La questione del rimborso della TARI torna di grande attualità con l'avvicinarsi del pagamento, anche se la nota positiva è rappresentata dal Bonus. Molti cittadini, infatti, potrebbero aver versato più del dovuto per la tassa sui rifiuti, in seguito a calcoli errati effettuati dai Comuni o a causa di evidenti disservizi nella raccolta.
La TARI, lo ricordiamo, è una tassa che si paga in cambio di un servizio. Se questo non viene erogato in modo adeguato o se l'importo richiesto è stato calcolato in eccesso, è possibile richiedere un rimborso.
I casi in cui si può chiedere il rimborso sono diversi: può riguardare un calcolo scorretto della quota variabile sulla pertinenza dell’abitazione, oppure può nascere da un servizio di raccolta rifiuti insufficiente o mal gestito.
Nei prossimi paragrafi vedremo chi deve effettivamente pagare la TARI, in quali casi il rimborso è un diritto e come avviare la procedura per ottenerlo nel 2025.
Prima, però, vi lasciamo al video YouTube di Fanpage sulle strategia da mettere in atto per capire se le bollette sono gonfiate dai comuni e come avere i soldi pagati in più indietro.
Prima di approfondire in discorso sul rimborso, andiamo a vedere su chi ricade l'obbligo di pagamento della TARI 2025.
Tutti i cittadini che possiedono o detengono locali o aree suscettibili di produrre rifiuti sono tenuti al pagamento della Tassa sui rifiuti. Il tributo locale ha lo scopo di coprire i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti e non di generare profitto per l’amministrazione comunale.
Essendo una tassa e non un’imposta, quindi, il pagamento non è legato all’erogazione di un servizio specifico. Per questo motivo, se il servizio non è stato reso in modo corretto, il contribuente può chiedere un rimborso della TARI o una riduzione. La legge, infatti, tutela il diritto del cittadino a non pagare per un servizio inefficiente, o a pagare solo la quota corrispondente all’effettiva qualità del servizio ricevuto.
In particolare, l’errore più diffuso riguarda l'applicazione della quota variabile anche alle pertinenze dell’abitazione, come box, garage e cantine.
Stiamo parlando di locali che, non essendo “abitati”, non dovrebbero subire il medesimo trattamento della casa principale. Se questo errore è stato commesso, il cittadino ha il diritto di chiedere il rimborso delle somme versate in eccesso.
Come abbiamo visto, il rimborso TARI 2025 può spettare per due motivi principali: il primo riguarda un errore nel calcolo dell’importo dovuto, il secondo riguarda disservizi nella raccolta dei rifiuti.
Secondo la legge 147/2013, il cittadino ha diritto a una riduzione dell’80% della tassa se il servizio di raccolta viene interrotto, causando pericolo per l’ambiente o per la salute pubblica. Per ottenere questo sconto è necessario allegare una certificazione Asl che confermi il rischio sanitario.
Non solo, la legge prevede anche una riduzione fino al 40% se il punto di raccolta rifiuti è collocato a una distanza eccessiva dall'abitazione del contribuente. In questi casi, non è necessario dimostrare un pericolo sanitario, ma basta documentare la situazione logistica che impedisce l’efficiente conferimento dei rifiuti.
È dunque fondamentale monitorare la qualità del servizio ricevuto e confrontarla con quanto effettivamente pagato. In presenza di disservizi certificati o situazioni particolari come quelle sopra descritte, il cittadino può avviare la procedura per ottenere lo sconto o il rimborso spettante.
La richiesta di rimborso TARI deve essere indirizzata al Comune di appartenenza. Le modalità per inoltrare la domanda sono due: si può compilare il modulo online disponibile sul sito ufficiale del Comune, oppure ci si può recare direttamente agli sportelli degli uffici comunali preposti.
In entrambi i casi è necessario allegare la documentazione che dimostra l’errore di calcolo o il disservizio. Il termine massimo per presentare la richiesta è di 5 anni dalla data di pagamento della TARI. Lo stesso termine si applica anche per l’eventuale prescrizione del tributo.
Una volta presentata l’istanza, il Comune ha fino a 180 giorni per rispondere. Se il rimborso viene negato, il contribuente può fare ricorso alla Commissione tributaria provinciale entro 60 giorni dal diniego, allegando gli avvisi di pagamento e ogni altra prova utile.
Importante sapere che, anche in caso di disservizio o di importo non corretto, è sempre meglio pagare la TARI nei termini richiesti per evitare sanzioni. Solo successivamente si potrà chiedere il rimborso della parte non dovuta.
Chi omette il pagamento rischia infatti sanzioni fino al 30% della tassa, che possono essere ridotte con il ravvedimento operoso. Se l’importo non versato supera i 30.000 euro, si può incorrere persino nel reato di evasione fiscale.