rimpatrio.
A prima vista, l’UE sembra smentire le opposizioni di centrosinistra che avevano denunciato una violazione del diritto europeo da parte del Governo. Palpabile, invece, la soddisfazione del centrodestra e principalmente di Fratelli d’Italia che ha puntato sulla riuscita del ‘modello Albania’ una grossa fetta della propria credibilità istituzionale.
A dare una mano alla premier, in attesa della pronuncia della Corte di Giustizia Europa sulla questione Paesi Sicuri, ci pensa Bruxelles da cui arriva l’ennesimo apprezzamento delle politiche migratorie del Governo.
Il modello Albania, seppur con leggeri distinguo, infatti ha fatto da punto di partenza per il nuovo piano rimpatri migranti varato due settimane fa dall’Unione Europea.
Nessuna violazione delle norme europee in materia di immigrazione. La decisione del Governo Meloni di trasformare uno dei due centri per migranti italiani in Albania in un centro per il rimpatrio di migranti già destinatari di un decreto di espulsione, non andrebbe contro il diritto dell’UE.
Markus Lammeret, nel briefing odierno con la stampa, ha chiarito che. dalle informazioni in possesso della Commissione, il nuovo decreto Albania non violerebbe le norme Ue.
Il protocollo modificato prevede la conversione dei centri per migranti italiani in Albania – pensati inizialmente per accogliere richiedenti sottoposti a procedura accelerata di rimpatrio – in Cpr, centri per il rimpatrio dei migranti destinatari di un decreto di espulsione dal territorio italiano.
Una riconversione che consentirà al Governo di prendere due piccioni con una fava: da una parte rendere più efficaci le politiche di rimpatrio, decongestionando i Cpr sul suolo italiano e diminuendo il pericolo di fuga; dall’altra ‘riempire’ i due centri di Gjader e Shengjin, rimasti fino a oggi inesorabilmente vuoti con un enorme sperpero di risorse pubbliche.
L’assist arrivato da Bruxelles è stato accolto con soddisfazione a Roma e nel Governo. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ad Atreju aveva assicurato che avrebbe fatto di tutto affinché i centri per migranti in Albania funzionassero, ha commentato le parole del portavoce della Commissione Ue evidenziando il coraggio del Governo.
#FUNZIONERANNO
— Luca Sbardella (@luca_sbardella) March 31, 2025
La Commissione UE conferma: i centri in Albania e i trasferimenti dei migranti sono pienamente legittimi.
La sinistra gridava allo scandalo.
Schlein, Conte, la giudice Albano: ora chi vi smentisce è Bruxelles. Avete altro da inventare? pic.twitter.com/aNSDr9F5U3
Non sono mancate le polemiche con il centrosinistra, che negli ultimi giorni aveva duramente criticato il nuovo protocollo Albania.
Si chiede la deputata Sara Kelany, responsabile immigrazione di Fratelli d'Italia.
Rincara il senatore di Fratelli d’Italia, Marco Lisei, seguito dal vicepresidente della Camera Fabio Rampelli:
A smontare il racconto del Governo ci pensa Matteo Renzi, a margine di un evento per la promozione del sul libro “L’Influencer”. Il senatore di Italia Viva racconta una versione diversa e afferma che in realtà i posti per il Cpr in Albania erano in programma fin dal primo momento.
Ha dichiarato il leader di Italia Viva rispondendo ai giornalisti e poi ha anche aggiunto:
Matteo #Renzi smentisce il #GovernoMeloni: “I cpr in Albania non sono consentiti dal decreto di venerdì. Fin dal primo giorno ci sono 144 posti per il Cpr, ma non li avevano ancora finiti. Non è il progetto Albania che ci aveva raccontato #Meloni, è un fallimento.” pic.twitter.com/Up2P1u5Hnr
— Tag24 (@Tag24news) March 31, 2025
In un momento particolarmente complicato per l’Unione Europea, alle prese con l’attacco del Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, Ursula von der Leyen si guarda bene dall’inimicarsi la premier italiana. La diplomazia utilizzata da Lammeret sulle politiche italiane sull’immigrazione potrebbe andare anche in questa direzione.
Il sostegno dell’Ue alle politiche migratorie di Meloni va oltre la semplice valutazione tecnica e giuridica del diritto europeo. In questo particolare momento storico, assume anche significati più puramente politici: una mossa diplomatica per mantenere l’Italia e Giorgia Meloni all’interno del consesso europeo, evitando di inimicarsi un alleato cruciale nella sfida con gli Stati Uniti.
Giorgia Meloni, infatti, nell’ultimo anno ha costruito un ottimo rapporto con il Presidente Trump, che l’ha più volte elogiata pubblicamente, e in questa fase con l’imminente entrata in vigore dei dazi sui prodotti europei da parte degli Usa, la premier italiana sta cercando di fare da ‘pontiere’ tra Europa e Stati Uniti.
In sintesi, la promozione del modello Albania non è solo una questione di politica migratoria, ma anche un chiaro segnale dell'importanza di Giorgia Meloni come interlocutore privilegiato per Bruxelles, in un momento in cui l'Unione Europea ha bisogno di alleanze forti per affrontare le sfide interne ed esterne.